L'ipotesi dell'uso della forza. Una possibile soluzione per il caso Iran?

<img src=”http://www.ultimathule.it/images/articoli/casoiran.jpg” align=left widht=250 height=300>
<p></br></br></br>Il presidente Ahmadinejad ci ha messo del suo, ribadendo in ogni dove la volontà di spazzare via Israele dal Medio Oriente e negando l’ Olocausto. Ma il poblema principale riguarda l’ avanzamento del programma nucleare iraniano.
Gli Stati Uniti si sono affidati al soft power europeo, di cui gli stessi europei si sentono i campioni, e si ritrovano con un pugno di mosche. Dovranno, ancora una volta, prendere le redini della situazione.
Non siamo tecnicamente in grado di giudicare la reale possibilità di successo di un’azione militare contro le centrali iraniane, ma ci chiediamo: senza una reale minaccia di 'gravi conseguenze' quando mai l’Iran potrà cedere per risolvere la questione sul piano diplomatico?”

<p>

Il dossier Iran sta diventando sempre più caldo, fino a rappresentare il tema principale dell' agenda internazionale di Stati Uniti, Russia, Israele e Europa.
Il presidente Ahmadinejad ci ha messo del suo, ribadendo in ogni dove la volontà di spazzare via Israele dal Medio Oriente e negando l' Olocausto. Ma il poblema principale riguarda l' avanzamento del programma nucleare iraniano. Ahmadinejad e l'ayatollah Khamenei rivendicano il diritto dell' Iran allo sviluppo del programma nucleare per scopi civili, ma non sembrano le reali intenzioni, dato che il paese persiano galleggia sul petrolio e il programma di arricchimento dell' uranio è già stato annunciato.
Già la situazione attuale dello sviluppa rivela avanzamenti e processi che l' Iran aveva negato negli anni scorsi persino all' Aiea. Il cui direttore, El Baradei, si è recato a Teheran negli scorsi giorni per un estremo tentativo di dialogo con la classe dirigente iraniana. Missione risolta in un nulla di fatto, come infruttuosi ed inutili ( per l' Occidente ) si sono rivelati i colloqui diplomatici prolungatisi per anni tra Iran e l' UE 3 ( GB, Germania e Francia ). Infatti siamo arrivati al 2006 con la questione più scottante che mai e senza una chiara via risolutiva.
Gli Stati Uniti si sono affidati al soft power europeo, di cui gli stessi europei si sentono i campioni, e si ritrovano con un pugno di mosche. Dovranno, ancora una volta, prendere le redini. I tempi lunghi della diplomazia europea sono serviti solo all' Iran per tergiversare e prendere tempo, facendo seguire concessioni a minacce e viceversa, anche dalla passata dirigenza iraniana, quella di Katami, definita 'moderata'.

Gli Stati Uniti, fortemente impegnati sul fronte iracheno e sullo scenario orientale ( Cina ) per gli equilibri futuri, non vogliono, giustamente, un Iran potenza nucleare in grado di diventare una potenza regionale del MO. Sia per bocca del Segretario di Stato Condi Rice che per bocca del Presidente Bush, gli Usa si augurano una soluzione diplomatica ma non escludono nessuna opzione, compresa quella militare.
L' azione militare viene giudicata improponibile da molti ma praticabile da altri, come Thomas MCInerney sul Weekly Standard (http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/012/101dorxa.asp ).
Non siamo tecnicamente in grado di giudicare la reale possibilità di successo di un'azione militare contro le centrali iraniane, ma ci chiediamo: senza una reale minaccia di 'gravi conseguenze' quando mai l'Iran potrà cedere per risolvere la questione sul piano diplomatico?
Siamo convinti che gli attori della politica internazionale siano gli stati ( come ci insegnano i Gemelli 2Twins http://2twins.splinder.com ) e che la forza sia la chiave dell' arena internazionale come sistema dominato dall' anarchia e dalla distribuzione di potere.
Quindi chi, se non gli Usa, devono mettere sul piatto diplomatico un serio avviso di 'gravi conseguenze' se l' Iran insisterà nel suo comportamento? L'Onu infatti riuscirebbe solo a prolungare la controversia all' infinito rimandando la soluzione continuamente.

Trascriviamo dal testo 'Teoria della politica internazionale' ( Il Mulino ) di Kenneth Waltz, teorico del pensiero realista ( Sì, lo ammettiamo, noi condividiamo molte tesi neocon in politica estera! ): '...in politica internazionale la forza non serve solo come ultima ratio ma anche come prima e costante. Limitare la forza al ruolo di ultima ratio della politica implica, con le parole di Ortega y Gasset, 'la precedente sottomissione della forza ai metodi della ragione'. La costante possibilità dell' uso della forza limita gli interventi, modera le domande, e serve come incentivo per la risoluzione delle dispute. Colui che sa che una pressione troppo forte puo portare alla guerra, ha una buona ragione per valutare se i possibili guadagni della sua azione valgono i rischi che essa comporta. La minaccia della forza sul piano internazionale svolge un ruolo analogo a qullo esercitato dallo sciopero nelle trattative tra imprenditori e sindacati.'
Quindi, possiamo azzardare dicendo che probabilmente l' Iran ha preso in giro i paesi negoziatori perchè non aveva davanti a se una seria minaccia di uso della forza nei suoi confronti ? Non ci sembra una possibilità peregrina. Seguendo le parole del Waltz, è probabile o no che chi già si fustiga chiedendo di non minacciare l' Iran stia non avvantaggiando una soluzione diplomatica ma la stia ostacolando? E, dato il livello di sviluppo della società civile iraniana, possiamo escludere che supportata a dovere non decida, di fronte ad un intervento militare, di disfrasi della cricca al potere? Perchè, come dicono i più autorevoli di noi 2Twins ( http://2twins.splinder.com ), l' Iran dovrà sì essere un alleato dell' Occidente per il futuro, ma dovrà prima democratizzarsi. Colgo l' obiezione: la politica internazionale di uno stato non è influenzata dal suo regime interno ma dalla struttura del sistema internazionale. Noi invece crediamo che il regime interno abbia la sua influenza, come dimostra la scarsa tendenza dei paesi democratici a dichiararsi guerra. Per non parlare del livello di affidabilità internazionale di un paese in cui esista un controllo democratico sull' operato del governo e una larga e libera opinione pubblica. Insomma il regime democratico-liberale ha dimostrato di avere una sua influenza sul comportamento degli stati in politica internazionale.

Probabilmente le prossime mosse saranno del Consiglio di sicurezza dell' Onu dove attendiamo di vedere se le opinioni dell' Ambasciatore americano John Bolton e dell' Amministrazione Bush saranno condivise dagli altri membri ( cosa difficile per noi ). Ancora una volta verrà dimostrata tutta l' inutilità dell' Onu e la vera realtà della politica internazionale ( ripresa da un post di 2Twins): ' i forti fanno cio che vogliono, i deboli subiscono cio che devono '.

J. Landi