The notebook - Le pagine della nostra vita
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VOTO: 8
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Ecco un bell’esempio di genere-kleenex, come viene spesso ribattezzato, perchè in sala ci si commuove. Per davvero.
“The notebook” è un farmaco che tutti dovrebbero assumere, contro il cinismo di questi tempi; tempi che ci vorrebbero tutti pragmatici, tempi che vorrebbero che tutti vedessimo sempre e comunque il lato oscuro di ogni cosa.
Dando per scontato, che questo lato oscuro, in un modo o nell’altro, debba sempre esserci. Ma chi l’ha detto?
Chi l’ha detto che l’amore sia destinato inesorabilmente ad esaurirsi?
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</br><p>Leggendo la critiche verso questo film, sapevo già che mi sarebbe piaciuto.
Stavolta lo ammetto: sono andato al cinema un po prevenuto e credo non si dovrebbe fare, specie se dopo si ha anche la pretesa, non da poco, di scriverci sopra una piccola recensione.
Alla cassiera ho detto: due biglietti per “The Notebook”, al che lei mi guarda e sdubbiata e mi chiede: “per cosa?”. “Le Pagine Della Nostra Vita”, rispondo.
Ok, ce l’abbiamo fatta. Parto da qua per evidenziare l’origine di questo film, tutta rigorosamente made in USA.
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Il regista, Nick Cassavetes, figlio del più famoso John, dimostra di voler percorrere una strada diversa da quella del padre, ma ugualmente talentuosa.
Quello di cui mi accingo a fare l’apologia è un tipo di cinema fuori moda. Che i ragazzi non vanno più vedere e che gli adulti si vergognano di dire di aver visto.
Un genere-kleenex, come viene spesso ribattezzato. perchè in sala ci si commuove. Per davvero.
Tratto dal romanzo di Nicholas Sparks, “Le pagine della nostra vita” (finalmente una bella traduzione), il film resta fedele allo spirito che da sempre anima l’autore.
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Cassavetes ci porta dentro una magnifica ricostruzione della provincia americana degli anni ‘40; là, nella cittadina costiera di Seabrook, nel Nord Carolina, per trascorrervi l’estate, arriva Allie Hamilton, una ragazza appena 17enne, figlia di una famiglia molto facoltosa.
Là destino vuole che incontri, in un Luna Park, un ragazzo del posto, Noah Calhoun, un semplice operio di una segheria.
Nel corso dell’estate i due si innamorano perdutamente: il film altro non è che è il racconto della loro vita, narrata, in una abile gioco di flashback, da un uomo anziano ad una nonna molto malata.
“Le pagine della nostra vita” sono quelle del diario che Allie ha scritto per Noah con la raccomandazione di leggerglielo in futuro, e lei sarebbe tornata da lui.
Un diario scritto in terza persona, come a raccontare una storia che poteva essere la storia di tanti, e che questa ha avuto il privilegio di essere consegnata alla memoria di tanti fogli accuratamente scritti.
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Perchè, mi sono chiesto, dopo aver visto il film e gli spettatori in lacrime per tutte e due le ore di proiezione, perchè il cinema moderno rifiuta questo tipo di storie?
Perchè ci deve essere l’abolizione del lieto fine, perchè deve essere rappresentato sempre l’animo oscuro dell’uomo, quando di mezzo ci sono dei sentimenti sinceri si deve far emergere sempre una doppia faccia di questi stessi sentimenti. Chi ha detto che deve sempre esistere?
“The notebook” non è solo un film, ma è un farmaco che tutti dovrebbero assumere, contro il cinismo di questi tempi; tempi che ci vorrebbero tutti pragmatici, tempi che vorrebbero che tutti vedessimo sempre e comunque il lato oscuro di ogni cosa.
Dando per scontato, che questo lato oscuro, in un modo o nell’altro, debba sempre esserci. Ma chi l’ha detto?
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Chi l’ha detto che l’amore sia destinato inesorabilmente ad esaurirsi? Perchè non possiamo credere al contrario, ad un amore che vive e si alimenta di addii ma anche di ritorni, di lontananze ma anche di ricongiungimenti, che è capace di ricordare le sue più belle “pagine” e non smette di raccontarsele anche quando il tempo sembra esser concluso?
Siamo di fronte ad una produzione coraggiosa, in controtendenza con le mode cinematografiche di questo decennio. E’ da molto tempo che, nello spazio dedicato al genere del film, non leggevo: “sentimentale”.
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Forse se tutti iniziassimo a ricominciare a vedere intensamente film come “Le Pagine Della Nostra Vita” (un genere molto in voga negli anni ‘50), o meglio se venissimo educati a un certo tipo di cinema come questo, certamente ripenseremmo più spesso ad una certa arroganza e ad un certo cinismo che spesso siamo costretti ad adottare per sopravvivere in quest’epoca.
Il cinema, come la tv hanno potere molto forte nel condizionare gli atteggiamenti delle persone, e il tipo di cinema che adesso fa tendenza è lo specchio del mondo nel quale viviamo. Ma l’inquietudine e la disillusione non portano felicità e benessere psicologico nella gente, e di conseguenza non portano progresso nel nostro vivere.
“The notebook” è un messaggio, da recepire, se lo vogliamo.
Come in quel film in cui il vedovo Kevin Kostner affidava al mare delle bottiglie contenenti pensieri per la moglie defunta. Guarda casa l’autore, Nicholas Spark, è proprio lo stesso.
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