Operazione Dragone Rosso.
STEP 1: Crisi nel Pacifico Occidentale

<p>“Verso la metà di marzo del 2005 il parlamento cinese approva una legge definita “anti-secession law” che autorizza esplicitamente l'uso della forza contro l'isola di Taiwan in caso di formale dichiarazione di indipendenza dell’isola.
E’ passato poco più di anno e il Presidente taiwanese, Chen Shui-bian indice un “referendum difensivo” sul futuro dell’isola.
Il 90% degli abitanti si pronuncia per l’indipendenza…”
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Inizia così la costruzione di un possibile scenario geopolitico in cui il gruppo di lavoro di Ultima Thule, responsabile dell’Osservatorio Difesa, si cimenterà nelle prossime settimane.
Uno scenario tutt’altro che improbabile che vedrebbe nascere una crisi dalle conseguenze potenzialmente disastrose. Non solo un viaggio di fantasia quindi, ma una ricostruzione più verosimile possibile su quello che potrebbe realmente accadere e, in parte, è già accaduto con dichiarazioni molto forti e leggi inquietanti.
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Ad ogni singolo speciale sarà allegato ogni volta un sondaggio, collocato in homepage e alla destra dell’articolo stesso, in cui tutti siete invitati a partecipare dicendo la vostra sul modo in cui gestireste la crisi in prima persona.
Ovviamente potrete anche postare commenti con idee alternative, come in ogni articolo del nostro portale.
Nello speciale successivo saranno commentati i risultati del sondaggio e ipotizzato lo scenario successivo più verosimile e la piega che invece avrebbe preso la crisi se fossero state prese le decisioni che voi avevate ritenuto più opportune.
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Benvenuti nel primo Speciale-Game ad episodi di Ultima Thule.
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<img src="http://www.ultimathule.it/images/articoli/taiwan2.jpg" align=right> ANTEFATTO
14 MARZO 2005 Il parlamento cinese approva una legge definita "anti-secession law" che autorizza esplicitamente l'uso della forza contro l'isola di Taiwan, in tre circostanze: l'invasione di Taiwan da parte di un altro Paese, una dichiarazione formale d'indipendenza da parte dell'isola, il rinvio indefinito del dialogo sulla riunificazione.
Il legislatore cinese, Wang Zhaoguo, si lancia in dichiarazioni forti: "Nessuno stato sovrano puo tollerare la secessione, e ogni stato sovrano ha il diritto di usare i mezzi necessari al fine di mantenere la propria integrità territoriale."
Il primo ministro cinese Wen Jiabao tiene a precisare come: "lo Stato impiegherà mezzi non pacifici e altre misure necessarie per proteggere la sovranità e l'integrità territoriale cinese". Concludendo: "Taiwan è una questione interna alla Cina. Non vogliamo interferenze straniere, nè ne abbiamo paura".
<img src="http://www.ultimathule.it/images/articoli/taiwan3.jpg" align=left>
Nonostante i vertici cinesi si affrettino a minimizzare la valenza aggressiva del provvedimento la nuova legge provoca non poche preoccupazioni a Taiwan e in tutto il Sud Est asiatico compreso il Giappone, in quanto, una situazione di crisi aperta nell'area, o peggio una guerra, avrebbero ripercussioni disastrose sull'economia delle 'tigri asiatiche'.
Gli Stati Uniti interessati anch'essi nel mantenimento dello status quo e della stabilità nell'area e per nulla allettati dalla prospettiva di un confronto armato con la Cina, avviano contatti diplomatici ad alto livello per scongiurare una crisi, ma nel contempo mobilitano le risorse dell'intelligence per comprendere se davvero la superpotenza asiatica abbia l'intenzione di scatenare un conflitto regionale che rischierebbe di espandersi al di fuori dell'area e di innescare una escalation nucleare.
Fonti dell'amministrazione USA definiscono la legge "inutile e dannosa".
Secondo il portavoce della Casa Bianca, il Presidente Bush si impegna ad aiutare Taiwan in caso di attacco cinese.
