Romania, anno zero?
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“Traian Basescu, ex-sindaco di Bucarest, guiderà la Romania in questa delicata fase di transizione che vedrà l’entrata del suo paese nell’Unione Europea alla scadenza del 2007. Basescu ha rimpiazzato l’ex-comunista Ion Iliescu in carica per undici dei quindici anni trascorsi dalla caduta di Ceausescu. La vera novità per la Romania è che stavolta è stato il centrodestra liberaldemocratico di ‘‘Giustizia e Verita” a riportatare a sorpresa una vittoria dalle conseguenze per adesso imprevedibili.
La Romania e ad oggi il più povero paese del blocco degli stati ex-comunisti dell’Europa centrale. E’ uno dei paesi del continente con il più alto tasso di corruzione, una corruzione che è stata spesso descritta come “endemica” e nessun partito, nonostante i proclami, ne è tutt’ora escluso.
La via rumena all’Unione sembra molto più lunga del tempo che rimane da qui al 2007.
Per Basescu si prospettano tempi duri: il paese che è chiamato a guidare si trova come di fronte ad un fondamentale 'turning point', che dovrà trasformare l'intera società…”
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</br><p>L’ex sindaco di Bucarest, Traian Basescu, è chiamato a guidare la Romania. Basescu è stato eletto con il 51,23% dei voti contro il 48,77% dello sfidante, il socialdemocratico Adrian Nastase. Il suo non sarà un compito facile: il paese necessità di numerose e radicali riforme per rispettare i requisiti dell’annessione.
In base alle sue prerogative di presidente Basescu ha il diritto di nominare il prossimo Premier, che a sua volta nomina i ministri. Toccherà a Calin Popescu Tariceanu, ora presidente del Partito Liberale non ha nominato un Premier social democratico, sebbene la sinistra avesse vinto le elezioni parlamentari di novembre. Il timore che possa seguire una situazione di stallo è forte. Il suo governo dovrebbe reggersi su un accordo di collaborazione con il Partito Umanista (Pur, social-liberale) e l’Unione della minoranza ungherese di Romania (Udmr), in grado di garantire la necessaria maggioranza nel Parlamento. Basescu ha subito messo i chiaro i propri propositi di costituire una coalizione di maggioranza con i due partiti democratici che hanno superato la soglia per entrare nel Parlamento, gli umanisti e gli ungheresi, ma non con il Psd (i socialdemocratici). L’intenzione è di mantenere intatta l’identità del proprio partito e soprattutto di non gettare al vento un’occasione storica che si è presentata al centrodestra rumeno.
Sono riusciti a entrare nel Parlamento anche il partito nazionalista di destra ‘‘Romania Grande’’ di Vadim Tudor, ma gli ultranazionalisti sono stati esclusi sin dal inizio da qualsiasi alleanza. Ci sono poi i 18 seggi riservati alla Camera ai rappresentanti delle minoranze, compresa quella italiana.
Chi è Traian Basescu? 53 anni, nato vicino al grande porto di Costanta, ha seguito una carriera in marina fino a diventare comandante della più grande nave della flotta rumena per sei anni. Era tra i ranghi del partito comunista, ma non nell’apparato di potere. Dopo i fatti sanguinari del 1989 e la caduta del dittatore filosovietico Nicolae Ceausescu, Basescu scese in politica, occupandosi fin dal 1990 del ministero dei trasporti. Nel 2000 la svolta: Basescu vince le elezioni di Bucarest e ne diventa sindaco promettendo a tutti un radicale programma di rinnovamento che potesse rapidamente salvare la capitale dal declino.
La sua immagine di “can-do man” nacque proprio in quegli anni grazie ad un record del numero di costruzione di imprese e infrastrutture molte delle quali si trascinano tutt’ora dietro molte ombre riguardo la loro realizzazione a causa dei metodi usati non proprio ortodossi.
Basescu guido una famosa politica di epurazione dei numerosissimi cani randagi che invadevano le vie della città e delle strutture architettoniche che erano un vero pugno nell’occhio. Alle prevedibili proteste delle associazioni per i diritti degli animali rispose: “Sono stato eletto dalla gente di Bucarets, non dai cani”.
Quando il governo blocco i suoi piani per un sovrapasso e una migliore centrale termica per la città, Basescu sembro non tenere conto delle decisioni centrali e chiese ai suoi cittadini di firmare una petizione.
Basescu è stato inoltre nel corso degli anni uno dei pochi politici rumeni a parlare in favore dei diritti dai gay e i suoi sfidanti hanno spesso usato queste argomentazioni per demolire il consenso attorno alla sua figura.
E’ interessante notare come l’ultima sua campagna presidenziale abbia seguito gli echi della “marea arancione” di Viktor Yushchenko, il leader filo-occidentale ucraino, la cui prima vittoria elettorale era stata pregiudicata da clamorosi brogli e da un tentativo di avvelenamento della sua persona. Yushchenko che riuscì a portare in piazza centinaia di migliaia di persone a manifestare contro i palazzi del potere. Così come in Ucraina, anche in Romania l’opposizione ha adottato l’arancio come colore e lo slogan della campagna, l’ucraina “Tak!” (“Sì!”), è diventata la rumena “Da!”. I suoi sostenitori, come quelli ucraini di Yushchenko, si sono riversati nelle piazze appena saputo i risultati delle urne, cantando e danzando nelle strade delle maggiori città, in un infinito sventolio di bandiere e palloncini arancioni.
