La ricetta dello sviluppo che passa dal liberalismo economico
“Cosa propongono per la nostra economia gli sfidanti in campagna elettorale?
La sinistra rimane fedele al pensiero statalista e dirigista, che vede lo Stato come protagonista attivo nella vita economica della nazione, quindi interventista su ampia scala con un’ alta spesa conseguente.
Abbiamo sinteticamente dimostrato, a nostro avviso, il fallimento di questa concezione, sia perchè porta alla situazione di alta tassazione-alta spesa statale quindi bassa crescita, sia perchè la pratica dimostra come lo Stato-imprenditore sia destinato al fallimento nei campi in cui si diletta.
Il centrodestra, a sua volta, non ha fatto abbastanza in questi anni per 'liberare' l’ economia italiana.
La pressione fiscale è leggermente diminuita, ma non nel modo promesso, venendo quindi a mancare quell’ effetto di ricaduta positiva sull’ economia che un taglio massiccio delle tasse porta.
Almeno pero la filosofia proposta per il governo della nazione va in questo senso: meno Stato e più libertà e mercato.
Quindi, rifacendoci al nostro trittico, bassa tassazione e alta crescita economica…”
<p><p>In questa campaga elettorale si parla molto del rilancio economico del paese, giustamente vista la crescita vicina allo zero della nostra economia. Il problema non è italiano ma europeo. O meglio della 'vecchia europa' continentale, visto che a ovest Gran Bretagna e Irlanda crescono significativamente e a est i paesi dell’ ex blocco comunista raggiungono incrementi del 7-8 %.
Non possiamo nemmeno definire mondiale il problema crescita economica, dato che i paesi asiatici da una parte ( Cina, Taiwan ma anche un Giappone in grande ripresa ) e gli Stati Uniti dall’ altra vivono momenti di crescita delle economie nazionali.
La questione italiana vede fronteggiarsi i programmi di un centrodestra che si proclama liberista ma che in questi anni di governo non sempre si è mosso in questa direzione, e un centrosinistra statalista e dirigista.
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A questo punto, per decidere una ricetta su cui puntare, conviene osservare le misure adottate dai paesi in crescita. Semplice ? Non sembra così facile osservando l’ Italia, dove prendere certe decisioni vuol dire scontrarsi con corporazioni sindacali, ordini di privilegi professionali e strati burocratici refrattari ad ogni cambiamenti.
I tre elementi che terremo in considerazione sono: livello di tassazione ( sia sulle imprese che sulle persone ) , spesa pubblica e sviluppo economico, quest’ ultimo come conseguenza dei primi due elementi.
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L’Italia, come altri paesi dell’ Europa continentale, combina le stesse caratteristiche tra i primi due elementi, tassazione e spesa statale, ovvero alta tassazione e alta spesa pubblica. Naturalmente la tassazione aumenta nel tempo a causa della tendenza dello stato social democratico europeo ad occuparsi di un sempre maggior numero di materie ( case, finanziament alle imprese, cultura, ecc. ) con il conseguente aumento delle uscite statali.
Questi due fattori, quindi, si rincorrono in un circolo vizioso deleterio anche dal punto di vista psicologico : il cittadino a cui lo stato promette tutto ( ' i diritti ' ) si aspetterà sempre di più e per sempre, rendendosi dipendente da esso e rendendo difficile il taglio di queste prestazioni.
Il binomio alta tassazione-alta spesa riversa le sue conseguenze sull’ economia, sulla crescita economica.
Infatti nei paesi che associano questo binomio l’ economia ristagna o cresce in decimali.
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Il Prof. Martino associa direttamente il livello di spesa pubblica all’ aumento del Pil nazionale, dimostrando in diverse tabelle la veridicità dell’ analisi da noi riportata.
Vogliamo puntualizzare che bassa crescita significa anche : crisi occupazionale e diminuzione delle opportunità ( effetti deleteri soprattutto per i meno abbienti, condannati a rimanere nel loro status quo ) ; stallo o diminuzione delle entrate statali a fronte di aumento delle uscite, date dall’ aumento del numero di persone che,mano mano, inizieranno a godere di ' programmi sociali' contro disoccupazione o altro.
