Forza Italia, attorno a Silvio c'è solo il deserto
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<p>“Nato come movimento, Forza Italia è la sintesi di (poche) spinte dal basso, come i club autoformatisi sul territorio, e di (molte) dall’alto.
Non c’è democrazia interna? E’ vero. In Forza Italia sono anni che vanno avanti i soliti raccomandati, a volte addirittura sconosciuti sul territorio. Deputati fatti eleggere perchè amici degli amici.
La disorganizzazione regna sovrana.
Non riescono a capire che unica cosa che attrae l’elettorato è la figura del suo presidente, che ha 70 anni e per il quale, purtroppo ma inesorabilmente, si avvicina il momento di concludere la propria carriera politica.
E allora lìunica via d’uscita per questo “movimento” dovrà essere la completa riorganizzazione, magari in contemporanea con l’epurazione di una folta schiera di discutibili personaggi che certo non ne aumentano l’appeal…”<p>Quando Vittorio Feltri, direttore di Libero, ha detto che secondo lui i coordinatori di Forza Italia, Bondi e Cicchitto, avevano sbagliato mestiere, il grido di protesta dei diretti interessati si è subito fatto sentire, traducendosi in una serie di invettive contro il modello giornalistico feltriano, reo di incarnare la decadenza dei mezzi di informazione del Belpaese.
Quando poi Feltri (che è noto, si esalta quando è chiamato a fare il bastian contrario) ha rincarato la dose, alzando il tiro fino al Presidentissimo e sostenendo che questi avrebbe creato l’unico partito italiano dalla struttura leninista (proprio così, leninista!), privo di democrazia interna, ha scatenato l’ira del Cavaliere e di un’orda di peones forzisti che hanno inondato di lettere la redazione di Libero.
Ora, non ci sono dubbi sul fatto che Feltri si cali compiaciuto nel ruolo dell’anticonformista, che gli è congeniale e nel quale si sente a suo agio, ma siamo sicuri che questa sequela di accuse sia solo una sfilza di baggianate o una trovata editoriale?
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Cominciamo dal principio: Forza Italia non è un partito. Almeno in senso tecnico. Non è un’affermazione banale, perchè racchiude tutte le critiche che possono rivolgersi al “partito” (lo chiamo così per comodità) di Berlusconi.
Nato come movimento, Forza Italia è la sintesi di (poche) spinte dal basso, come i club autoformatisi sul territorio, e di (molte) dall’alto. Lo scopo di questa particolare struttura, tutt’altro che convenzionale, doveva essere quello di creare qualcosa di diverso dai soliti partiti, rigidamente organizzati in sezioni e mandati avanti a suon di congressi e mozioni. Cio, se da un lato ha contribuito al grande successo iniziale di questa forza politica capace di irrompere nel panorama politico italiano in maniera così innovativa, dall’altro, col passare del tempo, lascia intravedere tutti i difetti del partito-non-partito berlusconiano.
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Non c’è democrazia interna? E’ vero. In Forza Italia sono anni che vanno avanti i soliti raccomandati, a volte addirittura sconosciuti sul territorio. La cosiddetta “base”, che dovrebbe essere l’anima di un partito viene degnata di un po di attenzione solo nei periodi di campagna elettorale e, per il resto, si trova completamente slegata da qualsivoglia presunto organo di partito. La disorganizzazione regna sovrana: deputati fatti eleggere perchè amici degli amici, che non si fanno mai vedere nel loro collegio o che addirittura non ci mettono neanche piede.
Non ci si deve stupire, dunque, se poi succede che interi club si trovano costretti a chiudere (e, credetemi, il numero di questi club è alto, anche se il Cavaliere, chiuso nella turris eburnea di Palazzo Chigi, non sembra accorgersene) o passano in blocco dall’altra parte della barricata. Basti pensare a quello di Verzaschi, a Roma, all’Eur, passato all’Udeur in comitiva e diventata seggio delle primarie uliviste tra l’imbarazzo e lo stupore di alcuni militanti azzurri.
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In questo quadro poco esaltante, si inseriscono le direttive suicide del 2001. Già, proprio l’anno della grande vittoria del 13 maggio. Proprio da lì è iniziato un immobilismo preoccupante di Forza Italia, durato praticamente fino alla Festa della Libertà del 9 novembre scorso. Inoltre, e questo è il vero capolavoro al contrario di Berlusconi, il miglior coordinatore della pur breve storia del partito (i risultati elettorali parlano per lui), Scajola, è stato spedito a fare il ministro dell’Interno (ruolo al quale poteva essere tranquillamente destinato il più adatto, come ha dimostrato, Pisanu). Ora, io capisco le legittime aspirazioni carrieristiche di Scajola, ma, se fossi stato il Cavaliere, lo avrei incatenato alla sedia di coordinatore, magari compensandolo in altro modo. Invece, via lui, si è alternata su quella poltrona una sorprendente schiera di incapaci (tutti, ovviamente, raccomandati e mai indicati dalla “base” e da una regolare investitura congressuale), conclusasi con il peggiore (sottolineo: peggiore!) di tutti, ovvero l’impresentabile Sandro Bondi, col suo fedele scudiero Cicchitto (anche per loro, purtroppo, parlano i risultati elettorali).
Un ultimo esempio, emblematico. Io, membro del Direttivo del club di Forza Italia della mia città (la più grande del collegio), ho saputo solo dai giornali dell’avvenuto cambiamento del coordinatore regionale.
Così, tutti si ritrovano all’improvviso a chiedersi il perchè di un trend così negativo (che sarebbe confermato anche in caso di vittoria alle prossime elezioni politiche), senza capire che l’unica cosa che possa attrarre l’elettorato, in Forza Italia è la figura del suo presidente, che ha 70 anni e per il quale, purtroppo ma inesorabilmente, si avvicina il momento di concludere la propria carriera politica (un’altra legislatura al massimo).
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Beh, delle due l’una: o si trova un elisir di vita eterna per il Cavaliere (magari Scapagnini ha anche virtù taumaturgiche), o questo “movimento” viene completamente rivoluzionato e riorganizzato, magari in contemporanea con l’epurazione di una folta schiera di discutibili personaggi che certo non ne aumentano l’appeal elettorale (penso, oltre ai soliti raccomandati, anche alla schiera dei condannati a vario titolo).
Ogni tanto Berlusconi, che dice sempre che la libertà è come l’aria e la salute, che non attira come le ideologie e che viene apprezzata solo quando manca, dovrebbe chiedersi anche perchè non attira un partito che non esiste. Senza che Feltri glielo debba ricordare.
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