Il saggio e il legionario
<img src=”http://www.ultimathule.it/images/articoli/guenon.jpg” align=left>
<p>“Questa è un brano della lettera d'addio scritta alla fine del XIX secolo dal saggio capo di un villaggio vietnamita, Tong Song Luat, al suo discepolo, il francese Renè Guenon, ex ufficiale della Legione Straniera convertitosi alla filosofia Taoista col nome di Matgioi.
Contiene un'inquietante profezia…”
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</br><p>L’addio del saggio.
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ëIl YIKING, il nostro Maestro, l’ha detto: ëCalpestando la brina della cattiva abitudine, il ghiaccio del male e della disgrazia sopraggiunge û. Ora, sono dei secoli che quelli dell’Occidente calpestano la brina, ed hanno costruito un tale muro di ghiaccio che il calore della verità non arriverà mai a fonderlo.
ë Avete bruciato i templi, rovinato i bambini, disperse le ossa degli Avi. Così fecero un tempo i Mongoli nel nord dell’Impero, ma non è questo il vostro più grande errore…
ë Un tempo avete arretrato davanti all’avanguardia di una delle ventidue armate dell’impero. Pensate a cosa fareste se si armassero tutti contro di voi. Ma non è questo il pericolo che vi minaccia…
ë Ma ecco il vostro maggiore crimine: mentre noi abbiamo devotamente conservato, voi avete dimenticato la vostra origine e il vostro destino, ignorate addirittura cio che siete, e i vostri sapienti, con i vostri applausi, vi pretendono figli di scimmie. Quando, per caso, vi ricordate il nome dell’Assoluto, è per trascinarlo nel fango del vostro ignorante disprezzo. Avete spento, a vantaggio del corpo imbecille, ogni chiarezza dello spirito; per la perfezione degli ingranaggi dei vostri orologi e delle vostre macchine, avete perso la conoscenza del movimento dell’Universo. E vagate orgogliosamente nelle tenebre più cupe, a tal punto che tu - che credo essere un mandarino della tua razza - sei accecato dalla fiamma vacillante che ti ho messo in mano, come da un sole.
ë Vedi, uomo del freddo, quanti siete e quanti siamo. Senza contare nè i Mongoli, nè i Giaochi, nè i Nhteban, i soli cinesi sono due volte più numerosi in Cina dei bianchi in Europa; ed inoltre ci sono dei nostri fratelli nelle Indie, nelle grandi isole e fino in America. L’Impero che ha delle zone fertili, ma che contiene anche dei grandi deserti, delle alte montagne, e delle boscaglie improduttive, non potrà ben presto nè trattenerli più nè nutrirli. Là dove cinquecento anni fa, non vi era che un uomo, ve ne sono ora dieci, e non c’è un chicco di riso in più per nutrirli. Per lunghi anni si stringeranno gli uni accanto agli altri e non sazieranno la loro fame; e questo per un periodo così lungo che, nè te, nè me, nè i nostri figli, vedranno accadere altro.
ëMa, un giorno verrà che non potranno più vivere così. Allora i cadetti, lasciando la risaia al primogenito, si alzeranno e porteranno via le tavolette degli antenati; e se ne andranno senza rimpianti, perchè avranno così portato via il loro focolare e lo spirito della loro razza. Non saranno nè cento, nè mille, ma diecimila volte delle miriadi. Arriveranno; non avranno bisogno nè di armi nè di violenza, saranno troppi.
ë L’immensa e sempre crescente fecondità della razza vi spingerà in mare, vi scaccerà dai vostri regni e toglierà l’ultimo grano di riso dalle vostre bocche affamate. Essi vi arriveranno fra lunghi anni. Talvolta, nei miei sogni, il mio spirito lucido vola fino alle cose future, e vedo. Vedo delle lunghe file camminare incessantemente verso le brume del tuo paese; e sento, sui sentieri che vanno verso l’Ovest, il rumore dei sandali di queste migliaia di uomini che i nostri cuori commossi salutano la notte dei tempi da cui essi usciranno.
ë Arriveranno: davanti al numero spaventoso, non avrete ricorso che nel vostro Dio, poichè ogni forza sarebbe inutile; ed è allora che la trascuratezza del Cielo e l’ignoranza dei vostri spiriti vi saranno fatali, e che le vostre ingiurie si rizzeranno per la vostra rovina. Nè le vostre civiltà effeminate, nè i vostri sistemi materialisti, nè le vostre plastiche perverse, nè i vostri atti sensuali non vi daranno neanche il coraggio che si deve avere per ben morire. I vostri corpi, dimagriti di un innervosimento volontario, le vostre anime, affaticate dalla vertigine dei vostri filosofi, i vostri spiriti intorpiditi da una negazione di venti secoli, tutti rotolerete nel torrente dei vostri vizi e scomparirete davanti all’antica Razza che ha saputo conservare intatto il principio di Saggezza eterna, che arse davanti ai nostri comuni avi.
ë E la nostra consolazione, a noi, umili studiosi, che moriamo sui Libri prima che essi ci abbiano rivelato tutto, d’aver predetto e preparato la vittoria finale dei saggi, e d’averla messa, nella speranza dei nostri figli, come le premesse di ricompense dovute ai fedeli servitori del TAO…
ë Va, dunque, ma fai attenzione al valore del tuo sforzo; non essere mai un volgarizzatore, che il tuo insegnamento non s’illumini che per qualcuno e resti velato alla folla; fai, se puoi, degli adepti. Sebbene la tua vita non possa in nulla cambiare la Via finale, sii orgoglioso di seguirla, ma segui, passo a passo, senza mai fermarti, il Mistero. Se tu esitassi un istante, come la tigre braccata, si rivolterebbe su di te e ti assorbirebbe. E qualsiasi luce che il tuo pensiero acquisisca ripiegandosi su se stesso durante gli anni, rifletti che non sei niente accanto agli altri uomini, che non sono niente essi stessi accanto alla verità. E allora che la tua preghiera sopperisca alla tua scienza.
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Il tempo è arrivato.
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Anonimo
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Bibliografia: Matgioi (Renè Guènon) LA VIA TAOISTA, F.lli Melita editore La Spezia. Luglio 1989
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