Viceversa i paesi a bassa tassazione e bassa spesa pubblica ( naturalmente un governo puo decidere di abbassare le tasse e continuare a spendere come in precedenza, ma non si comporterebbe responsabilmente dato il deficit di bilancio conseguente ) associano una più alta crescita economica e un tasso di disoccupazione basso, definito ' fisiologico'.
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Alta crescita economica che, oltre al livello occupazionale, risulta la migliore ricetta per permettere l’ uscita da situazioni di disagio ai soggetti meno abbienti. Questi sistemi garantiscono un alto livello di 'mobilità sociale', come viene chiamata in gergo specialistico.
Inoltre l’individuo non diviene dipendente dallo Stato, non diventa un onere a carico della collettività e assume un maggior livello di responsabilità personale.
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Supportare l’idea 'non diventare un onere a carico della collettività' non è da cinici, come molti vorrebero far credere. E’ un passo necessario vista la crisi del modello dello stato sociale europeo, per cercare di spezzare il circolo vizioso di cui abbiamo sopra parlato e permettere al contempo allo Stato di avere un bilancio in ordine così da destinare fondi per le persone che veramente sono impossibilitate a prevedere a se stesse.
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Per capire l’ importanza della tassazione sulla crescita economica basta osservare i paesi che nel presente e nel passato hanno abbracciato questa filosofia adottando programmi di tagli fiscali.
Tecnicamente chiamata economia dell’ offerta ( supply side economy ), venne adottata dal Presidente americano Ronald Reagan per rilanciare una nazione demoralizzata dalla presidenza Carter.
Reagan, oltre a sostenere questa riforma per ragioni economiche ne condivideva l’ ispirazione liberale, ovvero la contestazione del diritto dello Stato a confiscare un’ alta percentuale della ricchezza prodotta dall’ individuo tramite il proprio lavoro.
Ebbene Reagan, oltre ad aver ragione sul profilo morale della tassazione, dimostro che la ricetta funzionava : l’ economia vide un periodo d’ espansione che arrivo fino agli anni ‘90 con il conseguente aumento esponenziale degli americani occupati.
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L’ altra conseguenza positiva è stata su il livello delle entrate fiscali dello Stato: nonostante aliquote fiscali più basse, la crescita economica ha portato un maggior gettito nelle casse statali ( anche grazie all’ aumento della base contributiva e al minor incentivo che la bassa tassazione offre all’ evasione ).
Questo esempio fu seguito in Gran Bretagna dal neo primo ministro conservatore Margaret Thatcher con gli stessi ottimi risultati.
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Questi due giganti della storia non si tirarono indietro di fronte a corporazioni sindacali che tentavano di proteggere privilegi per la categoria e sopportate dalla collettività dei contribuenti, come lo scontro epico tra Thatcher e minatori ( in sciopero per sei mesi senza far indietreggiare la Lady di ferro ) o quello di Reagan con i contollori di volo civili ( richiamati all’ ordine per uno sciopero illegittimo e poi, vista la mancata ripresa del lavoro, licenziati in troco dal Presidente e sostituiti dai controllori militari ).
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Inutile dire che in Italia sarebbe impensabile una prova ddi forza di questo genere: il centrosinistra non lo sogna nemmeno vista l’ organicità dei sindacati ad esso; il centrodestra ha provato questo scontro sulla modifica dell’ articolo 18 ma di fronte alla mobilitazione sindacale ha ceduto al ricatto, soprattutto a causa di dietronfront interni alla coalizione ( in cui i social-statalisti abbondano ).
