Le cose giuste e quelle sbagliate: quando il male è esserne indifferenti
“Caro David,
ricorderai sicuramente il mio breve sfogo su quello che avevo definito “Il male dell’indifferenza”.
Adesso, finalmente, so dove stava l’errore. Non era la mia indifferenza davanti a quello che stava succedendo, a crearmi ansia, dubbi, incertezze.
Non ero io, a dover prendere una posizione chiara.
Oggi so, che l’indifferenza di questi ragazzi di fronte al principio per cui alcune cose sono giuste, alcune più o meno giuste, alcune necessarie, alcune discutibili e altre sbagliate, era la vera radice del “male”…
</br><p>Caro David,
ricorderai sicuramente il mio breve sfogo (da te pubblicato e ancora visibile sul sito) su quello che avevo definito “Il male dell’indifferenza”.
Quella volta mi riferivo alla mia potenziale insensibilità di fronte ad una realtà che amavo (quella di un piccolo paese dell’Appennino Tosco-Emiliano), di cui facevo parte e di cui portavo anche il sangue.
Sono passati molti mesi da allora e adesso finalmente ho capito: il vero male, la vera tristezza, non era l’indifferenza dei miei sentimenti, ma dei “loro”.
Coloro a cui mi riferisco sono le stesse persone a cui faccio riferimento al mio precedente articolo. Quei ragazzi, tanto per intenderci, che stavano gettando via il loro futuro, che si erano arresi, o si stavano arrendendo, e che facevano parte di quella grandissima famiglia di persone che partono dalla sigaretta, passano all’hashish, provano l’ecstasy, finiscono con la cocaina.
Parlai anche delle istituzioni locali impotenti (o conniventi, ma sarebbe un’accusa molto grave). Oggi abbiamo una svolta.
Alle 5 della mattina del 18 Febbraio, una squadra di agenti della Digos di Bologna ha fatto irruzione in un piccolo appartamento di una casa del sovracitato paesino. Gli agenti (in borghese, e che tenevano sotto osservazione il paese da almeno due-tre mesi) hanno trovato tre ragazzi (molto noti: io stesso li conosco personalmente, pur disprezzandoli), li hanno perquisiti e, dopo aver trovato quello che cercavano, li hanno condotti a Dozza, dove si trova il carcere di Bologna. Non possiedo tutte le informazioni, e pertanto mi rifaro a quello che ho saputo tramite le mie fonti (sono un giornalista dopotutto, o un aspirante tale): hanno parlato, hanno denunciato e fatto nomi. Addosso e nelle macchine è stato trovato almeno un etto di hashish, dose da spaccio, e forse anche qualche grammo di cocaina. Uno dei tre, per dovere di cronaca, aveva già un processo in corso a carico per essere stato trovato in possesso di stupefacenti a Bologna.
Oggi sono agli arresti domiciliari, o presunti tali, e hanno l’obbligo di dover firmare una o due volte al giorno in caserma. Due di loro combinavano poco nella vita (tradotto: i mantenuti), ma uno studiava giurisprudenza, forse per l’avvocatura. Non la farà mai, probabilmente.
Non è tutto. Da voci vicine alla polizia sembra che sia in atto una operazione volta a battere a tappeto tutto il paesino di montagna. Dio solo sa, cosa sta passando per la testa a qualcuno, in questo momento, anche ora che leggete queste poche righe.
Non voglio discutere sui sentimenti che ho provato ad avere questa notizia. Tra le altre cose, mi trovavo proprio a poche centinaia di metri dal luogo dell’irruzione, quando questa è avvenuta. Non voglio giudicare quello che hanno fatto questi ragazzi. La differenza tra loro e molti altri in questo momento è solo una: loro sono stati presi.
Adesso, finalmente, so dove stava l’errore. Non era la mia indifferenza davanti a quello che stava succedendo, a crearmi ansia, dubbi, incertezze. Non ero io, a dover prendere una posizione chiara.
Oggi so, che l’indifferenza di questi ragazzi di fronte al principio per cui alcune cose sono giuste, alcune più o meno giuste, alcune necessarie, alcune discutibili e altre sbagliate, era la vera radice del “male”.
E che i miei sentimenti, la mia rabbia, il mio grido, non cambieranno mai le cose. Non sortiranno alcun effetto in quei cervelli ottusi, infantili, forse anche sfortunati. Sicuramente indifferenti.
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Claudio Galardini
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