Ma i coglioni non sono comunque la maggioranza
“I coglioni non sono maggioranza. No, non lo sono. Contrariamente a (quasi) tutte le previsioni, i voti della CdL sono di più di quelli dell'Unione. E questo è il dato che conforta, al di là di ogni altra cosa.
Dovevano essere un referendum sul Caimano. Tanti hanno detto che, con un altro leader, la destra avrebbe potuto vincerlo il confronto. E, forse, è vero. Ma, se ci fossero state le primarie, io avrei votato per lui.
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Non c'è che dire, in poche ore le mortadelliche schiere hanno fatto quanto era in loro potere per guadagnarsi finalmente sul campo l'agognato epiteto anatomico.
Prodi non ha avuto forse il tempo per riflettere sul suo singolare destino. Già, perchè il prode condottiero ha vinto grazie ai meccanismi perversi della legge che diceva fatta ad hoc per la vittoria berlusconiana
Grazie al partito dei pensionati che, passando un mese fa da una coalizione all'altra, si è rivelato l'ago della bilancia del testa a testa in un paese la cui popolazione invecchia sempre di più. E grazie al voto degli italiani all'estero, sancito da una legge che a sinistra ha trovato più di qualche opposizione.
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L'Italia berrà il mortadelluto calice, ma oggi come oggi nessuno puo dire per quanto. Non appare così remota l'ipotesi di un ritorno anticipato alle urne. Bisogna solo sperare che, nel frattempo, la sua armata Brancaleone non faccia troppi danni…”</i><p>Di solito, almeno quando faccio discorsi di una certa serietà, non mi piace insultare chi la pensa diversamente da me. Non volevo, infatti, ripetere l'epiteto anatomico - poco cavalleresco - rivolto dal Cavaliere agli elettori sinistrorsi con una dichiarazione che, secondo me, rimane un errore politico oltre che di stile. Due fatti, poi, mi hanno spinto ad intitolarci il primo post del dopo-voto. Innanzitutto, la notizia di un tizio di Pisa che, non avendo niente di meglio da fare, si è presentato al seggio munito di scritta autocelebrativa, una di quelle andate a ruba dopo l'esternazione presidenziale. Poi, lunedì mattina, mentre ero al seggio a fare il rappresentante di lista, un'amica, andando a votare, mi ha confessato: ësai com'è, ultimamente mi sento un po' coglionaââ¬Â¦Ã».
ëTu lo diciû. Anzi, voi. La citazione vangelica pare appropriata.
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Dalle tre del pomeriggio - ma, in realtà, già da diversi mesi - il popolo dei santiapostolini (mi scusino i Dodici Apostoli, ma non è colpa mia se il Professor Mortadella ha posto la sua dimora in quella piazza) era immerso negli annunciati festeggiamenti, se non in preda ad un delirio di onnipotenza. E già si facevano proclami altisonanti. D'Alema parlava di un risultato eccezionale, mai visto nella storia della Repubblica (forse si riferiva al quotidiano di Scalfari…) e il cellulare del sottoscritto veniva inondato di messaggi più o meno incoraggianti: da chi augurava serenamente la buonanotte a chi, più preoccupato, minacciava fughe verso gli USA. Non c'è che dire, in poche ore le mortadelliche schiere hanno fatto quanto era in loro potere per guadagnarsi finalmente sul campo l'agognato epiteto anatomico. Poi, in serata, il loro umore è cambiato più volte. Man mano che i risultati venivano resi noti dal Ministero dell'Interno, gli exit-poll venivano smentiti, la forbice tra le due coalizioni si restringeva e le regioni incerte passavano, una dopo l'altra, alla Casa delle Libertà.
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Alla fine di una nottata convulsa, la Camera andava a sinistra e il Senato a destra. Il giorno dopo, poi, il risultato delle votazioni degli italiani all'estero ha ribaltato il risultato del Senato, sancendo la definitiva ma risicata vittoria dell'Unione. Preso dal trionfale comizio delle tre di notte, fatto con appena dodici ore di ritardo rispetto alle esultanze precoci del primo pomeriggio, Prodi non ha avuto forse il tempo per riflettere sul suo singolare destino. Già, perchè il prode condottiero ha vinto grazie ai meccanismi perversi della legge che diceva fatta ad hoc per la vittoria berlusconiana.
Grazie al partito dei pensionati che, passando un mese fa da una coalizione all'altra, si è rivelato l'ago della bilancia del testa a testa in un paese la cui popolazione invecchia sempre di più. E grazie al voto degli italiani all'estero, sancito da una legge che a sinistra ha trovato più di qualche opposizione (qualcuno ha anche urlato all'incostituzionalità), dove la CdL avrebbe vinto se le sue liste si fossero presentate coalizzate e non si fossero suicidate ognuna per conto proprio.
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I coglioni non sono maggioranza. No, non lo sono. Contrariamente a (quasi) tutte le previsioni, i voti della CdL sono di più di quelli dell'Unione. E questo è il dato che conforta, al di là di ogni altra cosa. Queste elezioni avevano un valore politico: sancire il nome del prossimo premier. Ma ne avevano anche un altro, simbolico. Dovevano essere un referendum sul Caimano. Tanti hanno detto che, con un altro leader, la destra avrebbe potuto vincerlo il confronto. E, forse, è vero. Ma, se ci fossero state le primarie, io avrei votato per lui. Perchè, dopo sessant'anni, per la prima volta ha proposto un nuovo modo di fare politica ed è giusto che su questo sia stato chiesto un giudizio agli italiani. E, in questo referendum, il piano della sinistra per farlo ricacciare in massa dagli italiani nella palude di Arcore da dove è venuto è fallita.
