Il Venezuela e la deriva castrista

<p>“Dopo aver vinto le elezioni qualche anno fa, il Presidente Chavez ha iniziato la costruzione di uno stato di socialismo reale attraverso un aumento vertiginoso della spesa pubblica, misure statali che hanno distrutto la middle class venezuelana (tra cui molti imprenditori italiani ridotti alla povertà) e concesso qualche finto beneficio di natura assistenziale alla fascia povera della popolazione.
Ogni forma di libera intrapresa e di diritti di proprietà è annichilita. Lo stato è onnipotente e non rende i cittadini liberi di provvedere a se stessi, costringendoli a viveri a livelli di sussistenza stabiliti attraverso la distribuzione di cibo e assistenza medica.
Gli operai subiscono una svalutazione continua del proprio reddito a causa di un' inflazione che corre a più del 30% annuo. La ricchezza nazionale è in caduta verticale.
La politica economica filo castrista di Chavez ha messo in fuga i capitali esteri e le imprese straniere si guardano bene dall' investire in uno stato in cui sono costantemente in pericolo i minimi diritti di proprietà…”
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Nel nostro sito è presente un dossier sull' esperienza cilena del 1973, ovvero del cosiddetto golpe-Pinochet ai danni del presidente eletto Allende. Il dossier ha creato un po' di subbuglio perchè tentava di rileggere quella parte di storia del paese sud americano in maniera più accurata, basandosi su documenti e dati riportati scrupolosamente nel libro ' Pinochet, le scomode verità', scritto da Mario Spataro per i tipi di Settimo Sigillo, un librone da più di mille pagine che abbiamo letto attentamente.
Per molti si tratta di un tentativo assurdo di riabilitazione del Generale Augusto Pinochet Ugarte. Per noi si tratta soprattutto di un contributo per comprendere e conoscere meglio quella storia.
Pochi giorni fa scorrendo il sito www.libertari.org ( ottimo sito degli amici libertari, coordinato da Leonardo Facco, titolare della Leonardo Facco Editore ) siamo venuti al corrente dell' ultima iniziativa del presidente venezuelano Chavez, ovvero la possibilità di esproprio nei confronti dei proprietari terrieri, delle grandi 'fazendas'.
Chavez è uno strano personaggio, a metà tra Peron e Fidel Castro, di cui è ottimo amico e grande estimatore.
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Dopo aver vinto le elezioni qualche anno fa, ha iniziato la costruzione di uno stato di socialismo reale attraverso un aumento vertiginoso della spesa pubblica, misure statali che hanno distrutto la middle class venezuelana ( tra cui molti imprenditori italiani ridotti alla povertà ) e concesso qualche finto beneficio di natura assistenziale alla fascia povera della popolazione.
La sua gestione del paese ha creato una forte tensione sociale sfociata negli scioperi generali uniti delle associazioni sindacali, degli imprenditori e dell' opposizione democratica.
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I referendum per la deposizione del presidente, l' ultimo dei quali avvenuto nel settembre dello scorso anno, hanno visto la conferma del suo mandato fino al 2007.
Attraverso politiche populiste come l' assistenza medica 'gratuita' alle fasce più povere ( dove l' apporto di 'professionisti cubani' non manca, naturalmente ) Chavez si assicura i voti di molte persone, dando ai più indigenti aiuti utili, ma di corto respiro. Questa fascia della popolazione sta infatti diventando cronicamente povera, ovvero dovrà sempre più contare sull' aiuto dello Stato che dovrà sempre più attingere ai proventi dell' industria estrattiva ( nelle mani dello stato ) di petrolio, la grande risorsa del paese.
Gli operai subiscono una svalutazione continua del proprio reddito a causa di un' inflazione che corre a più del 30% annuo ( 34% nel 2003 ) a fronte di aumenti salariali di meno della metà.
La ricchezza nazionale è in caduta verticale, il Pil presenta infatti un preoccupante - 16,7 % ( 2003 ) ed una disoccupazione al 15 % ( 2003 ).
La politica economica filo castrista di Chavez ha messo in fuga i capitali esteri e le imprese straniere si guardano bene dall' investire in uno stato in cui sono costantemente in pericolo i minimi diritti di proprietà.
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Diritti di proprietà, rispetto delle libertà fondamentali, giustizia indipendente dal potere politico, questi sono i cardini che permettono ad un paese di crescere, di creare opportunità per i meno abbienti, di promuovere lo sviluppo. La via intrapresa da Chavez va in un'altra direzione, quella intrapresa da paesi come Cuba : stato onnipotente che, annichilita ogni forma di libera intrapresa e di diritti di proprietà, non rende i cittadini liberi di provvedere a se stessi, costringendoli a viveri a livelli di sussistenza stabiliti dallo stato attraverso la distribuzione di cibo, assistenza medica, ecc.
E' chiaro che lo stato per garantire tutto cio deve avere delle entrate, ma da chi, visto l' assenza di imprese che producendo e guadagnando assicurano le entrate tributarie ?! Da cio deriva conseguentemente l' estrema povertà diffusa dei sistemi a socialismo reale.
Nel caso venezuelano possiamo prevedere l' utilizzo sempre maggiore delle entrate dell' estrazione petrolifera per queste forme di assistenza, che saranno magari migliori di quelle di un paese senza questa ricchezza naturale, ma non evita all' individuo di essere alla completa mercè dello stato e delle decisioni della sua elefantiaca burocrazia.
Come avvenuto in tutti questi sistemi e come logicamente segue alla privazione delle libertà economiche, seguirà il controllo delle idee e dei pensieri, ovvero stampa e televisione di regime necessario per scongiurare circolazione inevitabile di idee diverse e libere.
Tutto cio è stato storicamente sconfitto non solo dalla provata inefficienza economica del sistema pianificato socialista, ma anche dalla sistematica distruzione della libertà degli individui.
Le persone da cittadini divengono sudditi dipendenti dal volere dell' ampia classe burocratica statale, non possono più contare su se stessi per il miglioramento delle proprie condizioni economiche.
Abbiamo evocato i fatti cileni perchè in quel paese l' intervento militare fu più volte invocato dal parlamento del paese per ripristinare la legalità costituzionale che era stata violata anche dalle pratiche governative di Allende. Non fu una decisione spontanea delle cariche militari.
Non vorremmo che un evento simile, che non ha attualmente possibilità di verificarsi in Venezuela, venisse raccontato dall' intellighenzia progressista politically correct, come un golpe di fascisti e Cia per spodestare un legittimo presidente.
Il voto popolare non da legittimità per violare le libertà fondamentale degli individui, libertà che discendono dai diritti naturali degli uomini, diritti il cui riconoscimento, rispetto e tutela è doveroso da parte dello stato.
J. Landi
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