Iran, un futuro denso di incognite
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<p>“In Iran le elezioni non sono libere ma viziate in partenza: gli aspiranti candidati devono ricevere l' approvazione del Consiglio Supremo presieduto dall' ayatollah Khamenei. Nell' ultima elezione è stato respinto il 99% dei candidati.
I seggi sono presidiati dai pasdaran e le pressioni investono tutti gli strati della società.
Il clero sciita controlla la magistratura, esercito e stampa.
Il neo Presidente Ahmadinejad, durante il suo mandato come sindaco della capitale si è distinto per le misure anti-occidentali prese: chiusura di fast food, obbligo di barba islamica per i dipendenti del comune, distruzione di una campagna pubblicitaria con Beckham protagonista.
Alcuni americani ostaggi degli iraniani che invasero l' ambasciata Usa a Teheran nel ‘79, giurano che Ahmadinejad sia stato tra gli assalitori e carceriere in quei 444 giorni di prigionia.
Paradossalmente la vittoria di un simile personaggio presenta dei lati positivi.
Non ci sarà più il presidente 'faccia buona e riformista del regime' come Khatami, un riformatore buono solo a parole.
Si dovrà da subito fare i conti con la volontà reale del regime, senza tante perdite di tempo.”
Dalle elezioni presidenziali iraniane è venuta la vittoria a sorpresa di Ahmadinejad, il sindaco di Teheran, laico ( è il primo presidente non appartenente al clero religioso ) e fondamentalista.
Durante il suo mandato come sindaco della capitale si è distinto per le misure anti-occidentali prese: chiusura di fast food, obbligo di barba islamica per i dipendenti del comune, distruzione di una campagna pubblicitaria con Beckham protagonista.
Alla vigilia del primo turno di elezione la corsa sembrava tra il presidente della camera e sodale del presidente uscente Khatami, Karroubi, e l' ex presidente Rasfanjani.
Ahmadinejad l' ha spuntata contro il 'riformista' Karroubi per accedere al ballottaggio, suscitando le ire di questo ultimo su brogli e irregolarità. La denuncia vede imputati in prima fila i Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione khomeinista, già protagonisti delle violenze contro le manifestazioni studentesche che chiedevano ( e chiedono ) libertà al regime, e di cui il neo presidente ha fatto parte.
Partecipe, a quanto pare, anche all'assalto all' ambasciata americana di Teheran nel 1979.
Alcuni americani ostaggi degli iraniani che invasero l' ambasciata Usa a Teheran nel 79' giurano che Ahmadinejad sia stato tra gli assalitori e carceriere in quei 444 giorni di prigionia.
La repubblica iraniana non puo essere certo presentata come esempio di democrazia. Le elezioni sono viziate in partenza, infatti, contravvenendo ad una regola fondamentale della democrazia, gli aspiranti candidati devono ricevere l' approvazione del Consiglio Supremo presieduto dall' ayatollah Khamenei. Ad esempio nell' ultima elezione è stato respinto il 99% dei candidati.
I seggi sono presidiati dai pasdaran e le pressioni investono tutti gli strati della società. Inoltre il clero sciita controlla la magistratura e l' esercito, nonchè la stampa. Non è difficile infatti assistere a misure arbitrarie che prevedono chiusure di giornali o anche arresto di giornalisti anti-regime.
Il presidente Bush ha subito dichiarato quelle iraniane elezioni 'irregolari', e sembra difficile dargli torto.
Il Wall Street Journal vede nella vittoria di Ahmadinejad una svolta classica nei regimi teocratici del medio oriente, ovvero la sostituzione dei religiosi da parte dell' oligarchia militare, i mamelucchi. Situazione, prosegue il WSJ, che vede prima un' alleanza tra le due anime del regime, poi la sostituzione in toto dei vecchi del regime da parte dei capi militari.
Effettivamente il neo presidente iraniano è sì il primo laico ha ricoprire tale carica, ma sembra molto più estremista di un ayatollah. E' sostenuto dai capi militari, dai vigilantes picchiatori islamici e dai pasdaran. La sua campagna elettorale si è basata sulla denuncia del clero sciita a capo del paese da diciotto anni ( quindi Rasfanjani e Khatami, ma anche la guida suprema Khamenei ), sia per la corruzione, sia per il tradimento dello spirito rivoluzionario.
Le sue dichiarazioni dopo la vittoria sono state chiare : avanti con il nucleare 'a scopi pacifici' naturalmente, nessuna esigenza di rapporti con gli Usa e, udite udite, esportazione della rivoluzione khomeinista nel mondo. Ovvero un' offensiva terroristica finanziata dagli iraniani.
Il supporto al terrorismo di Teheran non è nuovo, infatti il terrorismo islamico anti-occidentale è nato dopo la rivoluzione del 1979 e tutt'oggi l' Iran finanzia gli Hezbollah libanesi e Hamas.
Paradossalmente la vittoria di un simile personaggio presenta dei lati positivi.
Non ci sarà più il presidente 'faccia buona e riformista del regime' come Khatami, un riformatore a parole, così gradito alla diplomazia dei tre grandi europei ( Gran Bretagna, Francia, Germania), felici nelle trattative sul nucleare di potersi appellare ai falsi proclami, promesse e impegni regolarmente infranti.
Si dovrà da subito fare i conti con la volontà reale del regime, senza tante perdite di tempo. E questo, alla luce dell' opera diplomatica degli ultimi due anni, non puo che essere positivo per la chiarezza della situazione e per le contromisure che l' Occidente dovrà intraprendere.
L' altro lato positivo è lo stimolo a chi vuole libertà in Iran ad agire, a chiedere aiuto all'esterno del paese. La vittoria pilotata di Ahmadinejad puo essere letta anche come una stretta più forte e violenta per soffocare il dissenso sempre crescente tra i cittadini.
I lati negativi riguardano lo scenario del Medio Oriente e dei rapporti tra le potenze mondiali. Se l' Iran aumenterà l' influenza sul terrorismo in paesi come l' Iraq e Israele il raggiungimento della stabilità dell' area sarà più complicato da raggiungere. Soprattutto potrebbe essere a rischio l' espansione della democrazia nella zona, in vista di un'alleanza sempre più stretta tra Iran e Siria, le ultime due nazioni dell'area spiccatamente anti-americane.
L' altro lato negativo è la sponda che questa vittoria pone alla voglia di protagonismo internazionale della Russia di Putin. Il presidente russo si è subito congratulato con il candidato vincitore ed ha auspicato una collaborazione sul nucleare a-scopi-pacifici-naturalmente sempre più stretta. Se due più due fa quattro, mettere insieme i nuovi rapporti Russia-Siria sulla fornitura di missili trasformabili in spalleggiabili tipo Stinger e tra Russia e Iran ci consegna lo scenario : un' asse per contrastare l' opera e l' influenza americana in Medio Oriente. Cio permetterebbe a Putin di avere assi da calare con l' 'amico' Bush e di placare il malcontento interno con prospettive di nuovo protagonismo estero.
J.Landi
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