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Glenn Beck, i Tea Party e l'onore di un popolo

 

 

Un po' anchorman un po' capopolo, Glenn Beck è il nuovo idolo del popolo dei Tea Party americani. Un'ascesa irresistibile la sua: dalle trasmissioni radiofoniche fino al naturale approdo  – con il suo omonimo programma campione di ascolti - a Fox News, la rete che più di ogni altra fa da splendida cassa di risonanza alle istanze di libertà di quella new right americana che si prepara a scalzare dal trono quell'(ex) fenomeno ben riuscito di marketing che va sotto il nome di Barack Obama.

Ma se è vero, fin dai tempi di Eisenhower, che vendere un candidato come una scatola di cereali è possibile, fare ricomprare quella scatola alla gente, se il prodotto risulta scadente, diventa impresa assai ardua. Lo sapeva bene Jimmy Carter, ad esempio, l'unico presidente dem che allora – come Obama oggi – si voleva presentare come il ragazzo del cambiamento. Il primo presidente nero della storia americana, nonché uno dei suoi flop politici più clamorosi, sta accusando i colpi della prima grande operazione di politica “dal basso” che si ricordi: i Tea Party dettano l'agenda e le candidature, i loro endorsement rappresentano sempre più spesso una garanzia di successo.

Glenn Beck – 46 anni e 6 titoli di best seller nella classifica nel New York Times alle spalle (fra cui anche un romanzo di Natale) - è uno dei più formidabili megafoni di questa straordinaria mobilitazione popolare.
Il religioso e devoto Glenn fa breccia sulle nuove masse di “patriots” americani con la sua oratoria trascinante e irriverente. Con la sua ironia politicamente scorretta che prende di mira i liberal di tutto il paese e soprattutto Barack Obama, con cui gli screzi non si contano ormai più.

La grande mobilitazione del 28 agosto 2010, ai piedi del “Lincoln Memorial” a Washington D.C. rappresenta un evento straordinario. Il giorno dopo, i Tea Party Patriots manifesteranno in un “Recycle Government Tea Party” di massa sotto lo slogan: “Repeal, Reduce, Restore”. Un vero e proprio appello alla mobilitazione popolare per Abrogare le attuali legislazioni del congresso, Ridurre la dimensione e gli scopi di un governo sempre più invasivo nella vita della gente e Restaurare i principi della Costituzione dei padri fondatori. Un appello non solo al cuore ma anche al buon senso di un'intera nazione.

Simile a quello che Glenn Beck ha fatto per il suo “Restoring Honor”: un discorso rivolto a tutti gli americani preoccupati per la deriva della propria nazione. “Niente a che fare con la politica”, piega Glenn, ma molto a che fare con “Who are we”. Con “Chi siamo”. Un concetto che si sta perdendo in maniera inquietante con la deriva profondamente anti-americana (nel suo significato più storico e profondo) del governo Obama. Sta avvenendo tuttavia un cambiamento radicale in America: le persone si stanno svegliando e stanno scendendo nelle piazze e nelle strade di tutto il paese. Una finestra di opportunità, e di reale cambiamento, si può aprire. Impugnando in maniera decisa quei valori che Thomas Jefferson e George Washington avevano trasmesso alla loro neonata patria. La libertà, la responsabilità personale, il diritto alla vita e ad un governo limitato che garantisca che la ricerca della felicità non sia una certezza per pochi e una chimera per molti ma un'opportunità per tutti.

All'evento, dedicato al sacrificio umano dei soldati americani, interverrà anche Sarah Palin, sempre più riferimento dell'ala più conservative dei Tea Party USA. Evocativa la presenza di Alveda King, la nipote di Martin Luther King. Suo zio esattamente 47 anni fa, nello stesso luogo, pronunciò il suo celebre discorso “I have a Dream”. Allora furono in 250 mila ad ascoltarlo. Oggi potrebbero essere molti di più per Glenn Beck. Potere della Tv. E dei Tea Party.

D.M.