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Questa lezione è stata largamente recepita dai paesi dell’ est Europa. Usciti da un sistema economico fallimentare che aveva annichilito le forze produttive e l’ intraprendenza individuale, la maggior di questi paesi hanno adottato una bassa tassazione, soprattutto sulle imprese. Questo, abbinato ad un basso costo del lavoro, ha fatto divenire gli ex regimi comunisti mete privilegiate per gli investimenti esteri con conseguenti benefici per le economie nazionali e per i cittadini. Addirittura, visti i benefici di questa politica impositiva, molti paesi ( ad esempio la Slovacchia e l’ Estonia ) hanno introdotto l’ aliquota unica, la flat tax, ovvero una tassa percentualmente uguale per tutti, indipendentemente dal reddito prodotto. Grazie a questa misura il sitema fiscale è stato ampiamente semplificato con benefici sia per lo Stato ( diminuzione delle spese nella gestione del settore tributario e meno evasione ), sia per i cittadini.
Invece paesi come Italia, Francia e Germania rimangono ancorati allo status quo, rinunciando a spezzare un disastroso circolo vizioso. I dati economici dei tre confermano la tesi alta tassazione-alta spesa pubblica-bassa crescita economica.
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Cosa propongono gli sfidanti in campagna elettorale? La sinistra rimane fedele al pensiero statalista e dirigista, che vede lo Stato come protagonista attivo nella vita economica della nazione, quindi interventista su ampia scala con un’ alta spesa conseguente. Abbiamo sinteticamente dimostrato, a nostro avviso, il fallimento di questa concezione, sia perchè porta alla situazione di alta tassazione-alta spesa statale quindi bassa crescita, sia perchè la pratica dimostra come lo Stato-imprenditore sia destinato al fallimento nei campi in cui si diletta.
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Il centrodestra non ha fatto abbastanza in questi anni per 'liberare' l’ economia italiana. La pressione fiscale è leggermente diminuita, ma non nel modo promesso, venendo quindi a mancare quell’ effetto di ricaduta positiva sull’ economia che un taglio massiccio delle tasse porta. Almeno pero la filosofia proposta per il governo della nazione va in questo senso, meno Stato-più libertà e mercato. Quindi, rifacendoci al nostro trittico, bassa tassazione e alta crescita economica.
Rimane il problema della spesa che il governo Berlusconi non ha saputo ridurre, vantandosi anzi di averla aumentata.
Per forza di cose il governo dovrebbe eliminare una serie di spese dovute ad interventi in campi assurdi e ritirarsi da tutto quello che i privati potrebbero fare meglio e in modo più conveniente per i cittadini. Saprà un eventuale nuovo governo Berlusconi attuare questa politica ? Riuscirebbe a sconfiggere i privilegi rivendicati da sindacati e imprenditori sempre pronti a chiedere 'incentivi' o 'aiuti' economici ?
Probabilmente sì con una risoluta volontà. C’è questa volontà? Sicuramente non in tutto il centrodestra.
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Quindi, nonostante i difetti e le incoerenze, il programma economico, o meglio, la filosofia economica rappresentata dal centrodestra risulta preferibile ed più efficace per l’ obiettivo voluto ( a parole ) da tutti: la crescita economica.
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J. Landi
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P.S. In questo breve ed incompleto articolo ci siamo soffermati su questioni economiche tralasciando l’ aspetto ideale che accompagna la concezione dello stato minimo e del governo limitato. Ci promettiamo a breve di approfondire quest’ ultimo aspetto, sempre da non professionisti della materia quali siamo.
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Per saperne di più ci permettiamo di consigliare qualche lettura per chi, come noi, è appassionato di questi temi e non è ne si vuole atteggiare a 'tecnico' della materia. Tutti i testi sono reperibili su internet da www.liberilibri.it e www.libreriadelponte.org
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- Frederic Bastiat: diversi testi 'Lo Stato', 'La Legge' e altri.
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- Ludwig Von Mises: 'Liberalismo'
- Antonio Martino: 'Semplicemente liberale', 'Milton Friedman. Una biografia intellettuale'
Inoltre consigliamo numerosi paper ed articoli dell’ Istituto Bruno Leoni su www.brunoleoni.it in cui trovate una ricca bibliografia del pensiero liberale.
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