I fratelli Grimm e l'incantevole strega

<img src=”http://www.ultimathule.it/images/articoli/brothers_grimm.jpg” widht=250 height=300 align=left>
<p>VOTO:7
</BR>“The brothers Grimm” non è un film per bambini ma un prodotto suggestivo che ci riporta bruscamente dentro le fiabe che animavano i sogni (tormentavano gli incubi?) di quando eravamo piccoli. E ci ripropone, pressante, il dubbio di una vita: vissero davvero tutti felici e contenti?
<p> </br> </br> </br> </br><p>Ai nostalgici dei film per famiglie con prole e moglie al seguito diciamo di restare a casa a vedersi un dvd sul divano: “The brothers Grimm” non è un film per bambini: La storia dell’intrepida vita dei due più famosi “story teller” europei non ricalca i mielosi intrecci della tradizione ma dipinge i due come truffatori senza scrupoli che muovono da paese a paese inventandosi i pericoli paranormali che tormentano la povera gente, per poi scacciarli a suon di effetti speciali (e di denari).
<p>

Venuti a conoscenza della truffa, le autorità francesi di stanza in Italia mandano i Grimm in uno strano bosco bavarese dove qualcosa di strano sembra che stavolta succeda veramente. I Grimm scrivono le loro storie sul diario e intanto intorno a loro la favola si materializza: la strega prende forma nelle (meravigliose) sembianze di una Monica Bellucci perfettamente dentro la parte. E le citazioni abbondano: gli alberi iniziano a camminare, i lupi ad inseguire i bambini, i quali, a loro volta, fanno quello che gli si richiede nei migliori copioni fiabeschi: spariscono. Rapiti ovviamente. Sparisce un certo Hans e sparisce una certa Greta, sparisce, o meglio, letteralmente vola tra gli alberi, una simpatica bimba con panierino e mantellina rossa che, oggi come allora, non si capisce ancora bene perchè mai vagasse da sola nel bel mezzo di una foresta.
<p>
<p> Il risultato è un prodotto suggestivo e mirabolanta, ricco di effetti speciali che non rovinano il feeling dello spettatore con la storia, così aderente ai valori fiabeschi: immaginazione spudurata, ironia e un’atmosfera indubbiamente cupa.
La regia di Terry Gilliam ci prende per mano e ci riporta bruscamente dentro quei racconti che animavano i sogni (tormentavano gli incubi?) di quando eravamo bambini, dissacrando quelle stesse storie, cimentandosi in un debrajage senza fine dove, in conclusione, si presenta finalmente il dubbio di una vita: vissero davvero tutti felici e contenti?
<p> D.M.</p>