L'incredibile storia di Carlo Parlanti
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<p>In seguito alle ripetute e gentili richieste della compagna, pubblichiamo una sintesi della vicenda di Carlo Parlanti, un
manager informatico toscano che dal 3 giugno 2005 è rinchiuso in una cella del carcere della contea di Ventura in
California, su di lui pesa una
triplice, terribile accusa: violenza domestica, sequestro di persona,
violenza sessuale ai danni della sua ex convivente.
Questa storia ha sorpreso tutti noi, sia perchè di mezzo c’è un nostro connazionale sia perchè siamo di fronte ad un esempio clamoroso di malagiustizia. Parlanti è infatti detenuto in un paese straniero grazie alle sole accuse di una persona, senza che vi sia nè un referto medico nè una prova alcuna a supporto della sua colpevolezza.
Tra il silenzio delle istituzioni italiane e dei media nazionali.
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Questa è la vicenda paradossale di un italiano, Carlo Parlanti, è una storia
in cui non manca razzismo, finto perbenismo e una grossa dose di trama da
soap operas americane. E' una vicenda che potrebbe riguardare ognuno di noi
in quanto Italiani ma anche in quanto esseri umani. E' una di quelle vicende
di cui ogni singolo aspetto non è univoco, nella vita di Carlo Parlanti
tutti questi aspetti si sono concordati insieme in una sola esistenza. La
gelosia, il tradimento, l'invidia, il potere, il denaro le menzogne, la
ricerca disperata della giustizia e i costi elevati di essa.
Carlo è un
manager informatico che dal 3 giugno 2005 è rinchiuso in una cella di due
metri per due senza finestre del carcere della contea di Ventura in
California. Ma non è questo il suo unico problema. Su di lui pesa una
triplice, terribile accusa: violenza domestica, sequestro di persona,
violenza sessuale ai danni della sua ex convivente Rebecca White. Questo gli
ha procurato una condanna di 9 anni sulla base delle sole dichiarazioni
della parte lesa.
Il penalista romano Gianluca Arrighi che da qualche settimana è stato
coinvolto sul caso dalla famiglia del Parlanti dichiara: 'Cio che sta accadendo a Carlo Parlanti è semplicemente sconcertante.
Sebbene la letteratura giuridica, in particolar modo in ordine al reato di
violenza sessuale, ritenga sufficiente a fini probatori anche la sola
testimonianza della persona offesa, è pur vero che tale testimonianza deve
essere credibile e, possibilmente, suffragata da riscontri esterni. Orbene,
nel caso di Carlo Parlanti, non solo la testimonianza della persona offesa
non è oggettivamente credibile, ma non v'è alcun riscontro obiettivo alle
gravissime accuse rivolte a Carlo Parlanti. In particolar modo non v'è agli
atti un solo referto medico a sostegno delle atroci violenze asseritamente
subite dalla persona offesa, violenze che, per l'efferatezza narrata,
avrebbero causato la morte di qualsiasi altra persona. In ordine alla
fotografia prodotta dalla persona offesa nel processo di primo grado, è
appena il caso di rilevare come tale elemento, se non sottoposto ad adeguata
perizia, sia privo di ogni rilevanza probatoria.
Il Tribunale statunitense
ha incredibilmente ritenuto di non dover disporre questa perizia e sono
fiducioso che il processo di appello dimosterà finalmente la completa
innocenza di Carlo Parlanti.
E' opportuno ricordare, che nel processo penale di tipo accusatorio (e
quindi, per definizione, nel processo penale statunitense) non è l'imputato
a dover dimostrare la sua innocenza, ma è l'accusa a dover dimostrare la
colpevolezza dell'imputato al di là di ogni ragionevole dubbio. La
colpevolezza di Carlo Parlanti non è stata minimanente dimostrata ed anzi le
dichiarazioni della persona offesa, oltre ad essere oggettivamente non
credibili e prive di riscontri, sono spesso confuse e contraddittorie'.
Per constatare la veridicità di questa dichiarazione è sufficiente leggere
le arringhe di chiusura argomenti degli avvocati che potete consultare sul
sito http://www.thepeoplevscarloparlanti.it e che trovate anche in lingua
originale sul corrispondente sito in lingua inglese, viene facilitata la
lettura seguendo gli indici delle arringhe che trovate sulla home page del
sito creato per divulgare questa storia e gestito dalla compagna del
Parlanti: http://www.carloparlanti.it
In breve, il nostro connazionale, dopo aver troncato il rapporto che ormai lo
soffocava, con la signora Rebecca White, ed aver fatto rientro nel 2002 in
Italia, dove aveva ricominciato a programmare la sua vita di successi
professionali e ricostruire il suo rapporto sentimentale con la sua compagna
di sempre Katia Anedda, nel luglio del 2004 ad un casuale controllo di
passaporto all'aeroporto di Dusseldorf, cittadina tedesca dove si era recato
per un meeting di lavoro, si è ritrovato in manette senza sapere il perchè.
Per ben 5 mesi non ha avuto alcuna comunicazione nella sua lingua madre,
l'italiano, solo comunicazioni e documentazione in tedesco tradotta
dall'avvocato coinvolto debitamente sul caso dalla società con cui il
Parlanti collaborava, in inglese. Era chiaro che la signora White dopo
essere stata definitivamente abbandonata dal Parlanti, che già circa un mese
prima aveva detto la parola fine al loro rapporto, lo ha denunciato
dichiarando di aver ricevuto dal sig. Parlanti azioni di violenza tre
settimane prima della stessa denuncia, le autorità statunitensi senza
svolgere le dovute indagini hanno emesso un mandato di cattura
internazionale. Sembra impossibile, detta così. Ma di particolari assurdi
questa storia ne è piena. A partire dallo scontro che nei mesi precedenti
all'estradizione verso gli Usa, c'è stato tra il Ministero italiano della
Giustizia e la Procura di Milano, in disaccordo sulla linea da tenere sul
nostro connazionale.
Questo è l'imprevedibile epilogo di una vita iniziata
come tante altre: origini piccolo borghesi a Montecatini, studi al liceo,
facoltà di Fisica a Pisa, grado di tenente all'accademia aeronautica di
Sabaudia. Fino al 1989, quando Parlanti si trasferisce a Milano e viene
assunto dalla Nestlè Italia:
Si trasferirà negli USA nel 1996, conquistando con il suo curriculum la multinazionale Dole,
specializzata nel settore alimentare. Per 4 anni va tutto bene.
Soddisfazioni, soldi, bella casa nella Californiana Monterey. Ma soprattutto
una lunga serie di flirt: una passione che gli avrebbe procurato tanti guai.
Nel giugno 2005 dopo 11 mesi di carcere preventivo in Germania viene
estradato in California, nel novembre di quell'anno gli viene offerta la
possibilità della liberta in 3 mesi se disposto ad accettare una condanna
per stupro, il Parlanti sentendosi forte della sua innocenza rinuncia
all'offerto e viene infine sottoposto ad un processo farsa dall'esito
preannunciato, potete trovare la informazioni sul sito www.carloparlanti.it
gestito dalla sua compagna di sempre che è certa che con la perseveranza e
l'aiuto di visitatori puo riuscire a dimostrare l'innocenza del nostro
connazionale ed evidenziare tutti gli atroci crimini a cui è sottoposto nel
silenzio dei nostri media ed enti governativi.
</br> articolo fatto pervenire in redazione e pubblicato su richiesta di Katia Anedda
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