Partito unico, è giunta l'ora
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<p>“Oggi come non mai il dibattito per il partito unico non solo deve essere ripreso ma deve essere lanciato una volta per tutte nel panorama politico italiano.
Se dall’altra parte nascerà con tutta probabilità un partito democratico, dalla parte del centrodestra è doveroso dare vita ad un soggetto conservatore più vicino al GOP statuitense che al PPE nostrano.
E ci dicono fandonie quando ci parlano di un popolo che non sarebbe “ancora pronto”. Gli unici che non vogliono essere pronti sono i politici: la storia dell’unità della destra creerà parecchi malumori, specie a chi culla sogni di revival scudocrociati ed è pronto anche a patti scellerati pur di portare a termine simili progetti.”<p>L’ argomento del partito unitario del centrodestra è tornato in primo piano dopo la consultazione elettorale, anche tra i TocqueVillers. Riproponiamo due articoli sul tema scritti qualche tempo fa.
“Partito unico, finalmente”
(…) i veri leader si vedono nel momento delle difficoltà, e Berlusconi si è dimostrato tale. Ha lanciato nel dibattito politico del centro-destra il tema del partito unico, della stretta unità dei partiti che formano la CdL ed aperto ad altre sensibilità ( radicali e Mussolini ).
E' riuscito a rimettere nelle mani degli alleati la decisione più importante per il futuro dell' alleanza. L' unità del polo alternativo al progressismo sarà l' ennesima rivoluzione nella politica italiana attuata da Berlusconi. Con lui è nata l' Italia bipolare che va via via perfezionandosi. E lui vuole portare questo processo all' arrivo finale e naturale: due blocchi coesi politicamente ed eterogenei idealmente, che si sfidano su diverse linee programmatiche e culturali.
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L' unità della destra è auspicabile non solo politicamente, visti anche i movimenti dell' altra parte, ma soprattutto culturalmente e per due importanti motivi: creare per l' Italia esecutivi stabili e che possano dare vita all' alternanza governativa ; creare quella 'fusione' che esprima la destra diffusa, ovvero il liberalismo, il pensiero cristiano e sociale, i principi libertari e il popolarismo.
Naturalmente le forze politiche che hanno avuto meno difficoltà nell' ultima tornata elettorale hanno subito avanzato condizioni su condizioni per aderire al progetto. Specialmente l' Udc, che oramai non mostra remore a dichiarare il suo obiettivo principale : sostituire Berlusconi con Casini (…) se partito unico o federazione sarà, la scelta della leadership sarà il tema principale.
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I democristiani hanno voluto subito puntare ai loro benefici politici, non interessandosi al gran valore culturale della proposta.
La Lega è scettica sulla confluenza nel partito unico, ma pare interessata ad una eventuale federazione territoriale al futuro soggetto unitario, sul modello della Csu bavarese con la Cdu nazionale in Germania.
Anche in An si contano numerosi mal di pancia, iniziando dal leader di Destra sociale, Alemanno. Il più entusiasta, un entusiasmo inteso come volontà di lavorare sul progetto, è stato l' ex ministro Gasparri, che con Ferdinando Adornato ( parlamentare di FI e presidente della Fondazione Liberal ) ha animato la conferenza di ieri. Proprio Adornato con la sua fondazione ( che propone l' ottimo bimestrale 'Liberal' ) puo essere indicato come il vero precursore del progetto di una formazione unitaria della CdL. La sua proposta è costituita da quattro step : convegni ed incontri con la base elettorale del centrodestra e 'definire il profilo identitario del nuovo soggetto'; 'pronunciamento ufficiale dei partiti'; creazione di un 'comitato costituente' e 'congresso fondativo'.
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Il dibattito è finalmente aperto, ed è un dibattito troppo importante, in cui è doveroso partecipare.
Nel mondo non mancano gli esempi di aggregazioni di centro destra, con la struttura di un partito unico e con la pluralità di idee e filosofie all' interno.
Un esempio classico è dato dal Partito Repubblicano statunitense, dove convivono i neocon e i realisti kissingeriani, la Christian Coalition e gli individualisti libertari.
Queste correnti trovano la sintesi in diversi leader che poi si giocano la leadership del partito nelle primarie nazionali. Una volta scelto il leader dalla base, il partito marcia unito, certo non acriticamente, casomai cercando di effettuare opera di persuasione politica e culturale del leader e non ricorrendo a ricatti di natura poltica-poltronista.
L' altro esempio è il Partido Popular spagnolo di Aznar. Nato da una fusione di quattro partiti minori, ha dimostrato la propria stabilità e la propria capacità negli otto anni di governo.
Insomma i punti di riferimento non mancano, ma l' indispensabilità della buona volontà e della correttezza non sono cose facili da pretendere dalla politica italiana.
Speriamo ci sia la possibilità di qualche eccezione.
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“Partito unico, impegnarsi e andare avanti”
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Molti di noi avevano da subito supportato l' idea del partito unico, ancora una volta rivoluzionaria nella politica italiana, lanciata dal premier Berlusconi.
Fortunatamente non siamo stati i soli, infatti molti pensatoi e pubblicazioni della destra culturale italiana ben più importanti di noi, hanno lavorato subito per questa nuova sfida. Liberal, il bimestrale diretto da Adornato, da tempo aveva iniziato a coltivare il terreno nella direzione di una più stretta alleanza tra i componenti della CdL. A Liberal si è affiancato l' altro prestigioso bimestrale diretto da Pierluigi Mennitti, Ideazione.
Adornato è passato subito all'azione organizzando una conferenza stampa con vari esponenti della CdL disponibili a lavorare all' ipotesi e una due giorni di incontri in cui sono intervenuti i principali leader dei partiti della coalizione.
