REFERENDUM-OPINIONI/4: Lettera aperta per l'astensione
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In questo referendum non si scontrano tanto la destra e la sinistra, i cattolici e gli atei, quanto due trasversali visioni della vita: quella materialista e quella spirituale.
Da una parte l’idea che il progresso e la salvezza dell’uomo sia confinato nelle sole mani della scienza, dall’altra la convinzione che dei principi per quanto intangibili e apparentemente astratti possono andare ad incidere sulla società molto più della scienza.
Con questa convinzione, politica prima ancora che religiosa, porto avanti le mie ragioni dell’astensione attiva…“<p>Intanto spazziamo via un paio di strumentali obiezioni a questa legge: è stata definita il medioevo scientifico; questa apostrofazione apodittica è facilmente smentibile.
Attualmente infatti le cure basate su cellule staminali sono basate su cellule adulte e non su quelle embrionali. Non una vita attualmente verrebbe persa per colpa di questa legge.
Il problema etico si pone invece sulla ricerca. Infatti una parte della scienza sostiene di poter tirare fuori grandi risultati dalle cellule staminali degli embrioni. Chiaramente sono supposizioni, stime e nulla di certo.
A prescindere dal fatto che il primo obbiettivo di uno scienziato non è quello di fare ricerca ad ogni costo, ma di cercare vie percorribili della scienza (ovvero rispettando principi etici e fondamentali della società) evitando strade che lo porterebbero fuori dal selciato dell’umanità, era doveroso porre dei paletti legali ad una materia così delicata dove ognuno faceva quello che voleva e la legge nasce per questo pur essendo un testo da rivedere.
Quello che rifuggiamo completamente è l’affermazione del principio per cui si possano arrivare a “coltivare” embrioni destinati esclusivamente alla ricerca. Il trasformare cioè apparati cellulari destinati a diventare uomini in cavie da laboratorio.
Se si imponesse questo principio che magari per i più non ha importanza, si affermerebbe un nuovo modo di concepire la scienza e la vita, ovvero l’affermazione dell’uomo come strumento e non solo come fine della scienza.
Oggi puo sembrare un’affermazione bigotta riguardando cellule in cui molti non riconoscono la vita, ma quando un domani qualcuno si spingerà oltre l’embrione gli avremo offerto la legittimità di utilizzare l’uomo e difficile sarà tornare indietro.
Un no quindi forte nasce verso la possibilità di sfruttare un percorso di vita come percorso di sperimentazione.
Certo nasce un problema etico che è l’ultimo fondato appiglio di chi sostiene il SI: gli embrioni attualmente congelati. E’ bene dirlo: pur vietando la produzione di altri embrioni, quelli finora creati in laboratorio sarebbero destinati a giacere inutilizzati o peggio alla distruzione.
E’ chiaro che la coscienza di ogni uomo in quel momento, tra la distruzione e la possibilità di poter essere anche minimamente utile ad un’altra persona, propende per questa ipotesi. Sarà utile quindi riaffrontare il problema in sede parlamentare, fermo restando che la legge deve mettere delle regole assolute, sul caso generale e non sul singolo. L’abolizione di un articolo per un caso singolo è un procedimento sbagliato.
Sinceramente sul quesito dei tre impianti non ho le basi tecniche per disquisire nè tantomeno per prendere una decisione in sede referandaria.
Sugli altri due quesiti invece le ragioni morali si fanno ancora più forti perchè non posso pensare che la vita diventi un oggetto quasi da supermarket dove si sceglie il prodotto che più ci aggrada arrivando a scartare quelli poco buoni.
Siamo d fronte ad una nuova eugenetica, ad una superbia umana che dai tempi della rupe tarpea si ripresenta ciclicamente sempre più rinnovata.
La vita invece è ridotta ad un prodotto da supermercato dove se il contenuto è scadente lo si rende al mittente per averne uno non scaduto. E’ terribile.
Si è schiamazzato molto sui diritti della donna calpestati.. ma quali sono questi diritti? Quello di avere un figlio? Più che diritto della donna è diritto della famiglia.
Quello di avere in grembo un figlio a tutti i costi è secondo me egoismo. Il crescere un bambino non dipende dai nove mesi di gestazione ma si dovrebbe basare su una scelta esclusivamente di amore. Amore che non puo che essere lo stesso per un figlio geneticamente tuo allo 0%, al 50% o al 100%.
Si trascura il fatto che esiste l’adozione. E se anche si volesse dare voce ad una ripicca del tutto personale si pongono dei problemi valoriali: una società dove la vita puo non nascere all’interno della coppia, ma anzi viene meno quello che è il vincolo naturale lasciando porte aperte a scenari fantascientifici ma comunque possibili.
La vita quindi non è prodotto da supermercato, costruita a tavolino, nè la scienza è fine a se stessa ma a servizio sempre e comunque dell’uomo!
Per fermare questo referendum lo strumeto più efficace è l’astensione. Più efficace, ma secondo me anche più coerente. Queste tematiche, così complesse e al contempo fondamentali, non possono essere materia decisa da una maggioranza per lo più disinformata e non preparata sull’argomento.
La posta in gioco è troppo alta per permettere che vinca chi riesce a monopolizzare meglio gli organi di stampa e di comunicazione. D’altro canto l’astensione è proprio uno strumento messo a disposizione dal referendum stesso e quindi non c’è niente d’immorale o di incivile nell’imbracciare questa strada.
D’altro canto è una falsa illusione quella di chi vuole votare SI per rimandare la legge al parlamento. Il senso di questa campagna referendaria non è di rivedere la legge ma di svuotarla nel suo significato abrogando tutti i punti cardine (pensate che uno dei quesiti poi rigettati riguardava infatti l’abolizione totale della legge) e renderla inutile.
Sono convinto anche io che la legge vada rivista e migliorata, ma una bocciatura in questo momento vorrebbe dire non vedere regole per ancora tanto tempo.
La strada del cambiamento non passa dal referendum, ma attraverso il parlamento.
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Il Vate</p>
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