Giustizia, non vendetta. In ricordo di Simon Wiesenthal.

<img src=”http://www.ultimathule.it/images/articoli/wiesenthal.JPG” align=left>
<p>“Sessanta anni di indagini sulle tracce dei criminali di guerra nazisti fuggiti in Sud America.
1100 assicurati alla giustizia, fra cui il cittadino argentino Ricardo Klement, alias Adolf Eichmann, il teorico della ‘Soluzione Finale’ e Karl Silberbauer, l’assassino di Anna Frank.
Una vita dedicata a ricerche scomode, piene di difficoltà derivate anche dalla reticenza delle potenze alleate e dei nuovi governi di Germania ed Austria a pronununciare condanne definitive. Stretto da una parte dalla constatazione dell’impossibilità di una “denazificazione” totale, e dall’altra dal desiderio di giustizia, Wisenthal da solo, con il suo centro e il fondamentale appoggio del Mossad, rimase l’unico nei decenni del dopoguerra a continuare un’indagine storica che si mescolava inevitabilmente con la cronaca e l’attualità.
Alla festa per i suoi ottanta anni, il 30 Ottobre 1988, a Los Angeles Ronald Reagan lo definì “uno dei veri eroi del XX secolo”.
Wisenthal esce dalla scena e con lui se ne va un altro personaggio importante appartenente ad un mondo di cui è rimasto poco o niente.
Il suo unico rimpianto di una vita? La mancata cattura di Joseph Mengele.”

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Simon Wiesenthal, ebreo austriaco, di origini polacche, nacque nel 1908 a Buczacz, ieri Polonia, oggi Ucraina.
Lavorava lì quando i tedeschi invasero il paese nel settembre del 1939; Wiesenthal venne arrestato e tra il 1941 e il 1945 fu destinato al campo di concentramento di Mauthausen, dove riuscì a sopravvivere alla prigionia.
La storia della sua vita, da quel momento in poi, sarà dedicata quasi esclusivamente a mantenere viva la memoria dell'Olocausto e a dare la caccia a chi, in divisa nazista, si era reso responsabile di crimini di guerra e si era rifugiato in Sud America protetto dalla rete del progetto Odessa.
Grazie alla sua caparbietà, riuscì a far catturare il cittadino argentino Ricardo Klement, alias Adolf Eichmann, il teorico della "Soluzione Finale". Era il 1961, Eichmann fu condotto in Israele e là processato, durante un dibattimento passato alla storia che culmino con la condanna a morte dell'imputato.
Nel 1963 localizzo Karl Silberbauer, l'assassino di Anna Frank. In totale, in 60 anni di caccia, assicuro alla giustizia circa 1100 criminali di guerra nazisti.
Una vita dedicata a ricerche scomode, piene di difficoltà derivate anche dalla reticenza delle potenze alleate e dei nuovi governi di Germania ed Austria a pronununciare condanne definitive. Stretto da una parte dalla constatazione dell'impossibilità di una "denazificazione" totale, e dall'altra dal desiderio di giustizia, Wisenthal da solo, con il suo centro e il fondamentale appoggio del Mossad, rimase l'unico nei decenni del dopoguerra a continuare un'indagine storica che si mescolava inevitabilmente con la cronaca e l'attualità.
Era il 1947, quando Simon Wiesenthal apriva a Linz, e poi dal 1961 a Vienna, un centro di raccolta d'informazioni sui crimini del Terzo Reich avviando la sua celebre attività di "cacciatore di nazisti": è l'inizio di una caccia che durerà fino ai giorni nostri e che, probabilmente, non si fermerà con la sua morte, benchè i nazisti ancora in vita siano ben pochi.
Il lavoro di Wiesenthal incontro fin da subito numerose difficoltà, non tanto nell'organizzazione delle sue ricerche, quanto nel vedere accolti dalla magistratura i suoi risultati. La maggior parte delle indagini terminava con la consegna del dossier alla magistratura, accompagnato dalla richiesta, a cui non seguiva mai nessun provvedimento, di avviare un processo o di inoltrare domanda di estradizione.
