Operazione Dragone Rosso.
STEP 2: La risposta di Taiwan

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Sei il Presidente taiwanese. La Cina ha appena annunciato il blocco navale alla tua isola. Cosa fai?
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-Ordini alle tue forze armate di forzare il blocco 23.16%
-Ti rivolgi all’ONU x una trattativa multinazionale 26.32%
-Sei alleato degli USA. Chiedi aiuto a loro 17.89%
-Ritiri la dichiarazione di indipendenza 32.63%
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Nel precedente sondaggio avevi scelto:
“RITIRI LA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA.”
Dopo il coraggioso referendum e il conseguente atto formale di indipendenza la tua popolarità è alle stelle: secondo i sondaggi oltre il 95% dei taiwanesi sta dalla tua parte.
Nuove manifestazione, simili a quelle viste nel Marzo del 2005, portano più di tre milioni di persone nelle strade e nelle Piazze di Taipei e di ogni città dell’isola a festeggiare la raggiunta indipendenza. Ovunque si inneggia il tuo nome. Fra un anno e mezzo ci saranno le elezioni e la riconferma del tuo mandato, ad oggi, appare blindata.
Ritirare la dichiarazione di indipendenza, in un momento così favorevole alla tua immagine e a quella governativa, significherebbe andare incontro alla sicura sconfitta elettorale e lasciare piombare il paese nel totale disordine civile.
E’ una scelta che non puoi permetterti di fare.
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Rivolgerti all’ONU per una trattativa multinazionale, d’altra parte, non ha in sè alcuna utilità: la Cina è membro permanente con diritto di veto e l’ambasciatore di Pechino rimarcherebbe l’intenzione irremovibile di difendere ad ogni costo “l’integrità territoriale” del suo paese, bloccando di fatto sul nascere ogni iniziativa multinazionale.
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Chiedere aiuto agli Stati Uniti, infine, potrebbe essere una via percorribile, ma così facendo metteresti in gravissimo imbarazzo Washington che a più riprese ha difeso la tua sovranità in sede diplomatica. L’America si vedrebbe costretta ad una mossa rischiosissima: attaccare per prima. Ma tentare di forzare il blocco cinese significherebbe scatenare un conflitto su vasta scala dalle conseguenze imprevedibili.
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Così non puo proprio andare. La prima mossa deve essere tua, e deve essere una mossa decisa. Il tuo popolo ti chiede coraggio e tu gli devi molto.
La risposta giusta era:
“ORDINI ALLE TUE FORZE ARMATE DI FORZARE IL BLOCCO”
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“La marina da guerra taiwanese prende il mare per quella che sarà la sua prima e ultima battaglia navale.
Alla testa del gruppo navale vi sono il fiore all'occhiello della marina della Cina Nazionalista: le fregate classe La Fayette di fabbricazione francese dotate di spiccate caratteristiche stealth e armate di missili antinave Exocet.
La piccola aviazione taiwanese non è meno valorosa e getta nella mischia tutto quello che ha: in particolare impiega i caccia Mirage 2000 forniti dai francesi e i multiruolo Ching Kuo di fabbricazione indigena…”
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</br><p><h1 align="justify">24 Giugno 2006
Il presidente
degli Stati Uniti ordina alle forze armate americane di stanza in Giappone,
sull'isola di Okinawa e in Corea del Sud di passare allo stato di massima
allerta, il gruppo da battaglia della portaerei CVN-76 R.Reagan, comprendente
anche tre incrociatori classe
Ticonderoga AEGIS, due cacciatorpediniere classe Burke e un sottomarino a
propulsione nucleare classe Los Angeles, appena giunto a Pearl Harbour in vista
delle celebrazioni del 4 Luglio riceve l'ordine di salpare entro 24 ore e di
dirigere a tutta velocità verso il Mar Cinese Meridionale. A San Diego, una
della principali basi della marina sul Pacifico, si inizia a radunare il gruppo
da battaglia della portaerei CVN-74 J.Stennis in previsione della partenza per
il teatro della crisi. Il comando delle forze strategiche (STRATCOM) che ha
in
carico l'armamento nucleare americano riceve direttamente dal presidente
l'ordine di elevare lo stato di allerta a DEFCON 2, l'ultima volta questo
ordine era stato dato all'epoca della crisi di Cuba nel 1962. Nel corso della
giornata circa la metà della flotta di bombardieri strategici americana,
compresi 12 B-2 , decolla dalle basi di Whiteman, Dyess, Barksdale e Ellsworth
