Partito unico, finalmente

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<p>“I veri leader si vedono nel momento delle difficoltà, e Berlusconi si è dimostrato tale, lanciando, fra l’altro, nel dibattito politico del centro-destra, il tema del partito unico.
L'unità della destra è auspicabile non solo politicamente, visti anche i movimenti dell' altra parte, ma soprattutto culturalmente e per due importanti motivi: creare per l' Italia esecutivi stabili e che possano dare vita all' alternanza governativa e creare quella 'fusione' che esprima la destra diffusa, ovvero il liberalismo, il pensiero cristiano e sociale, i principi libertari e il popolarismo…”
<p>La proposta coraggiosa è stata formulata proprio nel periodo più difficile per la Casa delle Libertà. Berlusconi, messo alle strette dagli alleati di Udc e An, ha accettato di ripartire con un nuovo governo. Osservando le nomine dei ministri tuttavia, non sembra che sia il Cavaliere ad aver perso. Anzi, ha fatto rientrare nell' esecutivo il professor Tremonti, ha affidato al fedele Scajola un importante ministero ( Attività produttive ) ed è riuscito ha mantenere i ministri leghisti ( l' alleato più fedele ) del primo Berlusconi.
Ma i veri leader si vedono nel momento delle difficoltà, e Berlusconi si è dimostrato tale. Ha lanciato nel dibattito politico del centro-destra il tema del partito unico, della stretta unità dei partiti che formano la CdL ed aperto ad altre sensibilità ( radicali e Mussolini ).
E' riuscito a rimettere nelle mani degli alleati la decisione più importante per il futuro dell' alleanza. L' unità del polo alternativo al progressismo sarà l' ennesima rivoluzione nella politica italiana attuata da Berlusconi. Con lui è nata l' Italia bipolare che va via via perfezionandosi. E lui vuole portare questo processo all' arrivo finale e naturale: due blocchi coesi politicamente ed eterogenei idealmente, che si sfidano su diverse linee programmatiche e culturali.
L' unità della destra è auspicabile non solo politicamente, visti anche i movimenti dell' altra parte, ma soprattutto culturalmente e per due importanti motivi: creare per l' Italia esecutivi stabili e che possano dare vita all' alternanza governativa ; creare quella 'fusione' che esprima la destra diffusa, ovvero il liberalismo, il pensiero cristiano e sociale, i principi libertari e il popolarismo.
Naturalmente le forze politiche che hanno avuto meno difficoltà nell' ultima tornata elettorale hanno subito avanzato condizioni su condizioni per aderire al progetto. Specialmente l' Udc, che oramai non mostra remore a dichiarare il suo obiettivo principale : sostituire Berlusconi con Casini.
Proprio ieri, alla conferenza stampa tenuta da un manipolo di coraggiosi esponenti della CdL, Tabacci ( che si crede il regista della coalizione ) ha espresso questa volontà chiara e tonda. Insomma, se partito unico o federazione sarà, la scelta della leadership sarà il tema principale.
I democristiani hanno voluto subito puntare ai loro benefici politici, non interessandosi al gran valore culturale della proposta.
La Lega è scettica sulla confluenza nel partito unico, ma pare interessata ad una eventuale federazione territoriale al futuro soggetto unitario, sul modello della Csu bavarese con la Cdu nazionale in Germania.
Anche in An si contano numerosi mal di pancia, iniziando dal leader di Destra sociale, Alemanno. Il più entusiasta, un entusiasmo inteso come volontà di lavorare sul progetto, è stato l' ex ministro Gasparri, che con Ferdinando Adornato ( parlamentare di FI e presidente della Fondazione Liberal ) ha animato la conferenza di ieri. Proprio Adornato con la sua fondazione ( che propone l' ottimo bimestrale 'Liberal' ) puo essere indicato come il vero precursore del progetto di una formazione unitaria della CdL. La sua proposta è costituita da quattro step : convegni ed incontri con la base elettorale del centrodestra e 'definire il profilo identitario del nuovo soggetto'; 'pronunciamento ufficiale dei partiti'; creazione di un 'comitato costituente' e 'congresso fondativo'.
Il dibattito è finalmente aperto, ed è un dibattito troppo importante, in cui è doveroso partecipare.
Nel mondo non mancano gli esempi di aggregazioni di centro destra, con la struttura di un partito unico e con la pluralità di idee e filosofie all' interno.
Un esempio classico è dato dal Partito Repubblicano statunitense, dove convivono i neocon e i realisti kissingeriani, la Christian Coalition e gli individualisti libertari.
Queste correnti trovano la sintesi in diversi leader che poi si giocano la leadership del partito nelle primarie nazionali. Una volta scelto il leader dalla base, il partito marcia unito, certo non acriticamente, casomai cercando di effettuare opera di persuasione politica e culturale del leader e non ricorrendo a ricatti di natura poltica-poltronista.
L' altro esempio è il Partido Popular spagnolo di Aznar. Nato da una fusione di quattro partiti minori, ha dimostrato la propria stabilità e la propria capacità negli otto anni di governo.
Insomma i punti di riferimento non mancano, ma l' indispensabilità della buona volontà e della correttezza non sono cose facili da pretendere dalla politica italiana.
Speriamo ci sia la possibilità di qualche eccezione.

J. Landi

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