La società orizzontale

“Viviamo in una società che non è di Destra, ovvero una società che si estende in orizzontale e non in verticale. Il trionfo illuminista di egalitè, fraternitè e libertè. Questo si è venuto a creare su tutti i piani esistenziali ed è trasversale ad ogni categoria sociale.
Ora, come la sinistra si interroga sulle questioni che per sua natura la riguardano principalmente (stipendi, lotte di classe, contratti.. una dimensione materiale dell’essere) e ne trae le sue conclusioni, noi dovremmo provare ogni tanto a smettere di inseguirla in quei campi (che comunque riguardano anche noi allo stesso modo) per occuparci anche di quello di cui una Destra dovrebbe occuparsi per vocazione: lo Spirito e l’Uomo.
Il disagio non dobbiamo andarlo a cercare lontano, nella povertà o nei casi limite. Il disagio ce lo abbiamo intorno. E’ la mancanza di una gerarchia di valori, di un appiattimento dei diversi piani dell’essere.
Non ci sono più appigli perchè tutto è posto allo stesso livello, tutto è mescolato e quindi manca una vera bussola per chi vuole affrontare questa epoca.”

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L'altra sera durante uno di quei cenacoli culturali che ogni tanto mi distraggono da studio e volantinaggi partendo dal racconto di una lectio magistralis di un professore di diritto che poteva risultare pesante per i non esperti ed interessati di diritto costituzionale (vedi il sottoscritto), siamo andati a parare sull'aristocrazia e sul suo senso all'interno della nostra società.
L'aristocrazia, intendiamoci, non è che il punto di partenza per enucleare tutta una serie di principi che stanno alla base di essa e che oggi rischiano di essere compromessi. Il problema puo sembrare del tutto secondario (e magari lo è davvero rispetto alle piccole grandi cose che dobbiamo affrontare in una giornata) o fine a se stesso, pero è una riflessione che invece si porta dietro tante domande su noi stessi e sulle persone che abbiamo intorno.
Viviamo in una società che non è di Destra, ovvero una società che si estende in orizzontale e non in verticale. Il trionfo illuminista di egalitè, fraternitè e libertè. Questo si è venuto a creare su tutti i piani esistenziali ed è trasversale ad ogni categoria sociale. Ora, come la sinistra si interroga sulle questioni che per sua natura la riguardano principalmente (stipendi, lotte di classe, contratti.. una dimensione materiale dell'essere) e ne trae le sue conclusioni, noi dovremmo provare ogni tanto a smettere di inseguirla in quei campi (che comunque riguardano anche noi allo stesso modo) per occuparci anche di quello di cui una Destra dovrebbe occuparsi per vocazione: lo Spirito e l'Uomo. Che c'entra con l'aristocrazia? Molto.
L'aristocrazia di per se puo esistere, avere un senso, solo dove sono presenti certi valori. Non mi interessa tanto il fatto che non ci sia più la figura del Barone (che comunque puo anche interessarmi..), ma le condizioni che hanno portato a questa estinzione. Evola, in alcune delle sue pagine più belle e più leggibili afferma: "Noi crediamo invece che là dove non si abbiano dei principi, dei valori spirituali, non si possa parlare di vera classe dirigente nemmeno in senso politico. Ora la parte di una vera aristocrazia del vero Stato, nel riguardo, dovrebbe esser quella di dare a tutto il senso di una terra ferma, di un centro immutabile, superiore alle vicende mutevoli e alle contingenze, dalle quali essa naturalmente non deve astrarsi, ma sulle quali deve affermarsi per riportarle con i mezzi più adeguati sulle direzioni volute. Senza di cio, non si puo infondere fiducia ad una nazione, non si puo svolgere nessuna opera educatrice e formatrice in senso superiore: perchè a tanto non basta nemmeno l'uso dei miti, cioè di idee che non valgono per il loro contenuto intrinseco bensì per il loro confuso potere suggestivo irrazionale e "subrazionale".
Fondamentali quindi sono i valori spirituali, i diversi piani (inferiori e superiori) della società, i miti.
La politica stessa puo essere vissuta o come un esercizio di potere o come un valore spirituale o non vissuta proprio. Ognuno fa la sua scelta, ma di tutte e tre solo la seconda opzione è quella che puo elevare l'individuo.
Estendendo un po' il campo, tutto puo essere vissuto con grande superficialità o su piani distinti. La famiglia puo avere un senso sacro oppure essere la semplice unione di due persone che cercano felicità. Il sacro è un collante forte.. la felicità molto variabile. E crolla così una società Tradizionale dove la famiglia era essenziale, per arrivare ad una dove la famiglia solida è appannaggio di pochi (che saranno dei prescelti forse..).
Vedere le persone che fuggono da se stesse in una vuota mondanità, il divertimento come alternativa alla riflessione non è che uno dei lati di quella medaglia che noi chiamiamo disagio giovanile e che porta diretto o al consumo di droghe o alla depressione o ad altre situazioni spiacevoli. Già perchè è inutile fare i finti tonti: il disagio non dobbiamo andarlo a cercare lontano, nella povertà o nei casi limite. Il disagio ce lo abbiamo intorno. E' la mancanza di una gerarchia di valori, di un appiattimento dei diversi piani dell'essere. Non ci sono più appigli perchè tutto è posto allo stesso livello, tutto è mescolato e quindi manca una vera bussola per chi vuole affrontare questa epoca. Probabilmente è tutto così lapalissiano, ma quello che tengo a sottolineare è che al di la' di cio che combattiamo quotidianamente (i centri sociali, le droghe, etc. etc.) c'è un problema molto radicato e che se proprio non tocca noi stessi (chi lo sa..) riguarda sicuramente nostro fratello o la nostra ragazza o il nostro migliore amico. Allora forse il tornare ad uno spirito aristocratico, il vivere da elitè potrebbe rivelarsi non un atto di snobbismo, ma forse un faro anche per coloro che ci stanno intorno.
La Persia con un sistema di fari comunicanti ha costruito la sua fortuna.. Come? ognuno trovi la sua strada e la propria dimensione.