sul territorio americano per rischierarsi in avamposti avanzati e decentrati,
tra questi la base di Diego Garcia, nell'Oceano Indiano e quella di Guam nelle
isole Marianne. Inoltre lo stato di allerta DEFCON 2 prevede che un certo numero
di bombardieri si trovi sempre in volo, con a bordo armamento
nucleare ,coordinati da un posto di comando volante, pronti per essere
indirizzati verso potenziali bersagli. Le postazioni dei missili balistici
nucleari intercontinentali ICBM ricevono anch'esse l'ordine di porsi nello stato
di massima allerta. La marina partecipa alla mobilitazione ordinando a un certo
numero di sottomarini lanciamissili intercontinentali (SSBN) classe Ohio di
modificare le proprie rotte e di spostarsi a copertura di obiettivi posti in
territorio cinese. La situazione di crisi, ormai esplicita, ha effetti
inevitabili sui mercati finanziari mondiali, le borse di Tokyo, Shangai, New
York e Francoforte chiudono con perdite pesanti.</h1>
2 Luglio 2006 Dopo 10 giorni di blocco navale la Cina, per nulla intimorita dal massiccio spiegamento di forze americano, non accenna ad allentare la morsa intorno alla piccola isola. In questa fase d'altra parte gli Stati Uniti non possono fare altro che mostrare i muscoli nella speranza di un ripensamento cinese, ma intanto il mantenere un tale elevato stato di allerta provoca usura negli equipaggiamenti e stress non indifferenti al personale militare oltre a comportare costi astronomici.
14 Luglio 2006
Dopo tre settimane di blocco navale, Taiwan, da sempre fortemente dipendente dai
rifornimenti che giungono via mare, comincia a risentire della mancanza di beni
di prima
necessità.
Nelle principali città dell'isola iniziano tumulti di piazza e veri e propri
assalti ai supermercati per accaparrarsi le ultime riserve di beni essenziali
alla sopravvivenza. Per porre un freno al degenerarsi della situazione
dell'ordine pubblico entra in vigore la legge marziale. La dirigenza dell'isola
intanto decide di reagire, il presidente taiwanese
Chen Shui-bian ordina alla marina e
all'aeronautica di forzare il blocco cinese nel disperato tentativo di aprire un
corridoio per far affluire vitali rifornimenti. La marina da guerra taiwanese
prende il mare per quella che sarà la sua prima e ultima battaglia navale. Alla
testa del gruppo navale
vi sono il fiore all'occhiello della marina della Cina Nazionalista: le fregate
classe La Fayette di fabbricazione francese dotate di spiccate caratteristiche
stealth e armate di missili antinave Exocet. La piccola aviazione taiwanese non
è meno valorosa e getta nella mischia tutto quello che ha: in particolare
impiega i caccia Mirage 2000 forniti dai francesi e i multiruolo Ching Kuo di
fabbricazione indigena. Nonostante la superiore preparazione delle forze
taiwanesi, soprattutto per quando riguarda la componente aerea, la preponderanza
numerica cinese è tale che l'azione si risolve con pesanti perdite taiwanesi, i
quali si vedono annientare in un colpo solo quasi tutte le proprie forze aeree e
navali. La Cina perde un paio di unità navali medie e una decina di apparecchi,
peraltro rapidamente rimpiazzati. Il presidente cinese subito dopo l'accaduto
appare in televisione e pronuncia un discorso nel quale definisce inaudito
l'atteggiamento dei 'fratelli' taiwanesi e lo considera un aperto atto di
guerra, precisando che dal momento dell'attacco alle proprie forze la Cina si
considera in guerra aperta con l'isola ribelle.
16 Luglio 2006
Durante
una riunione d'emergenza del consiglio di sicurezza dell'ONU tutti i paesi
membri tentano di dissuadere la Cina dal continuare sulla strada
dell'aggressione, ma l'ambasciatore cinese presso l'ONU si mostra sprezzante e
ribadisce il diritto della potenza
asiatica
all'autodifesa e ad esercitare il proprio ruolo di potenza regionale nell'area,
la Cina ,afferma, è pronta a respingere qualsiasi ingerenza esterna nella
questione taiwanese da qualunque potenza essa provenga. L'ONU ancora una volta
si dimostra inadeguata a gestire una crisi internazionale. A questo punto
essendo impossibile un'iniziativa in ambito ONU tocca agli Stati Uniti mettersi
alla testa di una coalizione internazionale che abbia lo scopo di evitare
l'invasione dell'isola di Taiwan da parte della Cina e di difendere il Giappone
e la Corea del Sud dall'espansionismo cinese. Formare una coalizione pero
richiede tempo e per il momento gli USA si trovano da soli a fronteggiare
l'espansionismo cinese e a garantire l'integrità territoriale di Taiwan, del
Giappone e della Corea del Sud.
