OPINIONI-REFERENDUM/5 Votare, la legittimità di una battaglia non confessionale
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“Se si considera una proposta avanzata da una parte del popolo non meritevole neanche di considerazione si apre la strada a quella che è una dittatura.
Andare a votare è una questione di rispetto in quanto si dimostra che anche non essendo d'accordo con l'opinione avanzata, la si ritiene comunque meritevole di considerazione e di valutazione, pur giungendo a conclusioni differenti.
Ma il nodo della questione è altrove. I punti della legge che il referendum intende abrogare sono dei divieti a pratiche mediche che oggigiorno la quasi totalità delle persone vive come dei diritti sanitari sacrosanti, al pari dell'aborto per cui la battaglia sociale già fu vinta…”
Uno dei principi cardine del Diritto, universalmente riconosciuto come tale, è quello per cui 'tutto cio che non è vietato è permesso'. La legge 40/2004 si pone come obbiettivo la regolamentazione del 'Far West' normativo vigente in Italia a riguardo della procreazione assistita, cioè della totale assenza di norme in materia.
Il risultato ottenuto nel rendere operativo questo proposito è stato non pienamente soddisfacente, almeno a dire dei sondaggi che in queste ultime settimane si susseguono, se non per una parte del popolo italiano che vede riconosciuti i propri valori nella legge in questione.
Secondo uno degli ultimi (Il Giornale 24/05/05) solo il 53% degli italiani è cosciente dell'imminenza del referendum sulla p.a., mentre un 22,7% sa solo che si voterà un referendum, segno della poca propaganda che si sta facendo.
Ammesso pure che, come qualcuno sostiene, bisogni astenersi in quanto non ci si puo fare un'opinione valida ad esprimere un voto cosciente per la troppa tecnicità della materia, è da dubitare che basti qualche sporadica trasmissione televisiva per nottambuli per portare gli italiani a formarsi un'opinione su una legge che definirei, nel bene e nel male, epocale.
Lo stesso sondaggio rileva una netta maggioranza di SI sui NO, e in ogni caso una netta volontà degli intervistati alla partecipazione all'appuntamento referendario.
Dato non secondario poi è che tra gli intervistati di Centro-Sinistra il 18% (Scontato!) intende astenersi, mentre tra quelli di Centro-Destra (Udite! Udite!) solo il 36% non si presenterà alle urne, in barba al dictat vaticano. Le restanti percentuali sarebbero da dividersi tra quelli che opterebbero per le varie altre combinazioni di voto (4 Si; 2 Si e un No;ââ¬Â¦ ), ma che comunque andranno a votare.
Basandosi su questi sondaggi, puo questa legge iperprotetta considerarsi pienamente soddisfacente per la maggioranza degli italiani? Evidentemente no.
Vero è che la materia necessita in ogni caso di una regolamentazione. La legge (a parte i punti contestati) fornisce questa regolamentazione in modo soddisfacente, per cui sarebbe illogico richiederne la totale abrogazione, illogicità che pure si era manifestata.
Il nodo della questione è altrove. I punti della legge che il referendum intende abrogare sono dei divieti a pratiche mediche che oggigiorno la quasi totalità delle persone vive come dei diritti sanitari sacrosanti, al pari dell'aborto per cui la battaglia sociale già fu vinta.
Tali divieti sono stati posti dall'attuale legislatore per vietare che l'uso di certi diritti non scada nell'abuso di essi.
Ed è qui che sorge facile leggere l'errore dei punti in questione: non si puo tagliare le gambe ad un diritto, percepito come tale dalla maggioranza del popolo, e vietarne l'uso, per prevenire gli abusi che di quel diritto potrebbero essere fatti.
Un esempio chiarirà. La legge non puo fermarsi ad un generico divieto della sperimentazione sull'embrione (un agglomerato di cellule in formazione che la maggioranza del mondo scientifico oggettivamente non qualifica come 'essere umano'), ma deve permettere quella sperimentazione e parallelamente prevedere dei freni all'abuso della stessa.
Tali freni sono già stati tassativamente elencati in un'ampia casistica opportunamente sanzionata nella legge. Freni per la rimozione dei quali dubito si riuscirebbero a raccogliere persino le firme.
