Iter, l'energia del futuro: pulita e infinita

<p>“Il progetto Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), riguardo la fusione nucleare a confinamento inerziale, sembra essere arrivato ad una decisione definitiva sulla fattibilità economica.
Per intenderci il progetto, se tutto va bene, dovrebbe essere finito di costruire tra 10 anni e tra 50 anni dare alla luce un reattore a fusione per produrre elettricità.
Per i primi decenni il tasso di radiazioni sarà altissimo (di più di quello a fissione) ma oltre un tot di tempo, minore di 100 anni, esauriscono queste al di sotto della soglia tollerabile, percio perfettamente compatibili con l’ambiente.
I rischi? C’è chi parla di “sindrome cinese”, in altre parole il reattore potrebbe perdere l’equilibrio di criticità ed iniziare ad avere una super produzione di neutorni che darebbe l’avvio a una reazione spontanea che porterebbe ad avere materiali a molte migliaia di gradi, che bucherebbero il terreno, fino a fare un buco da qui fino alla Cina…”
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Il progetto Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), riguardo la fusione nucleare a confinamento inerziale, sembra essere arrivato ad una decisione definitiva sulla fattibilità economica (quella pratica è ancora al di là da venire). Resta solo da sciegliere il sito: probabile sarà il Giappone o la Francia, che pero paga ancora il disimpegno in Iraq e a quanto pare l'amministrazione americana è decisa a fargliela pagare togliendogli questa possibilità di sperimentazione.
L'argomento è di grande importanza per queste due nazioni e sia Chirac che Koizumi, quando si sono visti qualche giorno fà in conferenza, si sono scambiati un paio di battute a riguardo.
Ho letto che il dott. Samuelli, direttore attività Enea sulla fusione nucleare, ne è contento (e chi non lo sarebbe nella sua posizione attuale) ma che vorrebbe più soldi, lui auspica 3 volte tanto per abbassare il numero di anni prima di vedere alla luce il reattore.
Per intenderci il progetto, se tutto va bene, dovrebbe essere finito di costruire tra 10 anni e tra 50 anni dare alla luce un reattore a fusione per produrre elettricità. Ma anche questa ipotesi non è certa: infatti ci tienamo a ricordare che siamo nell'ambito della ricerca di "territori inespolarati" quindi ci sarà spazio per far slittare i risultati, sempre che le casse tributarie delgi stati non si stanchino.
Eppure la soluzione ci sarebbe e riguarda la costruzione di un progetto detto Ignitor che altro non serve a dimostrare che la fisica dei plasmi a quelle energie, per quelle dimensioni costruttive non da luogo a variazioni dallo studio e dalla simulazione fin qui portata avanti. C'è infatti anche il dubbio che la fisica che si studia sui plasmi non sia adeguata per quegli impianti (per le altre comuni applicazioni invece Sì..).
Dato poi che una macchina grossa come Iter non è mai stata realizzata, altro problema saranno i materiali interni: sottoposti ai neutroni che escono dal processo (ci tirano in media oltre i 5MeV quando nei normali reattori a fissione i neutoni in media escono dal processo di fissione a circa 2Mev di media) e ai fotoni per effetto di bermstralung, sono percio soggetti a forte impatto radiativo e a usa di cio subiscono forti problemi di creep e si gonfiano di un volume pari a volte anche al 10 %. Tutto questo in una macchina che dovrebbe lavorare a variazioni di non più del 1-2%.
A questo proposito si sta lavorando ai materiali da decenni e ottimi banchi di prova sono stati i reattori a fissione nello spettro veloce, i fastbreeder tipo superphenix, per i quali i neutroni viaggiavano a circa quelle energie.
Se si prende in ballo pero il problema della radioatività, beh, qui le notizie sarebbero buone visto che il basso tasso di densità di energia incide sul tempo di radioattività dei materiali esposti. I neutroni molto veloci viaggiano in profondità nel materiale fino a cattura e in superficie non affondano con la stessa percentuale e con lo stesso ritmo che per le centrali a fissione. In altre parole per i primi decenni il tasso di radiazioni sarà altissimo (di più di quello a fissione) ma oltre un tot di tempo, minore di 100 anni, esauriscono questa al di sotto della soglia tollerabile, percio perfettamente compatibili con l'ambiente (dopo questa data... prima NO!).
Che significa tutto questo? Significa che in teoria il problema scorie si potrebbe esaurire in 100 anni per ciclo materiali, si riuscirebbe percio a definire un costo sicuro da mettere dentro al bilancio di investimento iniziale e di amministarzione.
Anche l'aspetto storico politico comunque ha la sua parte: in 100 anni si puo sconvolgere un pianeta, come dimostra il secolo che ci siamo da poco lasciati alle spalle, figuriamoci in millenni cosa sapremo fare, come per i combustibili da centrale nucleare a fissione, sempre che non si scopra nuovi modi alternativi per farli decadere oltre il metodo a decadimento naturale.
Tutto questo per dire che se Samuelli "mette le mani" su quei soldi per il programma Ignitor (programma tutto italiano) è contento e l'Enea ancor di più.
l'unica cosa che pero non ho capito è perchè nell'articolo del Carlino del 10 maggio 2005 Samuelli dice che il reattore a fissione ha come rischio intrinseco la possibile "sindrome cinese", ossia il reattore perderebbe l'equilibrio di criticità e inizierebbe ad avere una super produzione di neutorni che darebbe l'avvio a una reazione spontanea che porterebbe ad avere materiali a molte migliaia di gradi, che bucherebbero il terreno, fino a fare un buco da qui fino all Cina. il che è impossiblie visto che all'aumento di produzione neutronica è legato un aumeno di temperatura che agisce sull'acqua diminuendone la densità e di conseguenza la reattività cala e con essa la produzione di fissioni. Nel malaugrato caso di svaso di tutta l'acqua (che agisce da moderatore) per attentato terroristico (e comunque passerebbe dei minuti prima che si svuoti il reattore e i tecnici se la dovrebbero dormire di brutto) con conseguente sabotaggio delle barre e dei sistemi di iniezione di acqua secondaria per tenere raffreddato il tutto (anche se non vedo il perchè, se volessero raggiungere lo stesso risultato farebbero infatti prima a farsi una bomba sporca: ci mettono di meno a procurasi il materiale e rischiano molto meno e la tecnologia è di una convenzionale bomba. Per non parlare della quasi impossibilità di organizzare un sabotaggio terroristico di questa entità, data l'enorme sorveglianza che c'è) i materiali contaminerebbero talmente tanto il processo e il combustibile uranio plutonio si troverebbe a passare di fase con conseguente aumento di volume che porterebbe le barrette a esplodere (o a bruciare mescolandosicon i gas vapori interni se il processo fosse "lento") con conseguente addensamento sul fondo dove potrebbe dare, è vero, luogo a criticità per certi addensamenti (corium) (nel caso di gas girerbbe libero nei settori di contenimento.. percui niente corium!) ma proprio per questo si sono adottate tecniche costruttive anti corium, in più l'entrata in azione di boro evita il tutto.
Percio tutto questo allarmismo è una bufala. Finchè lo dice Pecoraro Scanio passi (ma nemmeno tanto visto che ci dovrebbe essere più serietà su questi argomenti data la velocità in cui la gente cambia opinione) ma uno come lui... screditare un settore nucleare per avvantaggiarne un altro è a dir poco strumentale. Ma è solo una mia supposizione.
L'ingegnere bolognese
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