Giù le tasse. Ma vince solo Silvio

“E’ una rivoluzione culturale prima che economica.
E' una restituzione di libertà di scelta all' individuo, è un colpo inferto a chi crede che qualche politico possa spendere il nostro denaro per noi meglio che noi stessi.
Tutto sembrava esser stato vanificato dalla pretesa degli alleati Fini e Follini.
Questi due personaggi avrebbero preferito utilizzare i soldi versati dai cittadini per qualche ritocco alle tasse sulle imprese e, soprattutto, per aumentare gli stipendi ai dipendenti pubblici. Per non parlare poi della levata di scudi contro i probabili tagli al Sud, come se gli aiuti versati nell' arco dei cinquant'anni di malgoverno siano serviti a migliorare le condizioni del meridione.
Su tasse e tagli alla spesa pubblica lo scontro con la politica italiana deve essere culturale, non meramente economico : dobbiamo lottare per far capire che lo stato non è un entità a sè confronto ai cittadini, lo stato è un soggetto 'parassita'.
Non dobbiamo lottare, ad esempio, contro Diliberto del PRC il quale afferma che con il taglio delle tasse si vuol fare un altro regalo ai ricchi dicendo che cio non corrisponde al vero perchè anche i meno abbienti ecc. ecc.
Dobbiamo rispondere che questa è giustizia.
Dobbiamo rispondere che la giustizia non è 'meno tasse ai poveri e più tasse ai ricchi' perchè è assurdo penalizzare il successo e il merito, perchè il cittadino crea lo stato per migliorare la propria vita e non per concedergli il diritto alla confisca del prodotto del proprio lavoro…”

