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Anche per UT è il tempo del ritorno a Thule?

Avete presente quando state guardando quella serie che vi riporta indietro nel tempo, in tempi a voi cari, la vostra età dell’oro? Stavo guardando Stranger Things - must assoluto per noi nati all’inizio degli anni 80 - che ha rievocato un po’ tutti i miei miti infantili. Quel mondo che ci sembrava stesse cambiando a vista d’occhio: ci sembrava già di essere nel futuro; eravamo nella terra di confine tra baby boomers e millenials, noi non consapevoli di essere ne boomers ne millennials, ma sicuri che avremmo vissuto i grandi cambiamenti. Di fronte al futuro eravamo come i pionieri nel selvaggio west, puntavamo alla Thule di un mondo che non sarebbe stato più lo stesso.

Reagan e la Tatcher monopolizzavano i nostri tg, i tg monopolizzavano i nostri pasti e guardavamo con cieca fiducia al domani. Avremmo presto visto cadere il muro, poi l’unione sovietica, poi le torri gemelle e infine il sogno americano.

Forse è nei mitici anni 80 che abbiamo gettato i semi di Ultima Thule. Flashback. E’ qui che arrivate voi. Pensarvi e ritornare è stato il tempo di un secondo, un secondo di Flashback guardando Stranger Things.

Se questo è solo un ritorno a Thule o un ritorno di Ultima Thule - UT per noi - non lo so. Con questa rivista è iniziato un po’ tutto, una vita fa. Non vorrei nemmeno ripercorrere tutte le tappe, ma per chi si è collegato solo ora sulle nostre frequenze sappia che nel 2000, quando la politica si faceva ancora con fotocopiatrici e fax, noi creammo un portale sul web, che diventò il riferimento di tanti giovani di destra in tutta Italia. Poi crescendo noi crebbe anche il progetto. Meno politica, più cultura, gli orizzonti che si espandono come è giusto che sia per giovani di vent’anni.

E così - da spazio di lotta politica - trasformammo UT in rivista. Una rivista online, forse una delle prime, sempre per rimanere pionieri. Avanguardia, come piaceva dire a noi. Nel frattempo dopo scorpacciate di Evola, Junger e Prezzolini, avevamo scoperto i libertari, Rothbard e Bastiat, la scuola austriaca di Von Mises e incontrato tanti nuovi compagni di viaggio. Un mondo che anni dopo avrebbe dato vita al primo Tea Party Italiano.

Spesso le storie editoriali si legano indissolubilmente alle storie delle persone che ci sono dietro. Il Candido senza Guareschi o il Borghese senza Longanesi sarebbero potuti esistere? Il volto di UT era un po’ il collage di tanti frammenti di ognuno di noi. Mi piace pensare che il suo successo sia stato intimamente dovuto proprio al fatto che siamo riusciti a creare una perfetta alchimia del nostro meglio, persone tanto diverse e complementari quanto fuori dal comune e con scopi e obiettivi condivisi.

Proprio questo mi fa pensare che UT alla fine non tornerà, è impossibile. O almeno è impossibile che torni nella stessa forma di prima. Voler scimmiottare il passato sarebbe quasi assecondare una sottile nostalgia di una gioventù che ci sfugge via. E noi l’unica cosa di cui siamo sempre stati nostalgici è del futuro, ognuno a modo suo.

Ma siamo sempre qui, siamo sempre i soliti sognatori, un po’ più cinici, un po’ meno ingenui. E allora dopo più di mille articoli scritti nel corso della nostra storia, mi sembrava veramente triste trovare quella pagina di cortesia invece del nostro vecchio sito. Non lasciar tutto svanire nell’oblio mi sembrava un tributo doveroso al nostro passato.

Ringrazio Trame Digitali, digital agency che si occupa di realizzazione siti web a Prato, per essere riuscita a prendere il vecchio sistema software che conteneva gli articoli e averli trasformati in questo sito, senza perderne uno. Non era semplice come operazione e quindi un po’ di pubblicità penso sia doverosa.

A questi punti io ho fatto il mio regalo al mondo libertario di internet. Tutto sommato spero che in un modo o nell’altro il testimone venga raccolto o che queste pagine possano ispirare altre storie e avventure come le nostre. Continueremo a scrivere? Chi lo sa. Ogni tanto magari tornate a trovarci.

CZ