L'ideologia del montaggio e l'evento imperfetto
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<p>“Intenderemo analizzare il 'trailer' cinematografico in maniera empirica, scoprendo come al suo interno il 'ritmo' vi appaia come un elemento rilevante e caratterizzante, quasi costituente dell'oggetto filmico stesso.
Anche il trailer, come molti altri oggetti dotati di ritmo, produce sistemi di attese, ma se la funzione del trailer è vendere un film riuscendo nell'intento di crearne l'attesa, la conclusione del trailer (perchè una conclusione ci dovrà pur sempre essere) non cadrà, plausibilmente, in una fase distensiva ma in una fase di tensione.”<p></br>
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Intenderemo analizzare il 'trailer' cinematografico in maniera empirica, scoprendo come al suo interno il 'ritmo' vi appaia come un elemento rilevante e caratterizzante, quasi costituente dell'oggetto filmico stesso.
Non diremo 'tutto' del testo in questione ma più modestamente, inizieremo col chiederci cosa, riguardo ad esso vogliamo dimostrare di cosa esso è rappresentativo e cosa possiamo 'fargli dire'.
Anche il trailer, come molti altri oggetti dotati di ritmo, produce sistemi di attese: ogni qual volta ci viene presentata una scena costituita da uno o più frame, noi aspettiamo la scena successiva.
Nel caso mi trovassi in una fase di tensione (di 'disforia') attenderei così speranzoso una fase successiva di distensione ed 'euforia'.
La conclusione tipica di molti film è quella di distensione: siamo arrivati alla fine e la storia si è manifestata nella sua interezza. Sappiamo che piega prendono le vicende e come esse terminano.
Un trailer funziona in maniera differente: un trailer deve saper 'vendere' l'intera storia, ma non mostrarla (per non svelarne la fine, bensì crearne l'attesa). Il punto fondamentale sta proprio qui: se la funzione del trailer è vendere un film riuscendo nell'intento di crearne l'attesa, la conclusione del trailer (perchè una conclusione ci dovrà pur sempre essere) non cadrà, plausibilmente, in una fase distensiva ma in una fase di tensione.
Il nostro sistema di attese, che ci porta sempre ad attendere la fase successiva stavolta subirà un piccolo sconvolgimento: la fase successiva non è presente e al suo posto ci capiterà probabilmente di leggere un bel 'Coming soon', o nella migliore delle ipotesi , una bella data che ci indica quando uscirà il film. Film che a questo punto rappresenta, per noi spettatori del trailer, la fase successiva tanto agognata: quella fase distensiva, che detta in parole povere rappresenta la fine (il 'come va a finireââ¬Â¦')
Per sapere la fine (o saperne qualcosa di più) su cio che abbiamo 'sbirciato' nel trailer, inutile dirlo, dovremo acquistare il nostro biglietto nel momento dell'uscita del film.
Vi sono trailer che creano attesa, destando la curiosità su qualcosa che mal si comprende o di cui si intuisce solo pochi elementi. In questo caso questi pochi elementi dovranno essere particolarmente 'stuzzicanti' e 'intriganti', per portarci ad acquistare tutto quel che c'è dietro, ossia l'intero oggetto filmico.
E' il caso, ad esempio, dei film di genere horror: mi è capitata l'occasione di assistere alla proiezione di 'Non aprite quella porta', remake di un celebre b-movie degli anni '70.
Tutti i miei amici erano ansiosi di vederlo per la curiosità che in loro aveva destato il brevissimo trailer in cui una ragazza, dopo molti respiri affannosi, emetteva un urlo agghiacciante da dietro una porta minacciata da un essere mostruoso non meglio identificabile. Questa inquietante immagine unita alla dicitura (ingannevole!)
'tratto da una storia vera', ci ha spinto tutti ad acquistarne il biglietto.
Si è rivelato un buon lungometraggio, ma la possibilità che fosse una delusione era tutt'altro che remota. Il ritmo del trailer aveva avuto la meglio, finendo in tensione, e destando la nostra curiosità.
Ma il ritmo è anche portatore di contenuti profondi e di passioni, che non si limitano soltanto alla curiosità ma spaziano in una gamma ricca ed estesa che va dalla commozione alla paura, dalla tenerezza alla rabbia, fino alla sensazione di appartenenza, di eroismo e di solennità.
In questa sede stiamo tentando appunto di dimostrare come esse, trasportate dal ritmo, diano vita ad un trailer spesso assai più valido (al fine di vendere il film), di una presentazione che abbia come sua unica arma la curiosità del 'come va a finire' o di 'cosa si tratta'.
L'attesa della distensione ci rimanda all'intero film di cui, quello che abbiamo appena visto, non è che il promo. E' quest'attesa e questa curiosità, unite alle emozioni e alle passioni trasmesseci dal breve filmato, che ci invogliano o meno al futuro acquisto del biglietto in sala.
Ogni emozione trasmessa è un invito ad entrare in quel mondo. Un richiamo abilmente costruito che difficilmente ci lascerà insensibili.
Ciascuno frame è portatore di una propria forza cognitiva, la cui somma ha significazione immediata. (Capiamo come la necessità di una significazione immediata sia assolutamente necessaria in una configurazione ritmica, qual è il trailer, caratterizzata da una breve duratività).
Alternati alle immagini spesso appaiono diciture a tutto schermo (vere e proprie catafore cognitive) che svelano la presenza di 'un altrove' che ci invita a prender parte all'evento (andare a vedere il film) tramite abili slogan ben costruiti che fanno leva unicamente sull'emozione.
E' l'attesa il meccanismo fondamentale delle passioni create dall'abile alternanza d'euforia e disforia (di tensione e distensione).
Il ritmo, per concludere, è una tattica di rappresentazione tramite cui si cerca di gestire l'attività emotiva e cognitiva dello spettatore. Ciascuna fase di aspettualità, quindi, condurrà sempre ad eventi puntuali che non avranno a che fare con lo svolgersi naturale della sequenza, bensì apparterranno ad un'altra di essa.
Ecco l'ideologia del montaggio: il trailer come evento imperfetto che delega, appunto, al montaggio il veicolare ogni tensione, ogni attesa, ogni passione.
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