Vince Berlusconi e la sua voglia di mantenere gli impegni presi con l' elettorato nel 2001. La nuova irpef (ora Ire ) prevede tre aliquote al 23, 33 e 39 % più un 4% per il 2005 per i redditi al di sopra dei 100.000 euro. Questo taglio si è reso possibile grazie ai 6,5 miliardi di euro sottratti alla spesa pubblica.
Per noi sostenitori della formula 'meno Stato più individuo' è un passo in avanti notevole, una rivoluzione culturale prima che economica. E' una restituzione di libertà di scelta all' individuo, è un colpo inferto a chi crede che qualche politico possa spendere il nostro denaro per noi meglio che noi stessi. E' un passo fondamentale per invertire la tendenza, ovvero uno Stato al servizio dei cittadini e non i 'sudditi' al servizio dello Stato.
Probabilmente era possibile fare di più, tagliando più ampiamente la spesa pubblica ( 6,5 su 640 miliardi di spesa totale non ci sembra sia un taglio capace di produrre la macelleria sociale che la sinistra e i sindacati predicano ), riducendo gli impiegati nella pubblica amministrazione aumentandone l' efficienza tramite una razionalizzazione e utilizzando la leva della produttività.
Con grande soddisfazione della sinistra e del partito della spesa pubblica interno alla Casa della Libertà, il governo Berlusconi aveva qualche settimana fa deciso di rinviare ulteriormente, al 2006, il taglio dell' Irpef. Questa epocale riforma costituiva il punto di forza del 'Contratto con gli italiani' firmato dal premier durante la campagna elettorale del 2001, campagna elettorale premiata dagli italiani conferendo al centrodestra una grande maggioranza parlamentare.
Berlusconi aveva più volte lanciato l' annuncio dell' approvazione della riforma in contemporanea alla legge finanziaria per il 2005. Milioni di italiani avevano sperato di utilizzare le nuove aliquote per il pagamento delle tasse del prossimo anno. Purtroppo tutto sembrava esser stato vanificato dalla pretesa degli alleati Fini e Follini di utilizzare i fondi disponibili per tagli all' Irap e per 'aiuti alle famiglie' e, solo nel 2006, dedicarsi all' Irpef. Questi due personaggi avrebbero preferito utilizzare i soldi versati dai cittadini ( quelli grazie ai quali lo 'stato' puo esistere ) per qualche ritocco alle tasse sulle imprese ( Irap, una tassa assurda sulle attività produttive sicuramente da abbattere ) e, soprattutto, per aumentare gli stipendi ai dipendenti pubblici.
Aumento che, secondo i sindacati, dovrebbe essere del 8% (!), una cifra impensabile in un contesto di mercato, ma naturalmente possibile nel settore pubblico, ovvero con i soldi versati dai cittadini allo stato. Insomma un vero e proprio esercizio di 'fidelizzazione' dei voti. Per non parlare poi dei probabili tagli al Sud , nei confronti dei quali assistiamo giornalmente ad una levata di scudi, come se gli aiuti versati nell' arco dei cinquant'anni di malgoverno siano serviti a migliorare le condizioni del meridione. Certo, meno aiuti e, probabilmente, meno voti al Sud, ma forse finalmente uno sviluppo genuino ponendo i cittadini di fronte alle proprie responsabilità.
Uniamo a tutto cio l' abilità con la quale una serie di poteri come la Banca d' Italia e la nuova Confindustria di Montezemolo ( che chiede aiuti al Sud ma le nuove fabbriche le apre in Polonia ) hanno corteggiato e 'legittimato' ( come se il voto del popolo non fosse sufficiente ) questi leader della CdL in funzione anti-Berlusconi ( e loro, a mio modesto avviso, ci sono cascati in pieno ) con il fine ultimo di far fallire il governo e portare alla vittoria la sinistra nel 2006.
Così il centrodestra sembrava aver perso la sfida alla politica italiana, in cui cambiano i musicisti ma lo spartito resta lo stesso.
La rivoluzione culturale sperata nel 2001 pareva fallita, per responsabilità interne allo schieramento. Infatti su tasse e tagli alla spesa pubblica lo scontro con la politica italiana deve essere culturale, non meramente economico : dobbiamo lottare per far capire che lo stato non è un entità a sè confronto ai cittadini, lo stato è un soggetto 'parassita' che vive sottraendo ai 'produttori' parte del loro prodotto e non ha una facoltà assoluta sul frutto del lavoro degli individui. Inoltre i politici devono assumersi come impegno morale un oculato utilizzo dei soldi dei cittadini eliminando il superfluo e le spese inutili. E spesso per arrivare a cio è necessario passare al taglio di entrate, che a stato ed enti locali sembrano infinite, così da dover scegliere per l' efficienza, tipica, ad esempio, del sistema privato.
Non dobbiamo lottare, ad esempio, contro Diliberto del PRC il quale afferma che con il taglio delle tasse si vuol fare un altro regalo ai ricchi dicendo che cio non corrisponde al vero perchè anche i meno abbienti ecc. ecc. Dobbiamo rispondere che questa è giustizia, ovvero che non accettiamo di definire 'regalo' lasciare più soldi nelle mani di chi li produce e percio ne è il legittimo proprietario.
Dobbiamo rispondere che la giustizia non è 'meno tasse ai poveri e più tasse ai ricchi' perchè è assurdo penalizzare il successo e il merito, perchè il cittadino crea lo stato per migliorare la propria vita e non per concedergli il diritto alla confisca del prodotto del proprio lavoro.
Dobbiamo batterci perchè venga riconosciuto che la tanto decantata progressività delle imposte non è giustizia sociale, ma ingiustizia personale.
Dobbiamo lottare per un taglio della spesa pubblica, che è invece aumentata, dimostrando che l' efficienza dei servizi ( naturalmente da ridurre a quelli essenziali ) passa anche dalla forzosa razionalizzazione della spesa ( un esempio lampante è quanto successo nelle Forze Armate : sempre meno risorse ma sempre migliori reparti richiesti su molti fronti dalle migliori FFAA del mondo, quelle statunitensi ).
Negli ultimi giorni il Premier ha dato il suo aut-aut ai membri recalcitranti della coalizione ( AN e UDC ): o si taglia l' Irpef come promesso agli elettori o si restituisce la parola agli italiani.
Berlusconi si sta dimostrando il 'rivoluzionario' del 1994 e del 2001, il Berlusconi della rivolta fiscale, l' antistatalista, il self-made-man ( per questo piace agli americani ) che non giudica il successo economico come un furto o uno sfruttamento ai meno abbienti. Meno abbienti che possono aumentare il proprio standard economico grazie a questo circolo virtuoso, non certo grazie alla tanto decantata redistribuzione statale delle risorse.
Per questo Berlusconi rimane il punto di riferimento e l' uomo che puo cambiare il trend che in Italia prosegue dal secondo dopoguerra.
Sui suoi alleati, probabilmente, ci eravamo sbagliati.

'Il governo non è il proprietario del reddito dei cittadini e, pertanto, non puo disporre di carta bianca in merito.' Ayn Rand

J.Landi </p>