Ru-486, la scelta ragionevole della "pillola del mese dopo"
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<p>“Considerando il fatto che in Italia è lecito abortire ( al di là che sia giusto o meno farlo), probabilmente la Ru-486 è un’opportunità in più per la paziente, funziona e ha i suoi vantaggi rispetto alla soluzione chirurgica, la quale è soggetta a una percentuale molto più alta di complicanze, ed è pur sempre un intervento che richiede anestesia.
Pertanto credo che la scelta del Ministro Storace sia per lo meno discutibile e poco rispettosa della libertà della ricerca clinica applicata e della professionalità dei ginecologi italiani, consapevoli peraltro che il progetto di ricerca non ha mai posto in essere condizioni di pericolo per la salute delle donne.”<p>La legge sull’aborto, introdotta nel 1978 con un referendum popolare, stabilisce che una donna puo abortire entro i primi 90 giorni dal concepimento. E’ possibile abortire anche dopo tale termine solo in caso di rischio per la vita della donna o in caso di malformazione del nascituro, che possa determinare un grave pericolo per la salute fisica e psichica della donna.
Il mifepristone o RU486 o “pillola del mese dopo” è un antiprogestinico, poichè agisce da antagonista recettoriale del progesterone. Esso svolge un ruolo fondamentale nell’inizio e nella prosecuzione della gravidanza. Secreto prima dal corpo luteo, poi, al termine dell’ottava settimana di gravidanza, dal trofoblasto, esso stimola la modificazione dell’endometrio, riduce la contrattilità del miometrio, modifica il muco cervicale impedendo il passaggio agli spermatozoi. Tutte queste azioni valgono a proteggere l’embrione annidato: il blocco dei recettori del progesterone da parte dell’RU486 priva l’embrione annidato di tale protezione e lo espone al distacco dalla parete uterina. In più dallo sfaldamento dell’endometrio si liberano prostaglandine che accentuano l’azione abortiva dilatando la cervice e stimolando le contrazioni uterine.
Il Ministro della Salute, Francesco Storace, ha firmato un’ordinanza con la quale sospende la sperimentazione di questa pillola abortiva, “ad eccezione dei trattamenti in atto in regime di ricovero ospedaliero”. La sperimentazione potrà essere ripresa solo a condizione che venga notificato il rispetto rigoroso delle procedure e delle indicazioni del Consiglio Superiore di Sanità.
Tutte le Associazioni di specialisti in Ginecologia hanno espresso sostanzialmente un giudizio negativo nei confronti della presa di posizione del Ministro. In particolare è da sottolineare la richiesta da parte dei Ginecologi di poter continuare le Ricerche cliniche approvate da Comitati Etici e la consapevolezza dichiarata che il
progetto di ricerca non ha mai posto in condizioni di pericolo la salute delle donne che hanno scelto l’aborto medico.
Considerando il fatto che in Italia è lecito abortire ( al di là che sia giusto o meno farlo), probabilmente la Ru-486 è un’opportunità in più per la paziente, funziona e ha i suoi vantaggi rispetto alla soluzione chirurgica, la quale è soggetta a una percentuale molto più alta di complicanze, ed è pur sempre un intervento che richiede anestesia.
In un futuro quando una donna andrà a chiedere di interrompere una gravidanza le verranno proposti i due metodi e sarà lei a scegliere, dopo essere stata opportunamente informata e aver dato il consenso scritto.
Pertanto credo che la scelta del Ministro sia per lo meno discutibile e poco rispettosa della libertà della ricerca clinica applicata e della professionalità dei ginecologi italiani, consapevoli peraltro che il progetto di ricerca non ha mai posto in essere condizioni di pericolo per la salute delle donne.
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Tommaso Rondelli
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