OPINIONI-REFERENDUM/6 Quel diritto alla famiglia che tutelo con l'astensione

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“Un buon modo per tutelare il diritto alla famiglia, oltre all’embrione, è quello di non andare a votare.
Una scelta laica, coscienziosa e, perchè no, religiosa.
Dove per religione non si intende semplicemente la pratica di un credo religioso, ma la consapevolezza etica e civile che nè la scienza, nè tantomeno un referendum, riusciranno a sciogliere in maniera definitiva i misteriosi nodi di questo miracolo chiamato vita, che merita di essere rispettato e non di essere posto in funzione di altri scopi…”.
<p>A sproposito, da più parti, quando si invoca la presunta ingiustizia e cattiveria della legge 40 sulla procreazione assistita, si sbandiera in maniera nevrotica l’indignazione e la disperazione di coloro che non riescono ad avere figli (sentimento dato in pasto alle fauci di ragioni funzionali a battaglie politico - pubbliche), i quali sarebbero penalizzati dal divieto alla fecondazione eterologa.
L’eterologa, in certi casi, sembra assicurare una possibilità di gravidanza maggiore rispetto all’omologa, a quella donna che riceva nel suo corpo il seme di un donatore esterno alla coppia.
Ora, dalle cercatrici di gravidanze a tutti i costi, il ricorso a questo procedimento di fecondazione assistita eterologa è visto come garanzia di parto assicurato e di realizzazione del diritto ad avere un figlio.
Sempre e comunque.
La memoria pero in un paese come il nostro non solo è corta, ma spesso diventa rarefatta al salire del livello ideologico che si è impresso al confronto di idee.
Sarebbe qui opportuno ricordare a chi parla di battaglia oscurantista da parte dei sostenitori del non voto, la palese intonazione anticlericale e ideologica impressa da molti sostenitori del sì alla campagna per partecipare al voto referendario.
Per esempio frasi del tipo: “La Chiesa deve farsi i fatti suoi, l’Italia è un paese laico, dobbiamo affermarlo andando a votare” dimenticano che la posta in gioco è ben altra, è la visione che una comunità nazionale ha della vita e della dignità della sua origine (nella contestualizzazione di queste tematiche, la Chiesa o le chiese hanno tutto il diritto di esprimere la loro posizione in merito!).
Tornando al binario di una riflessione volontariamente deragliata dal suo corso più peculiare, le madri “sempre e comunque”, le coppie di genitori “hinc et nunc”, si mettono al centro del mondo al punto da essere disposte ad abrogare la legge 40, l’unica che ha regolato seriamente in Italia l’accesso ai procedimenti di fecondazione assistita, vietando le tecniche eterologhe, per un aspetto non proprio secondario.
Il soggetto nato da inseminazioni eterologhe, nella maggioranza dei paesi europei (fino a qualche anno fa e in molti ancora adesso) non ha il diritto a conoscere chi sono i suoi genitori naturali.
Si chiude in faccia all’individuo il recupero delle sue radici e origini, la legge 40 tutela dunque il diritto alla famiglia, diritto inteso come certezza per il soggetto nato di avere una famiglia con un padre ed una madre, diritto concepito come realizzazione più piena del rapporto di una coppia, che puo esercitare la sua genitorialità senza sotterfugi e rapporti sbilenchi tra padre, madre e figlio.
Il bambino deve sapere da chi proviene naturalmente, la legge 40 sulla procreazione assistita tiene ferma la centralità della famiglia sancita dalla costituzione italiana, per l’edificazione di una comunità e di una società in cui l’individuo venuto alla luce possa esprimersi cosciente dei suoi diritti e dei suoi doveri.
Perdere di vista l’orizzonte del diritto alla famiglia per esaltare una non ben motivata ansia di paternità o di maternità, è il tranello in cui molti cadono.
Tanto più se si elimina dalla discussione il tema del ricorso alle adozioni internazionali, nei casi di quelle coppie interessate da infertilità grave o sterilità.
Adottare un bambino abbandonato, permette al piccolo uomo o alla piccola donna in questione di ricevere la protezione e la creatività derivante dall’assetto solido di una famiglia; allo stesso modo, gli aspiranti genitori possono prendersi cura amorevolmente di un bambino, facendo tesoro della loro esperienza e arricchendo ulteriormente l’affettività del nucleo familiare.
Un buon modo per tutelare il diritto alla famiglia, oltre all’embrione, è quello di non andare a votare.
Una scelta laica, coscienziosa e, perchè no, religiosa.
Dove per religione non si intende semplicemente la pratica di un credo religioso, ma la consapevolezza etica e civile che nè la scienza, nè tantomeno un referendum, riusciranno a sciogliere in maniera definitiva i misteriosi nodi di questo miracolo chiamato vita, che merita di essere rispettato e non di essere posto in funzione di altri scopi, sebbene essi si chiamino ricerca scientifica sulle cellule embrionali e indagine (in fieri) sulle possibili cure di malattie gravi , che da questa ricerca potrebbero scaturire.
<p> Winston</p>