Israele e intorno il medioevo
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<p>“I regimi mediorientali capiscono che l' instaurazione di forme democratiche al proprio interno comporterebbe la liquidazione degli attuali leader.
Avere quindi un nemico 'nazionale' come Israele serve per mantenere il consenso al leader volenteroso di annientare questo 'pericolo'. Inoltre questi regimi devono evitare che i cittadini capiscano le cause della loro indigenza : la mancanza di libertà, che pregiudica il loro sviluppo economico e sociale.
La ricchezza che un piccolo paese come Israele produce è dodici volte superiore di quella prodotta da un paese confinante come la Siria, come tutti i paesi limitrofi.
Questo dato deve far riflettere : libertà economica, legata indissolubilmente alla libertà politica, volontà, laboriosità e istruzione, apertura commerciale e sociale, ecco le caratteristiche che distinguono Israele e che permette il buon standard di vita dei suoi cittadini…”<p>Il Medio Oriente è caratterizzato, oramai dalla prima guerra arabo-israliana del 1948, da una violenza che alcune volte è sfociata in guerra vera e propria ( 1956 con la crisi di Suez ; 1967 guerra dei 6 giorni ; 1973 guerra dello Yom Kippur ; 1982 guerra del Libano ) o si è espressa in atti di terrorismo feroce da parte di ben organizzate e finanziate organizzazioni nazionaliste e/o islamiche ( Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica, Tanzim, ecc. ).
Tutta questa violenza si è riversata, e continua a riversarsi, su Israele. Fino agli anni ottanta ( pace Egitto-Israele tra Sadat e Begin 1979) il fronte dei paesi islamici è stato unito nel voler cancellare lo stato israeliano per creare uno stato palestinese. Non si tollerava, come molti sostengono anche attualmente, il principio di due popoli in due stati. Gli israeliani vengono tutt' oggi visti come depredatori di terra ai palestinesi, o addirittura di occupare i territori palestinesi, territori occupati dopo aver ripetutamente battuto la coalizione araba che aveva dichiarato guerra allo stato ebraico. Ora molti ne chiedono la restituzione come un atto dovuto. Insomma è un po' come se noi italiani dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale avessimo preteso la restituzione della Dalmazia, o che dopo la prima guerra mondiale l' Austria avesse preteso l' abbandono del Trentino conquistato dalle truppe italiane.
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La verità è che i paesi 'sostenitori' dei palestinesi si sono sempre ben poco preoccupati del popolo palestinese, se non come arma di propaganda per mantenere il consenso nel proprio stato. Questo e tanto vero che nessun paese come la Giordania o la Siria permette ai palestinesi di ottenere la cittadinanza e farsi una vita decente in un paese 'amico'.
E' così quindi che la questione israelo-palestinese viene utilizzata, soprattutto per incolpare l' 'entità sionista' delle condizioni economiche in cui versano i popoli dei paesi islamici. I quali poco si preoccupano di migliorarne le condizioni, ma molto si preoccupano di foraggiare le organizzazioni terroristiche che minacciano Israele. Basti pensare al legame Hezbollah-Iran, quello che aveva Saddam Hussein con i terroristi palestinesi o la protezione che la Siria assicura ai terroristi in Libano, da quest' ultima occupato militarmente.
I regimi mediorientali capiscono che l' instaurazione di forme democratiche al proprio interno comporterebbe la liquidazione degli attuali leader. Avere quindi un nemico 'nazionale' come Israele serve per mantenere il consenso al leader volenteroso di annientare questo 'pericolo'. Inoltre questi regimi devono evitare che i cittadini capiscano le cause della loro indigenza : la mancanza di libertà, che pregiudica il loro sviluppo economico e sociale.
Questa situazione puo essere analizzata scorrendo le schede paese del Calendario Atlante De Agostani 2005.
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Abbiamo preso in considerazione i paesi dell' aerea : Iran, Siria, Giordania, Egitto, Arabia Saudita da una parte, Israele dall'altra e il paese islamico a regime democratico, la Turchia.
Risalta subito la differenze di dimensioni tra questi paesi, in particolare quella di Israele, 20.700 Kmq, a fronte dei 2.149.690 Kmq dell' Arabia Saudita, 1.645.258 Kmq dell' Iran, il 1.001.449 Kmq dell' Egitto, i 779.452 Kmq della Turchia, i 185.180 Kmq della Siria e gli 89.342 Kmq della Giordania.
Israele è veramente un fazzoletto di terra, con una popolazione di 6.749.200 abitanti, solo la Giordania ne registra meno, 5.393.000. Il paese più popoloso è la Turchia, 71.325.000 di abitanti, seguita dai 67.986 000 dell' Egitto, dai 66.509.000 dell' Iran, i 23.481.000 dell' Arabia e i 17.473.000 della Siria.
