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Obamacare, storia di una pessima riforma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di fronte alle proposte democratiche di riforma del sistema sanitario americano, la reazione dell’opinione pubblica italiana sembra compatta nel sostenere le idee del partito del presidente Obama. D’altra parte l’amministrazione democratica del primo presidente nero della storia degli Stati Uniti è la vicenda politica più vicina ad uno qualsiasi dei governi socialdemocratici che si sono succeduti per decenni in Italia.

Il disegno di legge recentemente approvato dal Senato
degli Stati Uniti in queste settimane - The Affordable Health Care for America Act: H.R.3962 (1) - riguarda la possibilità che il governo federale estenda una copertura medica pubblica a tutti quei soggetti che sono privi di una diversa forma di copertura privata. In altre parole, è lo stesso meccanismo che noi italiani potremmo sperimentare sottoscrivendo una polizza vita presso una qualsiasi compagnia di assicurazione. Nel caso del sistema sanitario, il premio pagato permette di coprire eventuali spese mediche per ricoveri o cure varie.

Allo stato attuale del sistema,
la copertura medica pubblica pagata dalla generalità dei contribuenti è garantita sia da programmi statali che federali ma è indirizzata solo a soggetti con determinate caratteristiche sociali (per lo più età anagrafica e reddito personale). Istituiti a partire dal 1965, i due principali programmi pubblici sono chiamati Medicare e Medicaid. Per l’anno 2007 è stato stimato che i programmi sanitari pubblici coprano circa il 47 per cento della spesa sanitaria complessiva degli Stati Uniti (2). Un'altra stima individua in 46 milioni gli americani sprovvisti di una assicurazione medica (3). Il profilo dei non assicurati sembra composto da tre categorie di persone: minoranze etniche, americani dal reddito basso, giovani tra i 18 e i 24 anni.

Le riforme proposte dal partito del presidente Obama
non ritengono adeguata l’attuale struttura del sistema sanitario. Tali proposte possono essere sintetizzate con l’intenzione di creare un “fornitore pubblico” di copertura medica a condizioni vantaggiose. L’intervento federale dovrebbe favorire sia coloro che sono sprovvisti di un’ assicurazione sia coloro che hanno una copertura privata (4).

In realtà, quello che accadrebbe se questo progetto di legge dovesse essere definitivamente approvato, sarebbe una condanna a morte del mercato della sanità americana. Indipendentemente dai risultati raggiunti, i programmi sanitari pubblici sono già consistenti e hanno già profondamente alterato il prezzo delle polizze sanitarie offerte dalle compagnie nonché il peso che i contribuenti devono comunque sopportare per finanziare Medicare e Medicaid. La nascita dell’ “opzione pubblica” non sarebbe semplicemente l’ingresso di un nuovo competitor nel mercato della sanità. La cosa più probabile che si potrebbe verificare sarebbe una fuga di massa dalle compagnie private verso le sovvenzioni pubbliche.

 

 

 

Da un lato le compagnie perderanno clientela o saranno obbligate dalla legge ad applicare pratiche commerciali fuori mercato, andando - in molti casi - incontro alla bancarotta. Dall’altro lato, se la riforma dovesse essere approvata, il mercato dei prodotti e dei servizi sanitari perderebbe di competitività, a causa dei prezzi di favore con cui questi verrebbero artificiosamente venduti ai cittadini che scegliessero l’opzione pubblica. In questo caso le conseguenze sarebbero negative sulla redditività delle ricerca scientifica, ovvero gli incentivi alla ricerca privata scomparirebbero gradualmente.

In qualunque settore economico la scelta dell’opzione pubblica permette di raggiungere un risultato immediato e visibile, nel nostro caso cure mediche per le persone non assicurate. Un effetto però inevitabile si manifesta nel lungo periodo, quando gli equilibri di mercato sono sconvolti e non ci sono più punti di riferimento tra domanda ed offerta. La conseguenza più attendibile della riforma voluta da Obama sarà l’instaurazione di un monopolio pubblico della sanità simile a quello dei paesi europei.

L’esistenza di una porzione della popolazione americana priva di una copertura assicurativa, circa il 15 per cento, non è una considerazione sufficiente a giustificare il piano di intervento governativo disegnato dai Democratici. Valide reti di sicurezza per i non assicurati sono comunque garantite da strutture ospedaliere private e pubbliche con o senza fini di lucro. La mancanza di una assicurazione medica non significa assenza di cure mediche nei casi di emergenza.

Tuttavia una sanità di qualità accessibile a tutti è possibile solo mediante riforme che spingano le compagnie verso una maggiore concorrenza. Riforme veramente efficaci vanno nella direzione opposta di quella intrapresa dal Congresso e dal Senato americano nelle ultime settimane. Decisamente più produttivo sarebbe riformare il sistema fiscale che colpisce le polizze sanitarie ovvero incentivare, detassando, l’acquisto della prima polizza sanitaria per coloro che non ne hanno mai posseduta una. Alla luce di tutto questo ci auguriamo perciò un cammino ancora in salita per l’H.R. 3962, ormai ribattezzata "Obamacare".

Simone Scarlini


(1) http://www.cms.hhs.gov/NationalHealthExpendData/downloads/tables.pdf
(2) http://www.census.gov/hhes/www/hlthins/hlthin08/p60no236_table7.pdf
(3) http://www.whitehouse.gov/assets/documents/obama_plan_card.PDF
(4) http://www.whitehouse.gov/assets/documents/obama_plan_card.PDF