Kirghizistan, la rivoluzione dei tulipani

<p>“E così si è compiuta un' altra rivoluzione per la libertà, dopo quella ucraina e georgiana. In Kirghizistan è caduto anche il Presidente Akayev, dopo che nelle ultime elezioni aveva, con disinvoltura, utilizzato arresti, informazione pilotata e risorse amministrative per assicurarsi la vittoria e mettere fuori gioco l' opposizione.
E’ la 'rivoluzione dei tulipani', nome derivato dalla fascia rosa, il rosa del tulipano di montagna del paese, legata intorno alla testa dei manifestanti.
Ma in questa vicenda non tutto ci è chiaro: al primo punto dei nostri dubbi c’è il mancato supporto esplicito degli Stati Uniti e la mancata ingerenza della Russia di Putin.
Scarso interesse nell’area? No, tutt’altro…”
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<img src="http://www.ultimathule.it/images/articoli/kirghiz2.jpg" widht=350 height=400 align=left>Il Kirghizistan è una delle ex-repubbliche sovietiche situate all'estremo oriente della Russia e confinante con due regimi autoritari, Uzbekistan e Tagikistan, con un fragile Kazakhstan e soprattutto con la Cina.
Dal 1991 l' ex comunista Akayev sedeva sullo scranno di presidente del paese dopo aver vinto libere elezioni.
Il Presidente della repubblica rappresenta la carica più importante dello stato, colui che nomina i membri del governo (compreso il presidente del Consiglio ), che a sua volta detiene il potere esecutivo.
Naturalmente il miglior alleato di Akayev era il presidente russo Putin, con cui lo stato kirghizo mantiene contatti strettissimi, soprattutto sul fronte militare e di sicurezza. In compenso la Russia si assicura il controllo, e la presenza ( grazie ad una base situata a Kant, nei pressi della capitale Bishkek ), di un territorio strategicamente importante che confina con l' emergente Cina.
Le prime proteste si sono scatenate dopo i due turni delle elezioni legislative del 27 marzo e del 13 febbraio.
In queste elezioni Akayev ha utilizzato con disinvoltura arresti, informazione pilotata e risorse amministrative per assicurarsi la vittoria e mettere fuori gioco l' opposizione.
Violente proteste e sommosse sono iniziate a fine marzo nell sud del paese, nelle città di Osh e Jalal Abad, dove la folla ha assaltato le sedi governative regionali.
In seguito la rivolta si è estesa fino a raggiungere la capitale Bishkek, dove circa diecimila persone si sono scontrate con le forze di sicurezza kirghize.
La svolta della rivoluzione avviene il 24 marzo, quando i manifestanti assumono il controllo degli edifici governativi nella capitale e il presidente Akayev fugge in Kazakhstan. L' ex premier Bakiev, uno dei leader dell' eterogenea opposizione al regime, ha annunciato le dimissioni ufficiali di Akayev, che a sua volta ha denunciato la rivoluzione come 'colpo di stato' e si è assicurato l' appoggio di Putin.
Dopo l' evento si sono susseguite le dimissioni del premier Tanayaev, del ministro della Difesa Topoyev e il capo dei servizi di sicurezza Imankulov.<img src="http://www.ultimathule.it/images/articoli/kirghiz3.jpg" align=right widht=300 height=250>
Il presidente della Corte Suprema Osmonov ha dichiarato non validi i risultati delle elezioni legislative e reinstallato il parlamento uscente.
L' opposizione si è stretta intorno a Bakiev, compreso il leader Felix Kulov liberato dal carcere dai manifestanti.
Oltre a loro, l' opposizione annovera la pasionaria ( ruolo svolto in Ucraina da Julia Timoshenko ) Otumbayeva, con esperienza di rappresentante diplomatica del Kirghizistan all' Onu.
La guida del paese è stata assunta da Bakiev come presidente e primo ministro ad interim, il quale ha già espresso la volontà di traghettare il paese a nuove elezioni, probabilmente alla fine di giugno.
Si è compiuta così un' altra rivoluzione per la libertà dopo quella ucraina e georgiana, la 'rivoluzione dei tulipani' , nome derivato dalla fascia rosa, il rosa del tulipano di montagna del paese, legata intorno alla testa dei manifestanti.
Almeno ufficialmente non si sono registrati interventi del governo Usa, dell' UE e della Russia, la quale ha assicurato ad Akayev ospitalità.
Dal 2001 l' ex repubblica sovietica si è schierata al fianco degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo, permettendo l' istallazione di una base Usa a Manas in supporto dell' intervento in Afghanistan.
Risulta lampante l' importanza del paese per la strategia USA, che grazie alla base di Manas e alle altre nei paesi limitrofi ( in Uzbekistan, ad esempio ), puo controllare e arginare da vicino la potenza cinese.<img src="http://www.ultimathule.it/images/articoli/kirghiz4.jpg" align=left>
Probabilmente l' amministrazione Bush non puo spingersi ad un supporto esplicito alla rivoluzione kirghiza dopo l' azione svolta nei cambiamenti in Ucraina e Georgia a tutto svantaggio della Russia.
La stessa cosa vale per Putin, il quale non puo permettersi di perdere un alleato nell' area, spingendolo magari tra le braccia americane. Così si potrebbe spiegare l' equilibrio e il distacco ufficiale del Cremlino e della Casa Bianca.
Ma Bush, che nell' incontro di qualche mese fa in Slovacchia non ha mancato di rimproverare a Putin una involuzione autoritaria interna, deve anche tenere in considerazione la nuova voglia di protagonismo russo in Medio Oriente.
L' ex dirigente Pcus e membro dell' amministrazione russa Primakov, sta svolgendo un ruolo importante per stringere rapporti tra Russia, Siria e Iran. La Siria sembra essersi assicurata la fornitura di missili tipo Stinger, ma su piattaforme fisse ( che Israele giudica facilmente trasformabili in missili ' a spalla' ), di produzione russa, mentre l' Iran sta praticamente sviluppando il programma nucleare grazie ai tecnici russi e a sostanziosi contratti.
La gloria perduta di potenza mondiale russa è riaffiorata prepotentemente e cerca di ritagliarsi uno spazio nel teatro medio-orientale, fulcro dell' attuale scena internazionale e dove più grande è lo sforzo americano per l' esportazione della libertà e per il cambio di regime nei paesi canaglia ( Siria e Iran ).
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Questo scenario potrebbe dissuadere gli Usa ad uscire allo scoperto in una zona dove la loro presenza e le loro alleanze sono consolidate come nelle ex-repubbliche orientali sovietiche.
Probabilmente anche nell' amministrazione Usa ci sono due punti di vista diversi : quello dei neocons, che non vogliono supportare nessuna dittatura in nome di una realpolitik giudicata in contrasto con la mission americana e gli interessi americani, e quella di esponenti più pragmatici e meno sensibili al tema 'mission a tutti i costi', che giudicano primaria la lotta al terrorismo e non vedono l' espansione della democrazia e della libertà direttamente collegata alla sicurezza nazionale, ( punto di vista probabilmente supportato da Condi Rice, allieva della scuola realista di Brent Scowcroft ).
J.Landi
</br> n.d.r. Mettere uno speciale sul Kirghizistan nella categoria "dossier esteri" e non ne "Le ultime dittature", rappresenta da parte nostra una sorta di velato ottimismo per il futuro di questa piccola repubblica asiatica e una manifestazione di palese stima e ammirazione per tutti quei popoli che, a costo di grandi sacrifici, si sono liberati e si stanno liberando delle tirannie che gravavno sulle loro terre.
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