Quando si dice il regime

“Siamo forse alla vigilia di una Nuova Resistenza contro la costruzione di quel regime che potrebbe formarsi proprio dopo aver svuotato di senso la parola 'regime' oggi invocata contro Berlusconi. Quale controllo, quali freni e quali limiti avrebbe la sinistra domani se i magistrati, i finanzieri, gli affaristi, i capi delle lobbies, i giornalisti e i satiri che oggi 'difendono la democrazia dai continui attacchi di Berlusconi' faranno parte della stanza dei bottoni?”<p>Visti i tempi che corrono, durante i quali si invoca la libertà di informazione mascherando in realtà il desiderio di ri-occupare il servizio pubblico televisivo con giornalisti e mezzibusti di partito o affini, considerato che si invoca la libertà di satira mascherando in realtà il desiderio di una faziosa libertà d'insulto, utile strumento per infierire sull'avversario politico e non informare (come del resto vuole una consolidata tradizione comunista storicamente verificabile), credo che in questi tempi urga la necessità di restituire a certe parole il loro vero singificato. Soprattutto ad alcune.
Dire 'regime', 'dittatura', 'duce', 'attentato alla democrazia', 'violazione della Costituzione' significa raccontare il peggio dell'immaginabile. Dire che tutto questo è in atto oggi è mentire deliberatamente, attraverso un uso improprio o sproporzionato di parole così delicate.
Io dico 'bianco' o dico 'nero' quando sono difronte a qualcosa di bianco o di nero, e che sono davanti al grigio chiaro o al grigio scuro quando sono innanzi a una di queste scalature del grigio. È un preciso diritto della gente sapere le cose come stanno, soprattutto da parte di chi avrebbe la pretesa di informare i cittadini.
Dico tutto questo perchè ho in verità un'altra e più grande paura: che questo artificio sia un gioco calcolato, scientificamente messo in campo da chi ha il disperato bisogno di conquistare il potere, sedersi nella stanza dei bottoni e combinare qualcosa che nemmeno oso pensare. Non ci sarebbe del resto da meravigliarsi. Così come, con un vero regime in atto, non ci sarebbe da meravigliarsi se il cittadino comune, ormai assuefatto da allarmi ingiustificati, non si armasse per difendere, quella volta sì, i proprio diritti e le proprie libertà messe in pericolo.
Siamo forse alla vigilia di una Nuova Resistenza contro la costruzione di quel regime che potrebbe formarsi proprio dopo aver svuotato di senso la parola 'regime' oggi invocata contro Berlusconi.
Quale controllo, quali freni e quali limiti avrebbe la sinistra domani se i magistrati, i finanzieri, gli affaristi, i capi delle lobbies, i giornalisti e i satiri che oggi 'difendono la democrazia dai continui attacchi di Berlusconi' faranno parte di quel grande sistema di potere con l'aggravante di aver abilmente svuotato nel mentre il significato così delicato di parole così importanti come 'regime' e 'dittatura'?
La Resistenza possiamo solo cominciare a condurla opponendo al rumore delle parole la forza dei fatti che ci danno ragione.
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Andrea Bonacchi
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