Sebbene gli ex-comunisti del PSD avessero portato negli anni la Romania nella NATO e spianato la strada all’entata del paese nella UE, Basescu si è presentato come un candidato ancora più filo-occidentale. Una scelta che non è piaciuta ai suoi nemici che l’hanno accusato di corruzione, benchè Basescu non sia mai stato direttamente associato al vecchio regime di Ceausescu.
In realtà uno dei motivi che hanno portato Traian Basescu a Palazzo Cotroceni e la forte piattaforma programmatica anti-corruzione, corruzione definita dal neo.Presidente come “una reale minaccia al paese”. Un’altro punto all’ordine del giorno sarà la lotta senza quartiere alla povertà. La sua vittoria è stata salutata con favore dalla gran parte delle capitali occidentali, ma cosa si deve attendere adesso la Romania? Come cambieranno gli scenari in un paese la cui entrata nell’unione è densa di dubbi dovuti innanzi tutto all’appartenenza per decenni al blocco sovietico e ad un’economia che sembra in crescita solo grazie agli investimenti esteri più che per una reale propulsione interna?
In un primo discorso sulle priorità del suo mandato come presidente, Traian Basescu ha assicurato che l’adesione all’Unione europea rimarrà un elemento principale della politica estera del paese balcanico. “La Romania si trova alla frontiera orientale della Nato e lo sarà presto anche dell’Unione europea. Usando dei nostri buoni rapporti sia con queste due istituzioni sia con i paesi dell’ex Unione sovietica, la Romania deve diventare un vero fattore di stabilità in questa parte del continente”. Sul piano interno, Basescu ha detto di ritenere prioritario “liberare le istituzioni dello Stato dalla dittatura del politico”. “Vi garantisco che la stampa in Romania diventerà di nuovo libera e indipendente. L’uomo politico che agisce per subordinare la stampa nazionale agisce per subordinare l’intero popolo romeno. Non faro mai questo errore”, ha assicurato il presidente neo-eletto continuando dicendo: “Noi dobbiamo riuscire ad alzare gli standar di vita del paese così che la società rumena incontri la domanda dell’Unione Europea”; avvertendo come l’euro-scetticismo avanza quando la gente si sente fuori dal processo di integrazione.
Ma Basescu dovrà veramente fare miracoli. La situazione rumena è più difficile di quella che maggioranza e opposizione dipingono. La Romania e ad oggi il più povero paese del blocco degli stati ex-comunisti dell’Europa centrale (che comprende Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia). E’ uno dei paesi del continente con il più alto tasso di corruzione, una corruzione che è stata spesso descritta come “endemica” e nessun partito, nonostante i proclami, ne è tutt’ora escluso. Ci saranno prevedibili problemi sia nella conduzione della vita politica che nelle indispensabili manovre economiche. Riuscirà Basescu nell’impresa entro il 2007? Le città sembrano essere con lui, mentre le campagne e i piccoli centri hanno dato anche stavolta la fiducia agli ex-comunisti di Nastase.
La vittoria di Basescu riflette le necessità e le ambizioni dell’emergente “middle class” rumena, imbarazzata dall’attuale pessima conduzione dello stato e bisognosa di norme e leggi di tutela occidentali. Basescu proprio a loro ha promesso tagli alle tasse e di trattare la corruzione che mina anche gli interessi della piccola imprenditoria come un problema “di sicurezza nazionale”. La speranza che i proclami non rimangano tali è quanto mai presente. La Romania in una fase così importante di transizione sembra aver maggiormente bisogno di fatti e di svolte concrete a tutti i livelli più che di facili proclami populistici.
In politica estera infine la linea sembra chiara: Basescu ha espresso il desiderio di lavorare più a stretto contatto con gli Stati Uniti, formando una parternship strategica con Washington e Londra. Contemporaneamente si è lasciato andare in discorsi che non sono piaciuti a molti stati dell’unione, sulla volontà di rinegoziare i trattati sull’energia e sull’esportazione dell’acciaio.
La via rumena all’Unione sembra molto più lunga del tempo che rimane da qui al 2007. La svolta di centrodestra è una nota positiva di volontà di cambiamento in un popolo che sembrava non essersi più ripreso dai decenni di regime. Il filo-occidentalismo di “Giustizia e Verità” fa ben sperare per il futuro del paese e per i rapporti con il continente. Rimangono i dubbi su una classe dirigente nuova dalla scarsa esperienza di amministrazione chiamata in un momento storico così delicato al compito più difficile. Per l’ex-marinaio Basescu si prospettano tempi duri: il paese che è chiamato a guidare si trova come di fronte ad un fondamentale 'turning point', che dovrà trasformare l'intera società. Il trovarsi nel mezzo tra Stati Uniti e UE non gioca certo a suo favore, essendo gli uni, per l'opinione pubblica, la guida della NATO e i secondi il futuro del paese. Entrambe sono partner alle quali la Romania non potrà rinunciare in questo momento e probabilmente in nessun momento a venire.
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