Crisi italiana. Cose già viste

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<p>“Il centro destra ha iniziato a perdere quando ha iniziato a perdere la propria ragione politica e direi anche storica, cioè la rivoluzione liberale.
Un altro motivo è numerico, il suo elettorato non va a votare e il centrodestra diventa competitivo solo se c’è un’alta affluenza alle urne.
E poi le due destre che convivono nella CDL: l’una è federalista, l’altra statalista, l’una per il totale disimpegno dello Stato, l’altra che difende e rivendica l’intervento dello stesso nell’economia.

Il taglio delle imposte e la riforma federale non hanno superato il fuoco di sbarramento posto dai conservatori di destra e di sinistra.
Ma è stato fermato dal Sud che non ha il coraggio, nè la classe dirigente per accettare una simile sfida e proposta di sviluppo vero.
Non riescono a capire che il prevalere di questa “destra” regalerà il paese alla sinistra, che propone le stesse cose della destra conservatrice, ma che sa farle molto meglio…”</i> </br> </br>

Perchè il centrodestra è in crisi? Sicuramente un motivo è la crisi del partito -non-partito che ne costituisce l'ossatura. In realtà FI è una macchina d'opinione tarata sulle elezioni politiche. Non ha radicamento non ha "presa" sul territorio e per questo nelle elezioni locali soffre, va in difficoltà e perde.
Un altro motivo è numerico, per la particolare connotazione del suo elettorato: il centrodestra diventa competitivo solo se c'è un'alta affluenza alle urne: la soglia-psicologica è del 75% se va sotto tale tale cifra non si afferma.
Ma c'è qualcosa di più un motivo più intrinseco, più strutturale... per vederlo facciamo un passettino indietro.
Il centrodestra guidato da Berlusconi si afferma nelle elezioni del 1994 e poi soprattutto del 2001 perchè si consolida attorno alla guida di Berlusconi una allenza fondata sulla volontà di dare una svolta al Paese, di liberarlo da decenni di immobilismo, di burocrazia e di tasse inique: una svolta liberale epocale che mai prima di allora era stata oggetto in Italia di uno specifico programma di governo.
Il governo si appoggia su di una solida maggioranza che è formata da due pilastri: uno l'asse del Nord, liberale e riformatore, che si fonda sulla Lega, sul governo delle regioni Lombardia Veneto e Piemonte e del Comune di Milano e in una parte consistente di Forza Italia, nonchè nello stesso premier; l'altro pilastro si fonda su di una destra sociale, conservatrice nel senso che si rifà ai modelli di governo della ex Dc, statalista incline alle ragioni del Mezzogiorno fondata su An e Udc e sul Governo della regione Lazio.
La differenza di impostazione tra le due destre è forte su moltissimi temi, l'una è federalista l'altra statalista, l'una è per il totale disimpegno dello Stato l'altra difende e rivendica l'intervento dello stesso nell'economia.
Anche gli elettorati di riferimento sono diversi, gli elettori della prima vedono lo stato come un nemico e un intralcio alla propria attività lavorativa i secondi vedono nello stato una speranza, a volte l'unica di trovare un lavoro, ma sono diversi anche socialmente in quanto l'elettorato dei primi è costituito dalla borghesia industriale e commerciale della media e piccola impresa del centro-Nord, l'altro invece è rivolto alla borghesia "borbonica" del centro sud ad una platea di impiegati pubblici di ministeriali, e quindi, in estrema sintesi, sono divergenti gli interessi che devono interpretare.
L'intuizione di Berlusconi era quella di unire queste due destre ( che ricordo nel 1994 si presentarono una contro l'altra e solo dopo si unirono per formare il primo governo Berlusconi) per battere le sinistre.
L'alleanza si fonda, in sintesi, in primis sul suo carisma personale, sull'anticomunismo come valore unificante, e infine sulla volontà/necessità di entrambe di stare insieme per governare.
Questa alleanza diede vita all'accordo elettorale che aprì la porta alla vittoria del 2001. Da qui dividero il governo Berlusconi in due parti. La prima fino alle dimissioni di Tremonti in cui domina l'anima liberale, l'asse del Nord, o come la vogliamo chiamare, la seconda in cui prevale nell'alleanza l'asse conservatore (Fini-Follini).
Nella prima parte la spinta riformatrice del governo è a tratti travolgente: legge dei cento giorni, abolizione dell'imposta di successione, legge obiettivo sulle grandi opere, legge bossi-fini contro l'immigrazione, riforma del fisco, riforma del mercato del lavoro, riforma del diritto societario, riforma delle pensioni, riforma della scuola. Tuttavia cause esterne come la crisi internazionale, 11 settembre, introduzione dell' euro e stagnazione europea, apertura dei mercati che travolge la piccola e media impresa italiana provocandone, assieme alla adozione per la prima volta di una moneta forte, una crisi strutturale senza precedenti, e motivi interni, attardarsi su leggi ad-personam e su controversie leggi sulla giustizia fanno perdere al governo la possibilità di affondare colpi decisivi di quella rivoluzione liberale promessa e solo a tratti abbozzata. Rivoluzione che si dovrebbe manifestare in quel sostanziale e duraturo taglio all'imposizione fiscale che è premessa per un altrettanto duraturo e consistente taglio alla presenza dello Stato nell'economia. Il che significa una profonda revisione dello Stato sia nella sua funzione sostanziale ( meno Fisco), sia nella sua struttura formale (federalismo). Ma arrivati al dunque non sono stati capaci del grande salto. Il taglio delle imposte e la riforma federale non hanno superato il fuoco di sbarramento posto dai conservatori di destra e di sinistra. E' stato fermato dal Sud che non ha il coraggio, nè la classe dirigente per accettare una simile sfida e proposta di sviluppo vero.
( Non per appesantire la trattazione ma voglio citare alcuni esempi concreti: durante il governo Berlusconi le pensioni di invalidità sono aumentate di 300.000 unità, il contratto ai forestali calabresi è stato rinnovato, gli impiegati pubblici oltre a non diminuire hanno ricevuto al netto di quello che stanno per riottenere un incremento medio più che doppio degli stipendi rispetto a tutte le altre categorie di lavoratori nello stesso periodo, tutte le centinaia di enti inutili individuati nel 2002 sono ancora "operativi", i ticket non sono stati reintrodotti. potrei continuare a lungo ma credo che ho reso l'idea).
La malattia di Bossi prima e poi l'attacco, durato più di un anno, riuscito, al ministro Tremonti, hanno provocato lo spostamento dell'asse di governo da quello liberale a quello conservatore. E li finisce il sogno di rivoluzione liberale, il governo si inceppa nella propria azione riformatrice e perde, secondo me, in ultima istanza la propia ragione di essere. In realtà Silvio che capisce dell'errore in cui la coalizione da lui creata si sta infilando impone una riduzione dell'Irpef di 6 mld di euro. Ma ormai è tardi ed è insufficiente.
E siamo arrivati alle regionali. La destra conservatrice da quando ha perso alla provincia di Roma ha lavorato ai fianchi questo governo questa maggioranza, non avendo in realtà un piano preciso da contrapporre idee aggreganti se non la gestione del Potere in chiave clientelare. Non capendo che il prevalere di questa destra regalerà il paese alla sinistra che propone le stesse cose della destra conservatrice ma che sa fare molto meglio ( se non altro con più competenza tecnica, meno arroganza e garantendo una certa pace sociale).
In definitiva il centro destra ha iniziato a perdere quando ha iniziato a perdere la propria ragione politica e direi anche storica - cioè quella rivoluzione liberale che era la carta in più, l'illusione che l'attuale premier ci aveva dato- e ha virato verso una politica di accondiscendente gestione del potere.
C'è ancora spazio per ritornare alle origini? Secondo me no, anche se le capacità personali di Berlusconi potrebbero fare un altro miracolo. Tuttavia questa possibilità è senz'altro legata al permanere di questo governo fino alla fine della Legislatura. Fatemi dire pero che il problema vero, che questi nostri politici non capiscono o fanno finta di non capire, è che si puo togliere il Cavaliere ma non si puo togliere di mezzo il nocciolo della questione. Se questo paese non si libera dalle pastoie del clientelismo (e quindi si torna lì: meno stato= meno tasse) il declino e il regresso, prima economico e poi sociale è inevitabile.
Se non si mette le imprese in condizione di creare ricchezza ( e dico le piccole imprese e quelle 20-30.000 medie imprese che ci sono nel sistema paese) tra non molto non ci sarà più niente da distribuire.
Mentre questi signori non-agiscono il mondo va avanti l'Italia è sempre meno competitiva schiacciata da quel macigno che è lo Stato Italiano che non è più in grado di mantenere.
Tutto questo in una situazione che, a livello internazionale, è tutt'altro che rosea. Ci sono molti motivi per ritenere che la situazione macroeconomica a 12-24 mesi potrebbe essere molto peggiore di quella attuale ( crisi valutaria internazionale , bolla immobilare, crisi energetica) e fanno prevedere che il paese sarà costretto a pagare tutto insieme e in base a condizioni poste da altri cio che non ha saputo e voluto pagare a rate con condizioni che si è scelto da solo.

