Quel sogno del partito conservatore italiano
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<p>“Ci sarebbero grandi vantaggi conseguenti alla semplificazione della Casa della libertà e, più in generale, al rinvigorimento del sistema politico italiano.
L’approdo sarà quello di una sezione italiana del Ppe, intesa come sintesi delle culture politiche cattoliche e liberali nostrane.
Cio che condizionerà la realizzazione del nuovo partito dei moderati sarà la capacità di legarsi alle culture politiche che hanno fatto la storia del nostro paese, con riferimento particolare alla sensibilità laica ma non laicista del popolo moderato - conservatore italiano…
<p><p>Frenata, rilanciata, caduta nel dimenticatoio: la proposta di costituire un partito unico, o meglio, un’entità che raggruppi le principali forze politiche del centrodestra, dopo le operazioni di semplificazione che sono state avviate (e non concluse) sul versante del centrosinistra, langue tristemente.
La classe dirigente italiana, in questo caso quella appartenente all’area di centrodestra, giudica con il metro della convenienza elettorale l’eventuale nascita del partito unico, sponsorizzata da Berlusconi.
Fini (?) dovrebbe temere di imbarcare An in un contenitore eccessivamente moderato, che lasci scoperta una prateria di consensi facilmente intercettabili alla destra del partito di Via della Scrofa (diversa la prospettiva nell’ipotesi della creazione di una lista Fini, che si aggancerebbe con minori difficoltà al partito dei moderati, tenendo comunque coperto da assalti esterni l’elettorato più a destra).
Casini e Follini sperano di sostituire il “vuoto” di strutture e di radicamento territoriale imputabile a Forza Italia, caratterizzando secondo democrazia la vita interna del futuribile partito nuovo dei moderati, supportando il suo “corpo” con l’apporto di circoli, associazioni, cooperative vicine al mondo cattolico. Ma hanno bisogno di tempo per realizzare queste geometrie organizzative, magari giocando di sponda con Alleanza Nazionale, anch’essa ben radicata tra la gente.
La Lega del redivivo Senatur non vuole disperdere il patrimonio di consensi, amministrato in maniera ambigua e con ripercussioni sull’attività di questo governo, dovuto al suo ruolo ministeriale e ribelle al contempo.
In questo contesto la discussione relativa alla costituzione del partito unico, patrocinata in prevalenza da Forza Italia, si è appannata.
Eppure grossi sarebbero i vantaggi conseguenti alla semplificazione della Casa della libertà e, più in generale, al rinvigorimento del sistema politico italiano.
Oltre ai miglioramenti sul versante della coesione delle coalizioni, oltre alla conseguente governabilità, assicurata alla compagine ministeriale sostenuta dalla maggioranza di turno vincente alle elezioni (quale che sia il sistema elettorale che verrà adottato: o maggioritario o proporzionale con sbarramento serio e premio di maggioranza), c’è un altro aspetto importante che deriverebbe dalla nascita del bipartitismo: la fine del rapporto di “vassallaggio” e di interesse mercenario che si instaura, sistematicamente, tra uomo politico e leader della colazione al momento della definizione delle candidature da schierare nei collegi elettorali considerati “sicuri”, “enclavi” cioè che danno accesso certo (di solito) alla Camera o al Senato, a quel candidato espresso da una delle due coalizioni, che sfrutta così a proprio vantaggio la tradizione di appartenenza politica dei cittadini residenti in tale collegio.
Le trattive imbastite alla vigilia delle elezioni dai principali esponenti politici, di entrambe le coalizioni, al fine di portare a casa più candidature possibili nei cosiddetti colllegi “sicuri”, tradiscono lo spirito di servizio che un politico dovrebbe mettere a disposizione della propria gente, cercando di candidarsi in collegi di cui conosce le problematiche, ponendo orecchio alle richieste degli elettori che si candida a rappresentare in Parlamento.
La nascita di una formazione dal 35 - 40% dei voti dovrebbe mettere fine a questa tendenza furbesca e sorda alle vocazioni profonde della politica.
Ma non sono solo rose e fiori: un grosso problema che condizionerà la realizzazione del nuovo partito dei moderati sarà la capacità di legarsi alle culture politiche che hanno fatto la storia del nostro paese, con riferimento particolare alla sensibilità laica ma non laicista del popolo moderato - conservatore italiano.
L’approdo sarà quello di una sezione italiana del Ppe, intesa come sintesi delle culture politiche cattoliche, liberali e riformiste nostrane.
La strada del rassemblement alla francese prospetta l’adesione a delle identità che vanno rispettate ma non appartengono a noi e non possono essere assunte a base del “contenitore” del nuovo centrodestra italiano.
<p>
Winston</p>
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