3.836 km con un litro

<img src=”http://www.ultimathule.it/images/articoli/ecomarathon.jpg” align=left>
<p></br> </br> </br> </br>“Sul circuito francese di Nogaro un’auto a idrogeno ha consumato 1,75 grammi di idrogeno per percorrere 25,272 km. L’equivante di 3.836 km con un litro di benzina.
Durante la Shell Eco-marathon, in Francia, si è mostrato al mondo cosa potrebbe essere una macchina con le attuali tecnologie. Perchè allora certe tecnologie che esistono e funzionano non vengono diffuse?
Osservando i consumi di queste automobili e subito dopo quelli delle nostre attuali, chiunque facesse un ragionamento banale (in senso semplice, non sciocco) e anche un minimo altruista, potrebbe essere colto da sdegno. Sdegno in parte giustificato; sembra infatti ovvio pensare che se si consuma meno carburante la cosa influirà di certo molto bene sull’ambiente che ci circonda, quindi sulla nostra salute e sui costi nei bilanci familiari o personali (visto che per benzina si spendono centinaia di euro al mese) che da sola varrebbe una mossa politica fra le più grandi che attualmente si possano concepire, più soldi in tasca a tutti con lo stipendio di sempre. Fantastico! E allora perchè non si fà?!
Ecco la mia risposta…”
<p>Sembra infatti ovvio pensare che se si consuma meno carburante la cosa influirà di certo molto bene sull’ambiente che ci circonda, quindi sulla nostra salute e sui costi nei bilanci familiari o personali (visto che per benzina si spendono centinaia di euro al mese) che da sola varrebbe una mossa politica fra le più grandi che attualmente si possano concepire, più soldi in tasca a tutti con lo stipendio di sempre. Fantastico! E allora perchè non si fà?!
Ecco su questa domanda vorrei dilungare la mia spegazione:
Innanzi tutto bisogna rendersi conto di svariati fattori che al primo sguardo passeranno di certo inosservati ai più:

