L'uomo ed il mare. Una passione antica come il mondo.
“Un legame con il sogno, ma anche un ritorno alle origini del mondo.
Un legame con l'acqua della vita.
Un viaggio a ritroso dentro il ventre materno.
Un ritorno al brodo primordiale e all'origine dell'esistenza stessa.
Un elemento senza spazio nè tempo, generatore di sogni ed avventure, di favole e leggende.”<p></br>
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'Al mare, Al mare! I bianchi gabbiani chiamano,
Il vento soffia, e le bianche schiume danzano.
Ad ovest, ad ovest, il sole sta tramontando.
Nave, nave grigia, stanno chiamando
le voci di quelli già arrivati ?…'
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Legolas da 'Il ritorno del Re' di J.R.R. Tolkien
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'Il mare ci chiama a casa…'. In questo modo termina la trilogia cinematografica del Signore degli Anelli. Con una frase di commiato, i re degli elfi partono per le terre immortali, che si trovano al di là del mare, oltre le bianche torri. Oltre i confini dell'orizzonte, oltre i confini della mente umana.
Ed e' questo che il mare ha sempre rappresentato nella vita dell'uomo. Un legame con il sogno, ma anche un ritorno alle origini del mondo. Un legame con l'acqua della vita, un viaggio a ritroso dentro il ventre materno, un ritorno al brodo primordiale e all'origine dell'esistenza stessa. Un elemento senza spazio nè tempo, generatore di sogni ed avventure, di favole e leggende.
Molti sono gli eroi letterari che hanno sfidato i flutti… Eroi leggendari ed eroi di tutti i giorni. Primo di tutti l'Ulisse di Omero, l'antesignano di tutti gli esploratori moderni, il primo 'reduce' della storia letteraria. L'Odissea è, infatti un 'nostos', un ritorno a casa.
L'ombra della strage troiana aleggia su tutto il poema, ma stavolta Ulisse depone i panni dell'eroe in battaglia dell'Iliade, per assumere quelli dell'uomo operoso, ragionevole e calcolatore, dell' 'uomo positivo', che non vive per la violenza, ma per costruire qualcosa. Ulisse diventa il simbolo dell'eterna lotta fra l'uomo ed il mondo, tra l'individuo e la natura: non per distruggere, ma per 'conoscere' ed aprire orizzonti più vasti alla conoscenza umana. E durante questo viaggio attraverso il mare, egli ritrova se stesso e recupera la forza interiore che gli occorrerà per affrontare la vita di ogni giorno.
Attraverso l'isolamento ed il contatto con il mare, l'uomo, compie una crescita spirituale, un cammino interiore che lo riporterà indietro nel tempo, facendogli ritrovare quella parte di se stesso che era andata perduta.
Ricordiamo ancora Tolkien ed il marinaio Earendil (cioè, 'amante del mare') del Silmarillion, a cui fu concesso di vagare nel cielo, per l'eternità, a bordo della sua nave Vingilot, dopo essersi recato con la sua nave nelle dimore immortali dei Valar per portare loro un messaggio delle sofferenze delle creature della Terra di Mezzo: 'Earendil era uomo di mare (…) costruì una barca di legno per recarsi sino a Nimbrethil; D'argento tessute le vele, e la sua prua in forma di cigno…'. E con la luce della gemma elfica sulla sua fronte, egli diventa il faro che illumina il cielo, la guida ed il conforto di ogni essere vivente della Terra di Mezzo, la stella più luminosa: 'e da lungi la scorsero le genti della Terra di Mezzo che la interpretarono come un segno e la chiamarono Gil-Estel, Stella dell' ââ¬ËAlta Speranza'.'
In mezzo ai grandi guerrieri epici, troviamo anche degli eroi quotidiani, più assimilabili ad una dimensione terrena, come il pescatore Santiago del romanzo di Hemingway, 'Il Vecchio ed il Mare', ispirato alla figura di un marinaio realmente esistito, del quale lo scrittore narrava in una lettera del '39.
Il romanzo è il risultato dell'amore profondo di Hemingway per il mondo della pesca e dei pescatori cubani, con i quali amava intrattenersi a parlare per ore.
