La causa palestinese che non c'è più
<IMG SRC=”http://www.ultimathule.it/images/articoli/causa_palestinese.jpg” ALIGN=LEFT>
</br></br></br>“Per anni si è simpatizzato per il popolo palestinese ma con il passare del tempo qualcosa è cambiato.
Oggi forse non esiste più una causa palestinese o se esiste non è più al primo posto.
Con la vittoria di Hamas il popolo palestinese ha scelto una strada, un percorso che non renderà i loro martiri degli eroi da ricordare nelle note di una canzone ma dei tristi protagonisti del folle disegno di una guerra persa in partenza…”</i>
<p><p>Per anni si è simpatizzato per il popolo palestinese, condannando qualsiasi azione d'Israele, cantando a squarciagola Settembre nero dei 270 bis.
Si è manifestato contro il muro eretto dagli Israeliani, con lunghi striscioni e comunicati stampa che il più delle volte contrastavano il pensiero del nostro Presidente Fini, Ministro degli Esteri e difensore dell'opera che dovrebbe difendere lo Stato ebraico dagli attacchi dei kamikaze.
Abbiamo pianto per i bambini palestinesi uccisi dai carri armati o dai soldati israeliani e non abbiamo mosso dito per manifestare quando decine di persone morivano a Tel Aviv o nelle colonie.
Ci siamo tappati gli occhi, volendo vedere solo il bene da una parte, senza nessun spirito critico ma con un unico tarlo in mente: Israele era lo stato invasore e il Palestinese il popolo oppresso.
E' certamente una parte della verità ma non assoluta e con il passare del tempo qualcosa è cambiato in quel popolo che in tanti ci piaceva identificare come il nostro. Non sono uno studioso ma nemmeno un fine esperto di geopolitica o storia per notare dei cambiamenti radicali in quelle terre che un tempo erano, ma ancora oggi lo sono, la nostra Terra Santa.
Gli ebrei dovevano essere i nemici mentre i Palestinesi, quel popolo che non ne faceva una guerra di religione ma una questione nazionalistica e di autodeterminazione, nostri amici bisognosi di un aiuto. Ci abbiamo provato ma a quanto pare, nel terzo millennio, non importa raggiungere l'obbiettivo d'avere uno stato libero ed indipendente ma bisogna distruggere Israele ed espandere ed imporre il volere del Corano.
La vittoria di Hamas è solo l'ultimo tassello di una trasformazione della Questione palestinese, afflitta da guerre intestine, eterni episodi di corruzione che pian piano hanno minato la stabilità di un leader come Arafat. La lotta per la sua eredità, un vero tesoro, mentre il popolo moriva di fame o la scoperta che il cemento per il muro veniva prodotto e venduto dagli stessi palestinesi sono solo piccoli esempi.
Forse abbiamo letto troppo distrattamente gli appelli giunti dai Cristiani di Gerusalemme che puntualmente hanno denunciato le violenze continue da parte dei musulmani palestinesi, siano essi appartenenti ad Hamas che alle milizie di Fatah o all'Autorità Palestinese.
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Un risveglio tardivo_ Forse troppo tardi abbiamo notato che, nonostante qualcosa cambiasse nella politica Israeliana, gli attacchi suicidi non terminavano ma proseguivano tracciando ancor più lunga la striscia di sangue di questo lungo conflitto. Non abbiamo voluto ascoltare o forse troppo tardi abbiamo sentito che Hamas non vuole solo uno Stato autonomo palestinese ma il suo obbiettivo è quello di far scomparire Israele, quello Stato che ogni tanto porge la mano per cercare una soluzione. Un progetto, quello di Hamas, evidentemente convincente e sottoscritto dal popolo palestinese, che non puo trovar consenso nè tra gli amici di Isreale nè tra i nemici perchè quest'ultimi dovrebbero capire che è una guerra persa in partenza e una guerra ingiusta che porterà solamente morte e distruzione da ambo le parti.
Forse Hamas ha vinto, come qualche opinionista dei maggiori quotidiani ha scritto nella proprio testata, grazie ad un voto di protesta contro Fatah, la storica formazione, accusata da piu parti, d'essere corrotta in molti suoi dirigenti. Forse perchè oramai non c'è più la voglia d'avere uno Stato ma si vuole continuare una guerra di religione e veder trionfare il proprio credo rispetto a quello altrui.
Questo cambiamento, se così si puo chiamare, ha suscitato in me mille pensieri che in parte mi hanno fatto aprire gli occhi su dei fatti che hanno fatto traballare il mio credo. Oggi forse non esiste più una causa palestinese o se esiste non è più al primo posto. Il popolo palestinese ha scelto una strada, un percorso che non renderà i loro martiri degli eroi da ricordare nelle note di una canzone ma dei tristi protagonisti di un folle disegno definito divino.
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Salvatore “Sasso” Deidda </p>
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