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La maggioranza siamo noi. Siamo 19.000.000, più del 2001. E questo risultato è stato sancito dall'affluenza più massiccia della storia repubblicana. Si conferma una tendenza ormai consolidata della seconda repubblica: come nel 1994, come nel 1996, come nel 2001, la maggioranza degli italiani ha votato a destra. E questo è il risultato più confortante, che fa conservare un briciolo di ottimismo per le sorti del Belpaese. Proprio nel momento in cui gli italiani, andando a votare in massa, hanno dato una grande prova di senso democratico (e parlo di tutti, anche di quelli che hanno votato per l'altra parte). Alla faccia di tutti i poteri forti e dei giornali che, uniti ad una situazione economica certo non delle più floride, non sono riusciti a scalfire il modello Berlusconi. Contro tutti questi signori, contro sindacati, Confindustria, magistratura e scienziati dei sondaggi, il Cavaliere ha chiamato a raccolta il suo popolo. E la maggioranza silenziosa, ancora una volta, ha dimostrato di esserci. La metà del paese, e anche qualcosina di più, è salita in piedi sul banco per declamare, come nel film 'L'attimo fuggente', i versi di Walt Whitman: ëo capitano, mio capitano!û. E, sinceramente, non me l'aspettavo.
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Berlusconi il referendum l'ha vinto. L'ha vinto al nord, in tutte le regioni più produttive del paese, dal Piemonte alla Lombardia, dal Veneto al Friuli Venezia Giulia. L'ha vinto in Emilia Romagna, dove l'affluenza più alta d'Italia ha sancito che quattro emiliani su dieci sono con lui, non facendo scattare il senatore bonus per l'Unione.
L'ha vinto nel Lazio, con buona pace del trio Veltroni, Gasbarra, Marrazzo, che da queste parti imperversano facendo il buono e il cattivo tempo.
L'ha vinto in Campania, dove pareva impossibile arrivare a un testa a testa. L'ha vinto in Puglia, dove la sinistra governa. L'ha vinto in Sicilia, che si riconferma roccaforte azzurra alla faccia della annunciata rivoluzione della Borsellino. L'ha vinto in Italia.
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Detto questo, non si puo negare che comunque, in virtù della legge elettorale, le elezioni le abbia vinte Prodi. Si, è vero, bisognerà ricontrollare tutti i verbali ed eventualmente ricontare tutte le schede. Sarebbe un controllo dovuto, visto che nel 2001 la Margherita lo chiese e lo ottenne, spostando il risultato di 36.000 voti che oggi risulterebbero decisivi. Pero, al momento, Romano Prodi va considerato a tutti gli effetti come il vincitore delle elezioni. A lui la patata bollente di formare un governo con una maggioranza così risicata ed una coalizione così eterogenea. A lui anche il buon senso di non ignorare completamente la maggioranza degli italiani, quegli elettori del centrodestra che ha battuto di 25.000 voti (pari allo 0,066%, meno dell'un per mille) alla Camera, anche se pare che in Sicilia abbiano già ritrovato 1.000 voti di Forza Italia tolti per errore. A noi, il coraggio di passare all'opposizione con dignità. Dopo aver dimostrato che un altro modo di governare è possibile, dobbiamo dimostrare che è possibile anche un altro modo di stare all'opposizione, con responsabilità, senza dire no prima di aver ascoltato cosa gli altri abbiano da dire.
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Considerazioni sparse sui singoli partiti. Buono il risultato di Forza Italia, di gran lunga il primo partito del Paese, e di Alleanza Nazionale, non granchè la Lega, penalizzata dall'assenza dalle scene del suo leader Bossi. Ottimo l'exploit dell'Udc, deludenti i partitini. A sinistra, l'Ulivo tiene senza esaltare, salvandosi solo grazie al confronto con i risultati dei singoli partiti che lo compongono: non fa grandi cose la Margherita, mentre sono disastrosi i DS, lontani anni luce dal risultato che speravano di ottenere e da Forza Italia. Deludono Udeur e Rosa nel Pugno, stabili Verdi e Comunisti Italiani. L'unico partito che ottiene un ottimo risultato è Rifondazione Comunista e si rafforza così l'ala radicale della coalizione.
In generale, si rafforza anche l'idea che debbano formarsi due grandi partiti nel centrodestra e nel centrosinistra.
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Prodi ha vinto, dunque, ma gli si presenta una sfida ardua. L'Italia berrà il mortadelluto calice, ma oggi come oggi nessuno puo dire per quanto. Non appare così remota l'ipotesi di un ritorno anticipato alle urne. Bisogna solo sperare che, nel frattempo, la sua armata Brancaleone non faccia troppi danni. E auspicarsi che, in un futuro non troppo lontano, il nostro Paese possa scegliere ancora più decisamente di andare avanti.
Se l'istinto non mi inganna, s'intravedono tempi supplementari.
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Mitrandhir</p>
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