Difficile avere dubbi sul fatto che non si voglia la clonazione umana. Nessuno vuole l'essere umano (riconosciuto come tale dalla scienza) creato in laboratorio, parimenti nessuno vuole la selezione della razza. Nessuno è d'accordo con la creazione di mostri o con la creazione di situazioni di dubbia legalità.
Se la regolamentazione fosse così concepita non ci sarebbe motivo di tale e tanta opposizione.
Quindi, se volessimo figurare la situazione creata su una ipotetica scala, il porre dei divieti non è un male, ma il divieto deve arrivare ad un certo gradino della scala non dalla base.
E' il porre i divieti dalla base a rendere agli occhi dell'opinione pubblica la legge qualificabile come confessionale. Perchè la ratio dei divieti posti ha poco di scientifico.
Chiaramente chi ancora riconosce determinati valori e determinate letture dei fatti come propri non puo accettare divieti a determinate pratiche se non dalla base. Ma questo è un discorso che ognuno degli italiani deve fare singolarmente e autonomamente dal partito, da qualunque partito.
Molte sono state in questi giorni le obiezioni mosse contro queste considerazioni.
L'obiezione mossa sostenendo 'l'astensionismo attivo' vive non tenendo conto di un fatto.
Se si considera una proposta avanzata da una parte del popolo non meritevole neanche di considerazione si apre la strada a quella che è una dittatura. Andare a votare è una questione di rispetto in quanto si dimostra che anche non essendo d'accordo con l'opinione avanzata, la si ritiene comunque meritevole di considerazione e di valutazione, pur giungendo a conclusioni differenti.
In questo senso è più accettabile una battaglia per il NO che per l'astensionismo.
Alcuni hanno messo in dubbio la consistenza della maggioranza di scienziati che ha sostenuto la partecipazione all'appuntamento referendario.
Bastano nomi come Veronesi, Levi Montalcini, Dulbecco e Hack per rendersi conto della consistenza della schiera.
Secondo qualcuno la legge, con la vittoria dei SI, rimarrebbe monca, perdendo il proprio significato normativo e il proprio valore. Niente di più sbagliato: la legge, letta senza gli articoli di cui si chiede l'abrogazione, conserva perfettamente la sua organicità e il suo valore normativo. L'unica cosa che perderebbe è il suo valore spirituale. E la spiritualità non puo essere legalizzata in uno stato che si dichiara non confessionale.
Altri hanno sostenuto che il fatto che la legge sia stata votata in questo testo dalla maggioranza parlamentare basti a legittimarla pienamente di fronte ai cittadini, o quantomeno di fronte alla totalità degli elettori di quella maggioranza, in quanto il proposito di regolamentazione della procreazione medicalmente assistita era nel programma elettorale della coalizione che risulto vincente, la nostra.
La legge tocca una sfera altamente intima di ogni cittadino. Il fatto che un cittadino sia genericamente d'accordo col proposito non implica a posteriori che sia d'accordo anche col risultato, soprattutto considerando che una proposta di legge viene quasi sempre emendata prima di diventare legge e quindi il proposito raramente coincide col risultato.
La scelta di un candidato al momento delle elezioni poi passa per tanti fattori e tanti livelli di condivisione che ogni elettore ha verso quel candidato, la scelta quindi, nella fattispecie, puo non essere passata anche per la condivisione dei valori del candidato eletto.
Il discorso vale per i parlamentari di ogni schieramento, l'elettore di sinistra puo essere un cattolico fermamente credente e praticante, e l'elettore di destra puo non esserlo.
Inoltre nessun parlamentare puo presumere i propri elettori d'accordo sempre, comunque e su tutto, sarebbe un atto di arroganza.
Ecco perchè la consultazione popolare sulla questione è legittima ancorchè necessaria.
Un'ultima considerazione di natura prettamente politica. Anche l'on. Gasparri, in un intervista dei giorni scorsi, ha detto che la legge potrà sempre essere modificata in futuro. Vuol dire che non si riconosce la legge come popolare e si ammette la possibilità che la si voglia modificare.
Perchè, quindi, lasciare ad una futura maggioranza, che potrebbe formarsi nel 2006, il merito della modifica di una legge oggi impopolare? La possibilità di un tale ricambio si è fatta sentire nelle ultime regionali. Non si tratta quindi di pessimismo, ma di realismo.
E poi che peso potrà avere l'avere difeso questa legge sulle prossime elezioni? Forse poco, ma sempre di un peso si tratta.
Michelangelo Baggi
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