Ratzinger, il primo tentativo di fare ordine in un mondo in transizione

“Non sarà affatto semplice, il compito di Ratzinger, perchè parlerà non tanto al cuore, come ha fatto Giovanni Paolo II, quanto alle menti, e quindi, chi lo comprenderà, non potrà ignorarlo o, semplicemente, “simpaticamente” apprezzarlo, ma dovrà scegliere, in tutta libertà, se aderirvi o meno.
La modernità non è la risposta ma la domanda al problema dell’uomo…”
</br> </br><p>Papa Ratzinger, lungi dall’essere di transizione o semplicisticamente definito tradizionalista, darà un formidabile apporto alla ricerca ed alla consapevolezza dell’essere cristiani.

Il richiamo a Benedetto XV (ed a San Benedetto, quando il popolo cercava riparo e pace nei pressi dei monasteri) è un richiamo forte al Cristianesimo come fonte della Pace, oltre che al rifiuto delle mode passeggere. Ma la Pace non è semplice assenza di guerra ed esige una profonda convinzione nei confronti dell’unica Verità, cioè il Cristianesimo, e qui è il dilemma.
A che punto siamo sulla consapevolezza delle nostre radici cristiane?

Dopo il nuovo e più efficace annuncio dato ai popoli di tutti i continenti da Giovanni Paolo II, Benedetto XVI si propone - a mio avviso, e spero di non peccare di presunzione - di vangare a fondo il terreno, la vigna del Signore, nutrendo profondamente ogni cristiano.
Non sarà affatto semplice, perchè parlerà non tanto al cuore, come ha fatto Giovanni Paolo II, quanto alle menti, e quindi, chi lo comprenderà, non potrà ignorarlo o, semplicemente, “simpaticamente” apprezzarlo, ma dovrà scegliere, in tutta libertà, se aderire o meno all’invito della Chiesa, che non puo imporre nulla ma che non puo accettare l’imposizione di non dire la verità. E la verità per la Chiesa è che Gesù Cristo e non cio che è più alla moda, è il Salvatore del mondo. In questo senso la modernità non è la risposta ma la domanda al problema dell’uomo.
Papa Benedetto XVI, che nella “dichiarazione programmatica” odierna ha fatto molti riferimenti al Concilio Vaticano II, non puo che volerne l’integrale realizzazione. Mi sembra di capire che voglia dirci, in questi primi interventi, di approfondire compiutamente la conoscenza ed il significato dell’essere cristiani oggi, anche nella stessa Chiesa, paragonata significativamente ad una barca che sembra affondare da tutte le parti.
Ritornare alle radici e non annacquare le nostre posizioni è il presupposto che ci consente di dialogare, con reciproco rispetto, con le altre Religioni. Se questo è l’obiettivo, non so se il suo sforzo titanico riuscirà, perchè la c.d. secolarizzazione è sempre più presente in tutti gli angoli del globo. Certamente, pero, il seme piantato da Giovanni Paolo II non potrà che dare buon frutto, e la sfida di Ratzinger è entusiasmante.

Il cardinale Schoenborn ha sottolineato che “sarà il Papa della pace”, perchè la scelta del nome, Benedetto, che credo non ci aspettavamo, ha fatto riferimento allo sforzo di Benedetto XV per cercare la pace, uno sforzo che ha avuto poco successo.
L’accenno va anche pero a San Benedetto, patrono d’Europa e maestro nel seguire le orme di Cristo. La regola di San Benedetto dice di non anteporre nulla a Cristo. Pace e centralità della figura del Cristo saranno i punti cardine sui quali si muoverà questo Papa.
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Fabrizio Scarselli</p>