A livello governativo vi era una palese inerzia nel condurre certi tipi di ricerche e pronunciare determinate condanne. Perchè mai?
Il primo punto fondamentale della questione è proprio questo: perchè la Germania e l'Austra non si fecero carico della "caccia ai nazisti"?
Innanzitutto l'Europa uscita dalla guerra che aspirava ad essere spiritualmente 'denazificata', in realtà mostrava una continuità palese con il passato in quanto la ricostruzione dell'apparato statale in Austria e in Germania, compiuta sotto lo stretto controllo alleato, non poteva prescindere, dall'apporto di chi aveva partecipato, con le stesse funzioni, al regime hitleriano, spesso per semplice necessità numerica: tutti o quasi tutti erano stati nazisti.
Non sempre fu quindi possibile individuare là dove la responsabilita politica sfociasse in quella criminale e quindi, eliminati i casi più eclatanti, o anche solo quelli più risaputi, in tutti i campi della società, dalla polizia alla magistratura dall'economia alla politica, gran parte degli esponenti in carica nel dopoguerra furono, in varia misura, gli stessi che operarono, con più o meno responsabilità, nei ranghi dell'amministrazione hitleriana, e sarebbero continuati ad esserlo ad esserlo sino ai naturali ricambi generazionali.
Anche gli stessi alleati mostrano, per altri motivi, l'esigenza di non insistere più di tanto sulla 'denazificazione'. Perchè? In primo luogo anch'essi necessitavano di una Germania organizzata e un'epurazione accurata, come abbiamo appena visto, avrebbe invece condotto il paese allo sbando. Inoltre la presenza della Guerra Fredda rendeva utile il "recupero" di personalità e organizzazioni ex-naziste in funzione antisovietica.
Alla festa per i suoi ottanta anni, il 30 Ottobre 1988, a Los Angeles Ronald Reagan definì Simon Wiesenthal "uno dei veri eroi del XX secolo".
Comunque lo si giudichi, il lavoro del "cacciatore di nazisti" più famoso al mondo ha rappresentato una grossa spina nel fianco per tutti coloro che, tramite il progetto Odessa, diedero protezione ai criminali di guerra.
Questi ultimi, per lo più rifugiatesi nei paesi sudamericani, fuori dal tempo e dalla storia, furono costretti a cambiare identità e vissero tutta la vita col timore di esser scoperti, processati e giustiziati.
Il contributo del Mossad, i servizi segreti israeliani, fu sempre decisivo nelle indagini di Wiesenthal.
Il suo unico rimpianto di una vita? La mancata cattura di Joseph Mengele, il dottore di Aushwitz, resosi responsabile di crimini ed esperimenti orrendi sui prigionieri.
Documenti attestano la morte di Mengele in Argentina nel 1979, ma nonostante documenti e resti umani portati come prova dell'effettivo decesso, Wiesenthal non si diede mai per vinto e, convinto che il dottore fosse sopravvissuto, gli diede la caccia per tutto il resto della sua vita.
In un'intervista al New York Times Magazine nel febbraio 1964 Wiesenthal racconto una sua visita di allora ad un sopravvissuto del campo di Mauthausen, diventato nel dopoguerra gioielliere.
Quest'ultimo chiese a Wiesenthal perchè non avesse scelto di tornare a fare l'architetto. La risposta fu la seguente: "Tu sei religioso, credi in Dio e nella vita dopo la morte. Anch'io. Quando arriveremo nell'Aldilà e milioni di ebrei morti nei campi di concentramento ci chiederanno 'Cos'avete fatto?', riceveranno molte risposte. Tu dirai: 'Sono diventato gioielliere'. Qualcun altro dirà: 'Ho costruito case'. Ma io diro : 'Io non vi ho dimenticati' ".
Tutt'ora la fondazione che porta il suo nome si adopera per assicurare alla giustizia i pochi ex-nazisti ancora in vita e per denunciare i focalai di antisemitismo ed intolleranza che, lontani dall'essersi definitivamente placati, ritornano periodicamente a nuova vita, in nuove forme e usando i nuovi mezzi, come internet, che il mondo di oggi offre al fanatismo di ogni genere.