Prato, le frontiere di oggi

“Ai pratesi manca l’idea definita di come affrontare la crisi industriale.
Le amministrazioni locali dovrebbero radicare, operando prima di tutto a livello culturale, la consapevolezza che Prato puo crescere ancora economicamente.
Le amministrazioni della sinistra dovrebbero indicare nella costruzione di un polo di servizi, nel rafforzamento dell’Università, gli snodi fondamentali da cui far partire la riscossa di Prato…”
<p>Piena crisi industriale per la città di Prato: terza per numero di abitanti relativamente all’Italia centrale, seconda in Toscana alle spalle di Firenze, Prato deve a tutti i costi aggiornare il proprio ruolo, sfruttando le risore umane e materiali a disposizione, alla luce dell’inequivocabile tramonto di una produzione industriale le cui coordinate sono ormai ancorate al passato.
La fase di esplosione industriale, iniziata negli anni 60’ in tutta Italia con particolare riferimento al nostro distretto, ha attirato presso il centro laniero un numero elevato di immigrati italiani e stranieri alla ricerca di lavoro.
Dalla fine degli anni ‘80 anche Prato è caduta in disgrazia, industrialmente parlando, a causa di una serie di errori strategici commessi dai politici locali e dai rappresentanti degli industriali pratesi.
Su questa situazione di precarietà si è poi innestato il problema della concorrenza sleale degli immigrati cinesi, senza dimenticare quelle mutazioni sociali graduali, che durante i decenni del secondo dopoguerra hanno portato ad un aumento generalizzato dei livelli di benessere, modificando di conseguenza il settore su cui si sono concentrate le attività lavorative degli italiani (passaggio da secondario a terziario).
A tutt’oggi le realtà economiche ed industriali della nostra città non sembrano aver colto la portata del fenomeno: gravi responsabilità vanno attribuite alle giunte di sinistra che ci hanno amministrato fino ad ora e chissà per quanto continueranno a farlo, miopi e impreparate ad affrontare le sfide della Prato di oggi, incapaci di oltrepassare le frontiere che si manifestano all’orizzonte del nostro cammino quotidiano.
Perchè c’è voluta la chiusura di gran parte di lanifici pratesi, prima che le amministrazioni Ds comprendessero l’importanza di installare a Prato un centro di offerta di servizi nell’ambito terziario, che fosse all’avanguardia in tutta Italia? Si dice che il neo sindaco Romagnoli abbia espresso la volontà di affrontare il problema del gap tra trasformazione delle attività industriali e insufficienza dell’offerta terziaria a Prato.
Bisogna che il progetto pero sia di largo respiro e sia orientato a soddisfare il dispiegamento effettivo delle nostre potenzialità, evitando di elargire favori a ristrette elite di industriali, con lo scopo nascosto (a volte addirittura palese) di mantenere attivo un circolo di restituzione reciproca di favori, funzionale al rastrellamento di voti pro-centrosinistra.
Entrando nel merito dei progetti annunciati dal comune, la costruzione di una rete di collegamenti stradali tra Prato e la zona Empoli - Signa potrebbe costituire un primo tassello da utilizzare per stabilire un’organica presenza di offerta di servizi, relativamente alla provincia di Prato.
Ma non ci dovremmo fermare qui, visto che la costruzione di nuove infrastrutture è senza dubbio un dato positivo, se pero collegato con una reale funzionalità e modernità delle infrastrutture stesse. Ai pratesi manca cioè un’idea definita di come affrontare la crisi industriale.
Le amministrazioni locali dovrebbero radicare, operando prima di tutto a livello culturale, la consapevolezza che Prato puo crescere ancora economicamente.
Le amministrazioni della sinistra dovrebbero indicare nella costruzione di un polo di servizi, nel rafforzamento dell’Università, gli snodi fondamentali da cui far partire la riscossa di Prato. In realtà sarà molto difficile che questo avvenga con l’attuale classe dirigente targata Ds: Del Vecchio e compagni sono imbevuti di una visione della città passatista, dove gli operai e le industrie tessili vengono ancora messe al centro del quadro economico - industriale cittadino. Quando Prato, oltre all’attività industriale vecchio stampo, sarà costretta a perdere anche il settore in piena espansione del terziario (commercio e quant’altro), i nostri concittadini forse apriranno gli occhi sull’inadeguatezza degli amministratori attuali.
<p> Winston </p>