Turchia in Europa. La lezione di Jacques.
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C’è chi fa le barricate in parlamento, c’è chi indirà
un referendum, c’è chi dice parliamone. C’è poi Oriana Fallaci che sotto Natale non diventa certo più buona ma lancia dalle librerie il suo ultimo anatema. L’ingresso della Turchia nell’unione non è una questione facile.
Contro: 70 milioni di musulmani liberi di circolare nei nostri paesi, i diritti umani violati, la persecuzione delle minoranze, per non parlare delle condizioni dei carcerati e della pena di morte. E poi la pesante situazione con Cipro da risolvere. Pro: il secondo esercito della NATO dopo gli Stati Uniti, una prospettiva rosea in previsione di una difesa unica. Infine, l’economia.
Iniziamo col riportare qualche parere illustre. Per esempio quello di Jacques Chirac, unico premier che è andato in TV in prima serata e con coraggio ha detto al suo popolo di essere favorevole. E ha elencato i motivi del suo Sì. Ma anche le condizioni e i dubbi. Tra questi ultimi un dettaglio di cui tutti sembrano essersi dimenticati: il genocidio degli armeni.
</br><p>Un recente sondaggio de: “Le Figaro” ha svelato che i tre quarti dei francesi sono contrari all’ingresso della Turchai nell’unione. In modo particolare, l’elettorato dell’UMP, il partito di Jacques Chirac si sarebbe schierato compatto contro questa ipotesi
Pesa la pressione della folta comunità armena di Francia: 350.000 persone, la più importante comunità della diaspora europea e seconda al mondo dopo quella degli Stati Uniti con 900.000 persone. I massacri e deportazioni dei armeni sotto l’impero ottomano, dal 1915 al 1917, hanno prodotto la cifra agghiacciante di 1,5 milioni di morti. L’Assemblea nazionale francese ha riconosciuto ufficialmente nel 2001, con un voto, che si trattava proprio di genocidio.
I comitati armeni francesi sostengono che ‘‘la Turchia non è pronta ed è lontana dagli standards europei. Novanta anni dopo la Turchia non ha ancora riconosciuto questo fatto ed orchestra una campagna di negazione del genocidio armeno.” Ara Toranian, presidente del Consiglio di coordinamento delle organizzazioni armene in Francia, ha affermato che la sua gente “…è preoccupata non solo perchè la Turchia non riconosce il genocidio del 1915, ma anche perchè questa campagna di negazione è la continuazione del genocidio con altri mezzi.”
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Jacques Chirac alla TV francese. 15 Dec. 2004
“(…) Non ci deve interessare tanto sapere se la Turchia è in Europa o in Asia, ma si tratta di capire qual è l’interesse dell’Europa, e in particolare della Francia, su questo ingresso. Alla domanda è nostro interesse che entri? La mia risposta è Sì.
Il nostro interesse è che la Turchia guardi all’Europa. La Turchia è un paese laico dal 1923 ed è nostro interesse che ella si pieghi verso i nostri valori, verso la nostra concezione dei diritti umani, della pace, della democrazia, e non verso l’Asia dove rischierebbe di prendere un’altra strada che potrebbe generare instabilità ed insicurezza in Europa. A patto che la Turchia accetti la totalità delle condizioni che imponiamo ad ogni stato candidato ad entrare nella nostra unione.
La soluzione di una membership parziale non è una soluzione. Chiedere alla Turchia, che è un grande paese con una lunga e ricca storia alle spalle, di fare uno sforzo per rischiare poi di raggiungere un risultato parziale, non è ragionevole (…).
Un rifiuto all’ingresso della Turchia porterebbe certamente con sè un rischio di instabilità e di insicurezza alle nostre frontiere.
Se Ankara accetterà tutti gli obblighi imposti dall’accesso, ad essa non dovranno essere voltate le spalle all’ultimo momento.
Noi prenderemo una responsabilità molto pesante innanzi alla storia se, di fronte ad un popolo che ci dice: ‘noi abbiamo adottato tutti i valori, tutte le regole, tutti gli obbiettivi sono stati raggiunti’, se davanti a questo popolo noi diremo: ‘No, grazie.’ (…).
Attraverso l’intero periodo dei negoziati per l’aperture, fino al termine, ciascuno dei 25 membri dell’Unione Europea potrà decidere se lavorare per questo o bloccare completamente la negoziazione.
La Turchia è chiamato urgentemente a continuare le riforme per i diritti umani, nonchè i negoziati con i separatisti curdi affinchè da entrambe le parti si rinunci alla violenza.
Soprattutto invito Ankara ad uno sforzo di memoria sul genocidio degli armeni, tra il 1915 e il 1923, ricordando gli sforzi di riconciliazione e di pace che hanno costellato al storia europea. Questo sforzo deve essere fatto anche dalla Turchia, e sono certo che lo fara.
La parola finale sarà lasciata al popolo francese, il quale con un referendum deciderà sull’adesione o meno del paese all’Unione(…)”
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