Lo scenario del libro è dominato dalla grandiosità di pochi elementi, primo fra tutti il mare, un universo di fatica e di libertà da conquistare a caro prezzo e dalla presenza di pochi personaggi; il vecchio ed il ragazzo che lo segue nelle interminabili giornate di pesca. Personaggi che costituiscono una coppia che si compensa ed equilibra con l'opposizione, il primo al termine della sua vita, l'altro al suo sbocciare.
Ed ancora una volta si ripresenta, anche in questo testo, il tema della lotta fra l'uomo e la natura, fra la vita e la morte: il vecchio Santiago si trova da solo ad affrontare un grosso pesce, che riesce a prendere all'amo, ma che non puo tirare a bordo e che lo trainerà insieme alla barca per molte miglia. Durante questa lotta estenuante, nasce un profondo rispetto dell'uomo nei confronti del grosso animale anche se sa che uno dei due dovrà soccombere prima o poi: 'mi stai uccidendo, pesce, - penso il vecchio - Ma hai il diritto di farlo, non ho mai visto nulla di grande e bello e calmo e nobile come te, fratello. Vieni ad uccidermi. Non m'importa chi sarà ad uccidere l'altro'.
Rispetto, quindi, ed ammirazione per la bellezza e la forza del mare e delle sue creature. Un' ammirazione tale da fare di queste creature i veri protagonisti delle opere di molti poeti ottocenteschi.
Citiamo S.T. Coleridge e la sua 'The Rime of the Ancient Mariner' ( La Ballata del Vecchio Marinaio'), lo struggente racconto della triste esistenza di un capitano di una nave, condannato a raccontare in eterno la sua storia di miseria e vergogna per aver ucciso l'albatross, che aveva salvato lui e la sua ciurma dalla minaccia dei ghiacci.
L' albatross era considerato l'uccello della buona sorte e all'inizio la ciurma intera lo benedice come un segno del cielo e lo nutre in abbondanza. L'uccello salva la nave dalla nebbia, riportandola sulla giusta rotta ( 'and a good south wind sprang up behind; the albatross did follow, and every day, for food or play came to the mariners ââ¬Ëhollo!'). All'improvviso, senza una ragione precisa, il capitano prende la balestra ed uccide l'uccello. Ma l'affronto che egli compie alle forze della natura gli si ritorce contro immediatamente: il vento smette di soffiare, il mare si riempie di viscide creature che strisciano attorno alla nave ed essa viene seguita da spiriti malvagi. All'improvviso, tutti gli uomini della ciurma cadono morti ai suoi piedi ( 'the many men, so beautiful! And they all dead did lie…”) ed il marinaio viene assalito da terribili sensi di colpa per il suo gesto sconsiderato e decide di chiedere perdono ( 'I looked to heaven and tried to pray…'). Allo scadere del settimo giorno, la luce della luna e delle stelle illumina il mare e l'uomo riesce a scorgere la presenza dei serpenti marini, le prime creature viventi in quell'oceano di morte( 'beyond the shadow of the ship, I watched the water-snakes; they moved in tracks of shining white, and when they reared, the elfish light fell off in roary flakes”) e li benedice inconsapevolmente ( 'O happy living things! (…) And I blessed them unaware'). Compiendo questo gesto, il marinaio viene perdonato e la sua ciurma viene riportata in vita da una schiera di angeli che guidano la nave verso casa. Il perdono gli è stato accordato, ma la sua penitenza non e' finita: il suo destino, sarà infatti quello di viaggiare da paese a paese per raccontare la sua storia e l'insegnamento che ha ricevuto durante il suo viaggio:
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'He prayeth well, who loveth well
Both man and bird and beast.
He prayeth well, who loveth best,
All things both great and small:
For the dear God who loveth us,
He made and loveth all'.
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Anche il poeta francese Charles Baudelaire dedico una famosa poesia a questo meravigliosa Creatura, intitolata, appunto, 'L'albatros', dove descrive, come Coleridge, la crudeltà dei marinai nei suoi confronti ( 'Spesso, per divertirsi, gli uomini dell'equipaggio prendono degli albatross, vasti uccelli marini, seguono, indolenti compagni di viaggio, le navi che scivolano sugli amari golfi'.) Il poeta li chiama 'rois de l'azur' e fa un paragone con se stesso, con la sua condizione di artista incompreso dal mondo: ' Il poeta è simile al principe delle nuvole, che si impossessa della tempesta e se la ride dell'arciere, esiliato sul suolo in mezzo ai gridi ostili, le sue ali gigantesche gli impediscono di marciare.'