  • i sistemi economici che attualmente esistono derivano da vecchi sistemi, già presenti a loro tempo come innovazione dei loro predecessori;
  • la tecnologia deve essere utile non distruttiva;
    poniamoci anche le domande:
  • che tipi di autoveicoli sono? a che velocità vanno? che fattore di sicurezza danno all’automobilista durante la guida?
  • a chi gioverà tutto cio?
  • le persone che stanno al governo o viceversa all’opposizione perchè non indicano mai in queste tecnologie una soluzione fattibile per il presente e non solo?
    Questi autoveicoli, che in primis sono altamente tecnologici, sia per i materiali, ultraleggeri, che per tante altre soluzioni a problemi cruciali quali i motore e le sue prestazioni, probabilmente avranno costi non da poco, sicuramente molto più alti delle auto attualmente in commercio e, pur ipotizzando una produzione di questi da parte di grandi industrie (il che provocherebbe sicuramente un abbassamento dei costi notevole), risulterebbe probabilmente anticompetitivo con le auto in commercio per le prestazioni: ad esempio la velocità che si potrà tenere con quelle auto non sarà superiore al 30-40 km orari, e già avrei dubbi nel dire cio, anche se non ne sono informato, in più sarà un auto che al primo incidente o sarà da buttare o cmq avrà costi spaventosi, e che dire cmq della sicurezza per l’automobilista e per i suoi comfort?
    Se chiedi a un rappresentante di guidare un auto che a ogni buca lo farà sobbalzare o da cui ne uscirà molto provato credo che ti risponderà dicendo di voler continuare a guidare l’auto attuale anche se gli costa di più. Quello che non spenderebbe in benzina lo pagherebbe in cure mediche.
    Ipotizzando comunque di aver risolto tutti questi problemi vi è un problema di maggior impatto sociale che basterebbe da solo a ben ripensare alla cosa: ma quante persone lavorano attorno al settore auto e benzina? Quanto capitale è stato investito e quanto potrebbe incidere un cambiamento radicale di uso e consumo di questo sul piano di rapporti generali fra nazioni e fra le corporazioni?
    Il quadro complessivo è a dir poco catrastrofico: solo da noi la FIAT segnerebbe un crollo nelle vendite di usato e per i modelli attuali, a vantaggio sicuramente di quelli nuovi, ma ogni anno l’azienda investe miliardi a iosa per macchinari dediti alla produzione delle macchine attuali e questi mega impianti si ammortizzano in molti anni, micca in giorni, se blocchi loro la produzione per una settimana, considerando i sindacati, già faresti danni enormi, se blocchi loro la vendita per spiazzo del prodotto salta tutto, Torino si troverebbe disoccupata, e forse solo allora sarebbero costretti a venderti una di queste nuove auto, magari a qualche centinaia di euro. Si pensi poi che il costo al litro di benzina arriverebbe alle stelle (perchè ovviamente i paesi produttori farebbero giustamente ostruzionismo. Anche loro che fanno parte del gioco del commercio internazionale è giusto che abbiano il loro guadagno e i loro interessi) dopo di che ti troveresti ad avere un costo di bolletta elettrica che t’ammazza, perchè negli impianti di produzione elettrica tipo cogenerativo (diffusissimi in tuttto il mondo) i costi andrebbero alle stelle, con conseguente riadattamento del sistema produttivo energetico in altre forme più competitive, ma che prima di tot anni non si potrebbero costruire per ovvi problemi di tempistica costruttiva e di iter burocratico. La cosa non reggerebbe e basta.
    Ti dico di più: alla peggio potresti trovarti con folle inferocite che formerebbero bande armate, con conseguente ipotesi di golpe istituzionale e parlamentare.
    Anche se è vero che l’utilizzo di queste tecnologie aiuterebbe in tanti settori, ci migliorerebbe la vita futura e magari ci farebbe evitare tutte queste guerre che ci sono in giro per il mondo per la corsa ad accaparrarsi più risorse strategiche e materie prime possibili, non dobbiamo dimenticarci che oggi la società ha comunque un orientamento che nel bene o nel male funziona e la cui variazione più sarà veloce e globale più creerà guerre e conflitti di interesse.
    Un cambiamento è necessario perchè nell’attuale sistema di problemi ce ne sono e forse uno sviluppo delle auto (e non solo in quel senso ma anche nel senso del protocollo di kyoto) sarebbe sicuramente il giusto modo di andare avanti ma questo cambiamento dovrà essere assolutamente graduale e andare di pari passo con tutti i settori interessati che si dovranno trovare ad un tavolo delle trattative e trovare accordi da dover rispettare (problema non da poco quando a essere sul banco sono strutture che costituiscono una buona percentuale del mercato mondiale, grazie a cui vivono milioni di famiglie in tutto il mondo).
    Se già nell’oggi vogliamo vedere uno spiraglio di speranza possiamo andare a guardare un nostro primato europeo rispetto agli USA: da noi le auto consumano molto meno. Bene quind, se non fosse pero che da noi i motori si rovinano prima e il costo benzina è alle stelle. In America la benzina al litro coste sulle 700 lire neanche. Ma l’America è grande e il giro di affari e le distanze sono molto maggiori. Per cui: prima di fare paragoni e ipotizzare speranze irreali pensiamo alle differenze e gli ostacoli che si frappongono.
    Il problema, anche se a prima vista sembra di ovvia risoluzione, in realtà non lo è per niente.
    Anche tenendo conto che vi sia avidità fra i potenti della terra, e che alcune aziende non siano propense a un cambiamento per mentalità retrograda (cosa di cui dubito se ci fosse da fare soldi), non ci sarebbe spiegazione per cui queste auto non siano già circolanti se non che i governi del mondo avrebbero già adottato queste tecnologie se quest’ultime non avessero avuto tutte queste implicazioni difficilmente risolvibili nel breve termine.
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L’Ingegnere Bolognese

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