Leonardo Rosselli

</br> POSTILLA: Si parla di discontinuità: ma, a parte il raccapricciante parallelo con termini e modi da notte della prima repubblica, non si vede che discontinuità possa dare un governo bis presieduto dallo stesso B. e costituito almeno dal 90% degli attuali ministri e sottosegretari. Discontinuità di premier? No. Discontinuità di uomini? NO Discontinuità di programma? E quale, visto che i giorni effettivi a disposizione prima della fine dell'anno sono meno di 60 e già tutti pieni di provvedimenti in essere e che il tempo rimanente dovrà gioco- forza essere impiegato nella stesura della Finanziaria, che è già tra l'altro decisa nel suo asse portante ( utilizzare le poche risorse per un taglio- modifica dell'Irap)?? Nessuna discontinuità di leadership, di uomini di programma. Ma allora a che gioco stanno giocando? No qui c'è dell'altro.
Questo altro possono essere ragioni di opportunità politica: in caso di elezione anticipate è probabile che il centrosx vinca con un ampia maggioranza tale che possa far a meno di Rifondazione: Il sogno dei poteri forti e dei tecnoburocrati di Bruxelles.
Oppure.. oppure qui c'è una serie di Consigli che scadono il prox mese (Enel, Eni, Poste e RAI)...
Tutto sommato preferirei la prima, almeno vorrebbe dire che un briciolo di progettualità politica, seppure spregiudicata, è rimasta. Ho tanta paura che sia la seconda.