Lo stesso tema lo ritroviamo anche nella famosa poesia di Vincenzo Cardarelli, il tema della precarietà della vita del poeta, del suo continuo bisogno di libertà:
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Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
Dove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
come essi l'acqua ad acciuffar il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
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L'artista vive per la sua arte, vive giorno per giorno. Ed è proprio l'assenza di certezze a permettergli di alimentare la sua grandezza, il suo bisogno di reinventarsi ogni giorno, di mettersi in discussione, per non essere mai uguale a se stesso.
A volte egli desidera forse un vita tranquilla, ma la sua indole si ribella, perchè il suo destino è quello di navigare senza pace nel 'mare della vita'.
Ma il mare puo essere anche il punto di partenza per l'eternità, l'elemento che ci congiunge con un'esistenza ultraterrena, come afferma Arthur Rimbaud nella poesia L'Eternitè: 'L'ho ritrovata. Che cosa? L'eternità. E' il mare che si congiunge con il sole'.
Se consideriamo la narrativa più recente, non possiamo non analizzare i romanzi di un autore che io definirei il 'Romano Battaglia' neozelandese: Sergio Bambarèn.
I suoi romanzi hanno come scenario l'oceano e gli arcipelaghi della Nuova Zelanda.
I personaggi di queste storie hanno dimenticato quasi tutti lo scopo principale della loro vita e hanno abbandonato per strada i loro sogni, sprecando la loro esistenza nell'inerzia e nell'accumulo di beni materiali, che non forniscono loro la felicità.
Il protagonista dell'Onda Perfetta, John Williams, si rende conto, sulla soglia dei quarant'anni, che tutto cio per cui ha lavorato finora, non gli dà le soddisfazioni sperate. Ha tutto ma non ha niente, in fondo. Ha perso la voglia di sognare, di sorridere… Finchè non incontra un uomo misterioso che gli fà ritrovare se stesso e la sua 'onda perfetta', facendogli assaporare le piccole gioie quotidiane ('La felicità non va inseguita, ma è un fiore da cogliere ogni giorno, perchè essa è proprio intorno a te. Basta accorgersene.') che lo condurranno a riscoprire quali erano veramente i suoi sogni ( 'Credi alla forza dei tuoi sogni e loro diverranno realtà').
In 'Vela Bianca' troviamo invece una coppia di coniugi che, intrappolati nella loro routine quotidiana e schiacciati dal peso della banalità della loro esistenza, decidono di prendere il largo per i Mari del Sud, in compagnia di un libro di citazioni 'magiche', donato loro dal misterioso libraio Blake. Con il passare dei giorni, i due si accorgeranno che il loro rapporto potrà sopravvivere al naufragio solamente se sapranno guardarsi dentro e scoprire che il vero paradiso sta dentro il loro cuore ( 'il vero viaggio nella vita consiste non solo nel vedere mondi nuovi, ma nel vedere il proprio con gli occhi della verità'). Il romanzo più letto di Bambaren è pero 'Il Delfino', che narra del cammino spirituale di un piccolo delfino, che affronta il mare aperto per inseguire il suo sogno, trovare l'onda perfetta. Il branco non lo comprende, all'inizio, lo considerano solo un sognatore, ma lui non li ascolta, lui ascolta solo la voce del mare. Al di là della barriera corallina, troverà creature meravigliose, esseri di sublime saggezza, che lo incoraggeranno ad inseguire il suo sogno: '…alla fine, la grande sfida della nostra vita consiste nel superare i nostri limiti, spingendoci verso luoghi in cui mai avremmo immaginato di poter arrivare'.
E alla fine, il messaggio che l'autore dona ai propri lettori è che per non invecchiare, non dobbiamo abbandonare le nostre aspirazioni, nonostante le tempeste che possono deviare la nostra rotta nell'oceano della vita: '…Se ritrovi lo spirito della giovinezza dentro di te, con i ricordi di adesso ed i sogni di allora, potrai farlo rivivere e cercare una strada nell'avventura che chiamiamo vita, verso un destino migliore. E il tuo cuore non sarà mai stanco nè vecchio…'.
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Serena Mannelli
a David: Che la tua vita sia meravigliosa…
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