Lo scontro di inciviltà e la necessità della lotta

<img src=”http://www.ultimathule.it/images/articoli/americanodecapitato5.jpg” align=left>
<p>UT ha deciso, a maggioranza, e a mio avviso giustamente, di pubblicare le foto di Nick Berg, il giovane civile americano decapitato dai terroristi islamici in Iraq. All’interno troverete altri frame della sequenza. E’ scontato avvisare che sono immagini estremamente crude.
Le dedichiamo a tutti coloro che vorrebbero che i nostri soldati si ritirassero.
A chi, come noi, si è giustamente indignato mentre scorrevano le immagini dei terroristi torturati dai soldati americani.
A chi raccoglie i fondi per la “resistenza irachena”. A chi va in piazza con la bandierina arcobaleno e la maglietta del Che.
A chi vuole il dialogo. Noi, per quanto ci riguarda, nel dialogo non ci crediamo più.
<p> ATTENZIONE: IL CONTENUTO CRUDO DELLE IMMAGINI ALL’INTERNO DELL’ARTICOLO PUO’ TURBARE. SE NE SCONSIGLIA LA VISIONE AI SOGGETTI PIU’ SENSIBILI.
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<p>E da oggi diventiamo intolleranti. Sì perchè credevamo ormai di averle viste tutte, credevamo che il limite di ogni orrore fosse stato valicato ma non era così. Ci stavano appena convincendo che i soldati americani erano proprio degli stronzi: quelle immagini dei terroristi tenuti al guinzaglio e ammucchiati ci disturbavano proprio.
“Eh, ma così no.” “Eh, ma non bastano le scuse di Bush”, “Eh, ma così sono come i terroristi a cui fanno guerra…” Ebbene i suddetti terroristi hanno pensato bene di rivendicare velocemente la palma dello schifo, mostrando al mondo intero chi è il peggiore.
Fatto è che siamo in guerra ed è curioso che ancora tanti non se ne siano accorti. Siamo in guerra da 3 anni contro il nemico più subdolo, più vigliacco e terribile che potevamo immaginare. La cultura della vita contro la cultura della morte, e non lo diciamo noi, lo hanno detto gli stessi interessati. “Voi amate la vita, noi amiamo la morte”. Chiarissimi.
Non c’è dialogo, non ci sono ragioni, non ci sono zone d’ombra, non ci sono “se” e “ma”, non c’è ONU che tenga, non ci sono nuove risoluzioni da firmare, nè strade alternative da prendere. C’è solo la guerra e la guerra va vinta. Perchè da mondo e mondo, e in qualsiasi aspetto della vita, il pareggio esiste solo in una partita di calcio. Per tutto il resto uno perde e l’altro vince.
Come in tutte le guerre ci sono i traditori, quelli a cui abbiamo fatto le dediche di apertura dell’articolo. Ci sono i disertori, quelli che remano contro, i disfattisti, i possibilisti. Noi siamo in un’altra categoria: gli incazzati.
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David
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Le immagini agghiaccianti della barbara esecuzione sono state diffuse in rete.
Ma non c'è bisogno di vedere il video, bastano i fotogrammi stampati su qualche quotidiano a provocare la nostra reazione.
Reazione di rabbia confusa, di incredulità, e anche di immedesimazione.
Negli scorsi giorni i media sono stati inondati dalle foto delle torture perpetrate da alcuni soldati americani su prigionieri iracheni. Giustamente si è levato un coro di sdegno e di condanna per atti deprecabili commessi da un esercito di una nazione come gli Stati Uniti.
Nelle deliranti parole degli aguzzini di Berg c'è un chiaro riferimento alle torture, quasi come se l' uccisione di un ragazzo ventiseienne inerme, non militare, sia la giusta risposta.
Qui si apre il dirupo tra le due concezioni di giustizia, tra la Nostra civiltà e la Loro, quella dei terroristi fondamentalisti : la democrazia occidentale riconosce come reato la tortura da parte di persone che indossano la divisa del proprio paese, persone che verranno giudicate e punite, senza alcuna giustificazione.
I terroristi rivendicano invece le loro barbariche azioni, addirittura effettuate in nome di un Dio, premiano coloro che compiono questi gesti, esortano così tutti i musulmani: “uccidete gli infedeli ovunque li vedete, prendeteli, scagliatevi contro di loro e aspettateli ovunque”.
Ecco la differenza. Differenza non da poco, una delle differenze che ci rendono migliori da loro.
Udite udite: in Italia nessuna voce di condanna dal “fronte per la pace” , da coloro che additano il governo italiano di complicità con i soldati accusati di torture “in ogni caso” (Cesare Salvi ), “il governo è in ogni caso responsabile” dice Bertinotti.
Ma questa è storia antica: coloro che non hanno ancora digerito la vittoria della libertà e del mercato sull'orrore del comunismo e della pianificazione, approfittano di ogni occasione per colpire la nazione principale artefice della loro sconfitta.
Non una parola su quel ragazzo, appartenente all' associazione americana pacifista Answer, sacrificato sull'altare di Allah dai terroristi.
Non una parola su quel ragazzo straziato senza nessuna colpa, se non quella di essere occidentale.
Tutto questo ci indica una sola strada: nessuna tregua nella lotta al terrorismo.

Jimmy Landi

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