<img src="http://www.ultimathule.it/images/articoli/taiwan7.jpg" align=right>26 MARZO 2005
Centinaia di migliaia di persone scendono nelle piazze e nelle vie di Taipei per manifestare la propria contrarietà alla "Anti-Secession Law". Secondo le autorità, i dimostranti sarebbero oltre un milione.
Benchè ufficialmente organizzata da gruppi indipendenti, dietro la manifestazione appare subito chiaro l'appoggio del Presidente taiwanese, il quale non ha pronunciato un discorso pubblico ma ha intonato slogan contro la Cina assieme alla folla del tipo: "Opponiti alla Cina, ama Taiwan", "Cina vergognati" e "Democrazia".
Tra i manifestanti numerose bandiere statunitensi e giapponesi ed effigi del del Presidente americano G.W.Bush e del Primo Ministro giapponese Junichiro Koizumi.
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<img src="http://www.ultimathule.it/images/articoli/taiwan4.jpg" align=right widht=230 height=250>2 GIUGNO 2006
E' passato poco più di anno e il Presidente taiwanese, Chen Shui-bian indice un "referendum difensivo" sul futuro dell'isola. Il 90% degli abitanti si pronuncia per l'indipendenza. Il parlamento benchè riluttante, non ha scelta e proclama ufficialmente l'indipendenza dell'isola. Si va così a realizzare la condizione necessaria per un possibile intervento armato cinese.
Il referendum quasi plebiscitario e la conseguente dichiarazione formale di indipendenza spiazzano i vertici del partito che non credevano che Chen Shui-bian azzardasse una mossa così avventata prima della scadenza del suo secondo e ultimo mandato nel 2008.
Sorprendentemente la reazioni cinesi al risultato del referendum mantengono un tono relativamente pacato. In particolare la dirigenza comunista solleva ipotesi di brogli elettorali e si dice convinta che in realtà la maggioranza dei taiwanesi sia ansiosa di tornare sotto il controllo di Pechino.
Quasi subito tuttavia il Presidente cinese convoca i vertici delle proprie forze armate dando ordine di avviare un intenso programma di esercitazioni aeronavali nel mar cinese meridionale, allo scopo di dimostrare al mondo e a Taiwan che la Cina non teme nessun nemico ed è pronta al confronto armato, se necessario.
Gli Stati Uniti in questa fase si limitano a lamentele ufficiali e decidono di attendere ulteriori sviluppi prima di attuare un rafforzamento degli assett operativi presenti nell'area, questo allo scopo di evitare che la situazione precipiti irreparabilmente.
Proprio per evitare possibili incidenti con le forze cinesi le forze armate USA presenti nell'area ricevono l'ordine di preservare la libertà di navigazione e di sorvegliare, ma a distanza, l'attività militare cinese; questo mentre l'NSA (National Security Agency) riceve l'ordine di monitorare con più satelliti possibile le esercitazioni cinesi nel mar cinese meridionale.
Data la gravità della situazione il segretario dell'ONU convoca una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza al fine di cercare una soluzione pacifica alla crisi.
L'iniziativa dell'ONU viene caldamente supportata dall'Unione Europea la quale si schiera subito in posizione neutrale sottolineando le ragioni di entrambi i contendenti e sollecita gli USA affinchè la Nato rimanga ufficialmente fuori d un possibile conflitto.
A Bruxelles si sta appunto discutendo la possibilità di interrompere l'embargo di armi verso la Cina, in vigore dai fatti di Tienanmen.
22 GIUNGO 2006
La Cina annuncia il blocco navale di Taiwan, minacciando di affondare qualunque nave civile e militare tenti di forzarlo.
Nel giro di 24 ore prendono posizione intorno all'isola una cinquantina di unità della marina cinese appoggiate da un centinaio di aerei dell'aeronautica, compresi alcuni apparecchi equipaggiati con missili antinave a lunga gittata.
Di fatto si tratta del primo passo verso l'invasione del piccolo stato indipendente.
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