17 Luglio 2006 Considerato il crescente interesse americano nei confronti dell'escalation della crisi nell'area e il conseguente rinforzo degli assett presenti nell'area, il presidente cinese ordina alle forze armate di accelerare i preparativi per l'invasione di Taiwan, nome in codice Operazione Dragone Rosso. L'obiettivo è sferrare il colpo di grazia all'isola ribelle prima che gli Stati uniti e altri paesi dispieghino significative forze militari a difesa di della stessa.
18 Luglio 2006
L'intelligence americano si
dimostra molto efficiente in questa occasione e la notizia della trasmissione
degli ordini dello stato maggiore cinese alla flotta di prepararsi per
l'invasione giungono allegati al quotidiano rapporto redatto dalla CIA, poche
ore dopo la loro emanazione, sulla scrivania del presidente degli Stati Uniti,
il quale convoca immediatamente il consiglio per la sicurezza nazionale per una
seduta di emergenza. Alla riunione sono presenti, tra gli altri, i capi di
stato maggiore delle 4 armi, il presidente del consiglio degli stati maggiori,
il consigliere per la sicurezza nazionale, il responsabile dei servizi segreti,
il segretario di stato e naturalmente il presidente stesso. La situazione è
tremendamente delicata, da una parte gli stati uniti devono intervenire in
difesa di un alleato e per preservare la legalità internazionale oltre alla
libertà di navigazione in uno dei bracci di mare più battuti dalle rotte delle
flotte commerciali di tutto il mondo, dall'altra un confronto con la cina
aprirebbe uno scenario militare complesso, una guerra lunga, in un teatro
difficile con consistenti rischi di allargamento del conflitto. Tutto questo
senza contare il non trascurabile dettaglio che la cina possiede un discreto
numero di testate nucleari e
termonucleari e sopratutto dispone dei vettori per impiegarle contro il
territorio americano. In seno al consiglio si formano subito due schieramenti,
uno segue la proposta del capo di stato maggiore dell'aviazione il quale propone
di effettuare al più presto un raid contro la totalità delle installazioni
nucleari cinesi in modo da tentare di eliminare il rischio di escalation
nucleare privando di fatto la cina dei vettori intercontinentali, una tale
azione avrebbe anche lo scopo di intimidire la cina e indurla a desistere dai
sui propositi aggressivi. L'altro proposta, formulata dal CNO e supportata dal
segretario di stato prevederebbe di attaccare di notte e di sorpresa la flotta
cinese intorno a Taiwan utilizzando i nuovi sottomarini a propulsione nucleare
da attacco seawolf improved in grado di impiegare missili tomawak e siluri. La
restate potenza di fuoco necessaria sarebbe fornita dagli F-18 imbarcati sulle
portaerei nell'area. La prima proposta ha l'innegabile vantaggio di poter essere
attuata nel giro di poche ore in quanto la flotta di bombardieri era già stata
posta in stato di massima allerta nei giorni passati, d'altro canto si tratta di
un bombardamento di un territorio sovrano e molto ben difeso anche con missili
SAM di ultima generazione forniti dai russi come l'SA-10 che secondo alcuni
rapporti
mai confermati sarebbero in grado di opporsi anche al fior fiore della flotta di
bombardieri USA, il bombardiere stealth B-2 Spirit. La seconda proposta
presenta meno rischi operativi e problemi di legalità internazionale in quanto
l'attacco avverrebbe in acque internazionali o al più taiwanesi. Il vero grande
problema è il tempo richiesto per radunare la flotta di Seawolf necessaria per
l'operazione stimato in non meno di 10 giorni e in questa fase il tempo per gli
USA è un bene molto raro. I Seawolf in genere vengono assegnati ai gruppi da
battaglia di portaerei (CBG) in non più di una unità, altre unità non assegnate
ai CBG svolgono missioni in solitario. In condizioni normali quindi questi
sottomarini si trovano sparpagliati in ogni angolo del globo dall'equatore al
circolo polare artico. Stante questa dispersione radunare una flotta di Seawolf
richiederebbe tempi lunghi. Data la gravità della situazione e l'importanza
della decisione da prendere il presidente dopo aver ascoltato le opinioni degli
alti ufficiali e aver analizzato i dettagli delle due proposte, si riserva
qualche ora per decidere e si ritira con il consigliere per la sicurezza
nazionale nello studio ovale.
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