Ideazione ha creato uno special sull' argomento nel proprio sito internet ( www.ideazione.com ) con articoli veramente illuminanti e di analisi approfondite, proponendo addirittura un simpatico simbolo, l' elefantino dei repubblicani statunitensi con i colori del tricolore.
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Sostanzialmente gli italiani hanno già accettato il bipolarismo politico e l' alternanza di governo, riconoscendosi nei due schieramenti. L' errore fondamentale è pensare che la frammentazione politica in vari partitini sia espressione della variegata volontà degli elettori. La nascita dei partiti personali dell' uno o due virgola per cento è un prodotto del sistema politico istituzionale italiano. Principalmente per il mal costume che vede la spartizione delle poltrone e poltroncine da manuale Cencelli della politca. Tutto gira intorno a questo. Nella seconda repubblica non è cambiata molto questa abitudine sia perchè la riforma elettorale ha lasciato potere ai partiti piccoli mantenendo il 25% di seggi alle camere attribuiti tramite sistema elettorale proporzionale, sia perchè la mano dello stato non è indietreggiata, la classe politica non ha dimostrato la volontà di ridurre il peso e l' influenza dello stato nella società italiana.
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Quindi non ha senso parlare di impossibilità di successo del sistema bipolare anglosassone nel nostro paese, è alla classe politica che non conviene e percio i cittadini non hanno mai avuto voce in capitolo.
L' altro errore è pensare al partito unico come un processo con l' obbiettivo di 'vincere le prossime elezioni'. Sul fatto che le elezioni si debbano vincere non ci sono dubbi, ma l' idea del partito unico è più 'alta' e strategica, non tattica.
Il partito unico non va inteso come realtà monolitica e burocratica, in stile PCI. Deve diventare un raggruppamento aperto, capace di accogliere anime eterogenee, le quali potranno contare di promuovere le proprie istanze.
Ci saranno movimenti che sovrapporranno le proprie idee e anime che troveranno in comune solo un minimo denominatore. Ma queste realtà non devono intendersi come correnti politiche in stile vecchia DC.
Molte di queste forze e soggetti saranno esterni e appoggeranno il candidato del partito attraverso la propria forza, per usare un paragone non saranno truppe tutte con la stessa divisa, ma saranno come un esercito medievale, ovvero vari eserciti con diverse divise che si uniscono per agire sotto un leader riconosciuto.
Ecco la vera forza di un soggetto politico unico.
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Per tutto cio il modello migliore è il Grand Old Party statunitense, i repubblicani.
Nel sostenere il GOP si ritrovano i libertari individualisti ammiratori di Hayek e Friedman e la destra cristiana di Pat Robertson, i farmer del Texas e gli esponenti anti-regolamentazione delle grandi corporation. Ognuno supporta il candidato per promuovere una propria issue e per scongiurare la vittoria dell' altro schieramento.
Ad esempio molti conservatori della destra cristiana hanno abbandonato il Presidente George H. Bush ( il padre dell' attuale presidente ) ritenendolo troppo liberal, così come molti neoconservatori, in disaccordo con la realpolitik di Bush Senior in politica estera.
Per questo tipo di realtà è stato fondamentale l' apporto dei think tank, dei serbatoi di cervelli, i pensatoi conservatori. E' grazie a questi che è iniziata la riscossa conservatrice dopo la catastrofica eppur benedetta sconfitta di Goldwater contro Lyndon Johnson nel 1964.
La Heritage Foudation, l' American Enterprise Institute ( parliamo di istituti con bilanci annuali altissimi, superiore ai 20 milioni di dollari quello dell' Heritage, ad esempio ) sono i due fondamentali think tank della destra Usa che hanno prodotto le idee vincenti per i conservatori. Perchè i conservatori hanno vinto la guerra delle idee contro i progressisti liberal. E ancora oggi i think tank di destra, il cui numero è sempre aumentato, sono i principali protagonisti nell' elaborazione delle idee e delle possibili soluzioni. Costituiscono una vera palestra per i cervelli emergenti e danno la possibilità di lavoro intellettuale per chi abbandona le cariche governative o in caso di vittoria avversaria. Inoltre lavorano per i membri del congresso fornendo tutto il necessario al loro lavoro, addirittura con manuali di istruzioni per i congressisti matricole.
Tutto questo è cio che manca alla destra italiana. Solo adesso questo processo di privatizzazione delle politiche pubbliche sta avvenendo da noi. E la Fondazione Liberal e Ideazione sono gli esempi più autorevoli. Ma certo non si è ancora capita l' importanza di queste realtà, infatti non godono di finanziamenti paragonabili a quelli d' oltre oceano.
La stessa cosa puo dirsi per le riviste, con la capostipite americana National Review, fondata da William Buckley Jr. e le neocon National Interest ( Irving Kristol ) e Commentary ( Phodorez ), arrivando al settimanale più influente alla Casa Bianca dall' 11 settembre, Weekly Standart di Bill Kristol.
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Non abbiamo ancora compreso che i partiti non sono in grado di produzione di idee slegate dalla logica partitocratrica. Basti pensare che i punti forza del programma della CdL nel 2001 sia scaturito da outsider come Tremonti, lo stesso Berlusconi, il liberale economista Martino, per fare alcuni nomi.
Molti propongono il PPE ma non è un esempio auspicabile. Infatti, almeno per ora, non è altro che un cartello, un organizzazione per il coordinamento di realtà diverse e poco altro. E', come sarebbe un partito unico nazionale, allo stato embrionale e più focalizzato sulla politica 'da parlamento' che non su elaborazione di soluzioni politiche.
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J. Landi
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