Der Untergang (La caduta)
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VOTO: 9
<P>E’ un vero peccato che tutto questo clamore per la rappresentazione della personalità del Fuhrer (uomo e non demonio), abbia fatto passare in secondo piano un film ottimo, ben fatto, ma soprattutto necessario.
Abbiamo di fronte una pellicola documentaristica nel senso nobile del termine: privo di quelle velleità didascaliche che spesso sono prerogative dei documentari, Der Untergang è un colpo diretto allo stomaco dello spettatore; con una precisione chirurgica ci porta dentro il bunker della cancelleria. In un’atmosfera di follia e di morte.
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La prima cosa che meriterebbe una riflessione, una volta usciti dalla sala è: come è possibile che questo film abbia scatenato un dibattito così acceso in tutto il mondo. In Israele, prima di proiettarlo nelle sale, si era perfino arrivati a valutarne l'idoneità da parte di un gruppo di appassionati di un club di cinema.
Diciamocelo subito: se lo scandalo era quello di rappresentare un Adolf Hitler dal volto umano, lo scandalo non sussiste. E' un peccato che tutto questo clamore sollevato da una rappresentazione della personalità del Fuhrer, abbia fatto passare in secondo piano un film ottimo, ben fatto, ma soprattutto necessario. Necessario perchè tratta di una fase della storia così ingombrante, come è stata quella del nazionalsocialismo, in cui è facile avere visioni distorte, sia nell'accezione di un ridimensionamento dei fatti, sia in quella di un bollare, quegli stessi fatti, come una parentesi demoniaca nella storia d'Europa. Siamo convinti che entrambe le interpretazioni siano allo stesso modo pericolose.
Grazie alla splendida e toccante interpretazione di Bruno Ganz (veramente identico al dittatore tedesco), si è mostrata finalmente la storia, per quella che era. Ma la storia la fanno gli uomini, e Hitler, che lo si voglia o meno, era un uomo e non un'incarnazione di chissà quale assurdo demone.
Se ne sconsiglia la visione a chi del tramonto del Reich non ha una visione ben chiara e a chi non conosce il gran numero di personaggi che ruotano attoro a Bruno Ganz-Hitler, tutti magistralmente caratterizzati.
A questo proposito segnaliamo la somiglianza fisica straordinaria dell'attore che interpreta Himmler e di quello che da il volto a Speer, di cui riprende meravigliosamente il modo di fare garbato e borghese.
Abbiamo di fronte un film documentaristico nel senso nobile del termine: privo di quelle velleità didascaliche che spesso sono prerogative dei documentari, Der Untergang è un colpo diretto allo stomaco dello spettatore; con una precisione chirurgica ci porta dentro il bunker della cancelleria, in un'atmosfera di follia e di morte, che non doveva esser molto lontana dalla realtà dei fatti.
Se proprio una caratterizzazione umana salta fuori in questo Hitler, questa caratterizzazione è la pazzia. Mentre fuori si moriva e si mandavano a combattere dei bambini nel massacro dell'assedio di Berlino, dentro la cancelleria, ad otto metri sotto terra, Eva Brown organizzava feste da ballo e il Fuhrer spostava sulla carta divisioni che ormai esistevano soltanto nella sua mente. Intorno un teatrino di personaggi caricaturali fra cui spiccano decisamente Goebbels e sua moglie Magda.
Tramite la narrazione di Traudl Junge, scomparsa nel 2002 ma all'epoca giovanissima segretaria di Hitler, ci troviamo dinanzi ad una prospettiva assolutamente inedita nell'analisi di un ben preciso momento della storia tragica del nazismo. Inedita perchè tanta fedeltà ed aderenza ai fatti raramente si è vista in una pellicola.
A tratti i dialoghi ricalcano perfettamente il libro di memorie della stessa Junge, ed la scelta più saggia: il miglior modo di raccontare la storia rimane quello di sentirla dalle parole di chi l'ha vissuta in prima persona. Solo allora potremo spogliare i fatti dalla leggenda per ridonare loro la semplicità che la verità, anche se drammatica perchè semplicemente umana.
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