L' analisi inizia a farsi interessante osservando il dato che esprime il rapporto del prodotto interno annuale del paese per ogni abitante.
Uno dei rapporto indice del grado di benessere di un paese. Tanto per avere un metro di paragone, in Italia è di 24.998 $ USA per abitante, negli USA 37.312 $, in Ungheria 8.378 $.
Ebbene, la ricchezza prodotta per abitante in Israele è di 16.291 $ USA. Un livello da paese occidentale, anche se non dei più ricchi, tenendo in considerazione il livello di insicurezza e di minaccia gravata dal terrorismo.
Degli altri paesi analizzati solo l' Arabia si attesta a 9.087,8 $ per abitante, anche se sappiamo che la totalità della ricchezza è prodotta dell' esportazione petrolifera che rimpingua le casse della dinastia e degli sceicchi senza portare sviluppo per la popolazione.
Segue la Turchia, caratterizzata da un certo grado di libertà economica e una democrazia consolidata, con 3.533 $.
Da qui il distacco si fa netto : Iran 1.889 $ per abitante, Siria 1.331 $, Giordania 1.776 $ ed Egitto 1.178 $.
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La ricchezza che un piccolo paese come Israele produce è dodici volte superiore di quella prodotta da un paese confinante come la Siria, come tutti i paesi limitrofi.
Questo dato deve far riflettere : libertà economica, legata indissolubilmente alla libertà politica, volontà, laboriosità e istruzione, apertura commerciale e sociale, ecco le caratteristiche che distinguono Israele e che permette il buon standard di vita dei suoi cittadini. Il ruolo giocato dall' istruzione e dalla libertà ( fondamentale per l' informazione ) è significativo ed esplicato da un altro dato, quello sulla popolazione analfabeta. In Israele ammonta al 4,7 %, in Iran al 21,9 %, in Siria al 23,9 %, in Giordania al 9,1 % ( il paese che ha fatto più sforzi verso la modernizzazione ), in Egitto al 43,1 % (!) in Turchia del 14 %.
Gli altri due dati che portiamo all' attenzione riguardano il consumo di energia elettrica espressa in Kwh in un anno per abitante e i posti letto ospedalieri ogni 1000 abitanti.
In Israele il consumo energetico per abitante è 6 459 Kwh. In Arabia Saudita, tenendo sempre conto della sua specificità, si arriva a 5 886 Kwh. Negli altri paesi la quantità scende ai 1 114 Kwh in Egitto, i 1 509 Kwh in Turchia, i 1 689 Kwh in Iran, i 1 539 Kwh in Siria e i 1 373 Kwh in Giordania.
Naturalmente il consumo di energia è strettamente correlato al grado di sviluppo e di benessere della popolazione e, tenendo conto del caso particolare dell' Arabia Saudita, anche in questo caso Israele risulta il paese leader.
Anche il dato sui posti letti ospedalieri disponibili ogni 1000 abitanti è significativo :
in Israele 6 posti ogni 1000 abitanti, in Iran 1,6 , in Siria 1, in Giordania 1,8 , in Egitto 2,1 , in Arabia Saudita 2,3 e in Turchia 3.
Per quanto riguarda la relazione che intercorre tra benessere e libertà economica abbiamo consultato l' 'Indice di libertà economica' stilato annualmente dalla Heritage Foundation di Washington.
I paesi sono suddivisi in quattro categorie : liberi, poco liberi, abbastanza liberi, per nulla liberi. Israele rientra nella categoria 'poco liberi' come, ad esempio, Italia, Spagna, Francia, e come la Giordania, a riprova delle riforme che questo paese cerca di attuare. L' Arabia Saudita si piazza al settantaquattresimo posto, tra la categoria degli abbastanza liberi ( da tenere presente il commercio petrolifero, forse l' unica risorsa attuale dell' AS ), al pari dell' Egitto ( 95ð posto ), della Turchia ( 106ð ) e della Siria ( 138ð ). L' Iran si posiziona al 148ð posto, nella categoria dei paesi ' per nulla liberi ', al pari ad esempio, di Corea del Nord, Libia, Zimbabwe.
La conclusione è chiara, l' indigenza dei popoli arabi e di quello persiano non deriva certo da un complotto mondiale israelo-americano, quanto piuttosto a causa della tirannia e della libertà soffocata dai regimi al potere.
Per questo siamo d'accordo che una possibile soluzione, o anche un importante passo in avanti, sia quella di far riappropriare i popoli del diritto all' autogoverno, ovvero democratizzare il Medio Oriente.
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J. Landi
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