Silvio e il paese dei comunisti
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<p>“Forza Italia, tramite il verbo del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, decide di rispolverare un anti-comunismo declinato secondo forme banali ed infantili, onde favorire l’interessamento e l’attivazione della gente di centrodestra, che in questo modo andrebbe senza ombra di dubbio (?!) a votare.
Non si puo comunque deformare la realtà al punto di scimmiottare il vecchio senatore americano Mc Carthy, paragonando Fassino ad uno Stalin senza baffi.
A chi giova il gioco berlusconiano dell’alzamento dei toni?”
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</br><p>I votanti del centrodestra sono tradizionalmente più restii alla mobilitazione elettorale rispetto al popolo di sinistra, cresciuto -potremmo dire- a “pane e partecipazione” (spesso forzata).
Le elezioni regionali del 2005 sono ad un passo e Forza Italia, tramite il verbo del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, decide di rispolverare un anti-comunismo declinato secondo forme banali ed infantili, onde favorire l’interessamento e l’attivazione della gente di centrodestra, che in questo modo andrebbe senza ombra di dubbio (?!) a votare.
La strategia dell’insulto gratuito rischia pero di diventare un boomerang che potrebbe falcidiare la speranza, fondatamente coltivata a destra, di confermare il controllo politico- amministrativo della Cdl sulle regioni più produttive del paese.
A chi giova il gioco berlusconiano dell’alzamento dei toni? Non certo al centrodestra, compagine politica di maggioranza, impegnata da quattro anni al governo dell’Italia.
Invece di dare spazio ai programmi dei candidati ad ogni singola presidenza di regione (ma ancora non è arrivato l’accordo definitivo sui nomi di alcuni sfidanti al centrosinistra!!), Berlusconi ha impostato una campagna improntata alla demonizzazione dell’avversario.
Incredibile, il nostro Cav. manca proprio di memoria: nel 2001, in occasione delle politiche, un ingente (ma non decisivo) aiuto alla vittoria della Casa delle Libertà, venne dall’atteggiamento persecutorio e discriminatorio, tenuto dall’Ulivo nei confronti di Berlusconi e della sua coalizione.
Ci sono pagine relative alla drammatica storia del comunismo europeo e italiano ignorate dai più, manchevoli di un bilancio etico obiettivo e netto, su questo si puo concordare.
Non si puo comunque deformare la realtà al punto di scimmiottare il vecchio senatore americano Mc Carthy, paragonando Fassino ad uno Stalin senza baffi.
Le elezioni regionali (a maggior ragione le politiche) si preparano e si combattono dando visibilità alle numerose realizzazioni, che le amministrazioni di centrodestra hanno offerto ai cittadini nelle regioni in cui esse sono al potere, oppure criticando in maniera costruttiva e forte gli eventuali errori commessi da giunte regionali di centrosinistra.
Questa sarebbe la vera strategia per far appassionare tutti gli elettori, compresi quelli della Casa delle libertà, questa sarebbe la molla in grado di spingere le persone comuni verso le urne, nella prossima primavera.
Ma il rischio è ben più grosso: Berlusconi trasmette un’immagine sbagliata della coalizione di centrodestra, tutta lanciata all’aggressività nei confronti dell’avversario e stranamente dimentica dei frutti che l’importante esperienza di governo 2001 - 2005 ha dato alla nazione.
L’Ulivo puo essere favorito da questo sciocco atteggiamento, specialmente in vista delle elezioni politiche del 2006: Ds e compagni, evitando in pubblico di alzare i toni, reciterebbero la parte dei moderati, per lo meno di facciata, occupando così lo spazio politico della proposta riformista e innovativa, che ha garantito alla Cdl la maggioranza nel 2001.
Nonostante il buon governo del centrodestra, l’Italia puo ancora migliorare sia sul tema della competitività delle imprese (problemi di globalizzazione compresi), che sul tema dell’adozione di una politica economica liberale, rispettosa degli squilibri sociali esistenti da anni nella penisola (vedi mezzogiorno).
L’appuntamento delle regionali 2005 e delle politiche 2006 deve costituire l’occasione per tornare a parlare di programmi, per ricordare quello che si è fatto e si intende continuare a fare, con lo scopo di contribuire al benessere del paese.
Guai a dire male degli altri, senza accennare alle proposte pensate in ordine ai problemi specifici e generali della penisola.
Alleanza Nazionale ha capito che la battaglia va condotta sui problemi concreti sentiti dai cittadini: l’estremismo di una consistente parte della sinistra, l’inadeguatezza di un progetto sinceramente e moderatamente innovativo, si dimostra con i fatti e con le proposte, non con le demonizzazioni.
L’insulto e l’ossessione anticomunista tesa a screditare l’avversario non pagano.
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Winston</p>
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