Contro Prodi e contro Mieli. La nostra trincea della libertà

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Gabriele Farolfi

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Ho sempre considerato il Corriere della Sera il miglior quotidiano italiano. Per anni, da quando sono divenuto un lettore assiduo di quotidiani, un po per professione e un po per interesse personale, ho acquistato ogni mattina lo storico giornale di Via Solferino. Ho sempre condito il mio menu informativo con la lettura di un giornale vicino al mio pensiero politico e con quella di una testata della parte avversa. Poi, c'era il Corriere della Sera. Da sempre ne ho apprezzato la capacità di equilibrio, di equidistanza, di grande professionalità giornalistica. Con grande ammirazione ho letto decine di editoriali: Della Loggia, Panebianco, quelli dei direttori che si sono succeduti nel corso degli anni. Il Corsera è stato sempre per me un esempio da seguire, una fonte attendibile sulla quale costruire le mie idee e le mie posizioni. Fino a ieri.
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Non ho mai stimato l'attuale direttore del Corriere, Polo Mieli. L'ho sempre considerato un personaggio ombroso, di dubbia coerenza intellettuale. Leggendo il suo manifesto politico sottoforma di editoriale di ieri la mia disistima è arrivata all'apice.
La prima pagina del Corsera è divenuta improvvisamente un mega volantino elettorale dell'Unione. In un attimo sono crollate tutte le istanze dell'alto giornalismo: uno schieramento senza mezzi termini a favore di Romano Prodi, ad un mese esatto dalle elezioni del 9 aprile. Una libera opinione di un libero giornalista, diranno poi le cassandre della sinistra. Già. Peccato che il libero giornalista in questione sia il responsabile della più importante testata italiana, un prodotto acquistato da cittadini che non chiedono e non vogliono consigli su chi votare, ma solo una obiettiva informazione, un racconto verosimile delle 'issues' più scottanti del palcoscenico politico. Si dirà anche che Mieli (e lui stesso lo scrive), fornisce solo una sua opinione personale, lasciando tuttavia campo libero a tutti i cronisti della sua testata.
Da che e mondo e mondo esistono le linee editoriali. Il direttore responsabile ha il dovere di fornire ai sui giornalisti una linea guida. Il Signor Mieli, forse, prima di dar sfogo al suo rispettabile pensiero, avrebbe dovuto rendersi conto che il suo 'verbo' in prima pagina, sottoforma di editoriale non lascia spazio a nessun tipo di libertà.

E' chiaramente ed inequivocabilmente una perentoria dichiarazione, un'inaccettabile diktat verso i giornalisti professionisti del suo quotidiano, una esortazione esplicita all'allineamento.
L'auspicio di vittoria della sinistra da parte di Mieli non è un coraggioso e libero pensiero così come i Prodi, i Fassino e i Rutelli ci hanno raccontato, bensì un ordine severo, un esplicito out out verso i suoi dipendenti, biecamente spacciato come libera opinione.
Si puo essere d'accordo o non d'accordo con la decisione di pubblicare un simile editoriale ma è inaccettabile sentirsi spacciare lo spottone elettorale come parole prive dell'intento di condizionare i singoli giornalisti. Una caduta di stile vertiginosa, profondamente offensiva verso chi come me, sta cercando di imparare la responsabilità insita nell'essere giornalista, mediatore, costruttore dell'opinione pubblica. Una spietata mancanza di rispetto verso coloro che non hanno alcuna intenzione di schierarsi: i giornalisti, i redattori, tutti coloro che lavorano alle pagine del Corriere. A loro va la mia più profonda comprensione e solidarietà.
A questa sorta di 'mobbing' editoriale ha provato a rispondere il Consiglio di Redazione del Corsera di oggi. I membri del consiglio hanno chiesto oggi una spiegazione a Mieli sulla sua presa di posizione, affermando comunque la propria indipendenza e libertà. Insomma, una chiara presa di distanza, un attestato di sfiducia verso il proprio direttore che tuttavia, anche questa mattina è ancora seduto in panciolle nella sua poltrona in pelle umana.

Da parte mia, pur essendo ancora giovane, ho modificato un po il mio modo di reagirealle cose. Un tempo, non riuscivo a staccarmi dalla mia barricata. Non ero pronto a comprendere niente che provenisse dall'altra parte del fronte. Oggi posso dire con certezza di essere cambiato. La mia indignazione sarebbe stata identica anche nel caso in cui l'auspicio di Mieli avesse riguardato il centrodestra e Silvio Berlusconi. Forse, mi sarei pure vergognato.
Lasciandosi dolorosamente alle spalle il metodo, è giusto porgere lo sguardo anche ai contenuti.

Quali sono le motivazioni che hanno spinto il 'boss' di Via Solferino a puntare su Romano Prodi?Perchè il paffuto presidente di quell'accozzaglia chiamata centrosinistra avrebbe, secondo Mieli (e quindi a quanto ci è dato di sapere del Corriere della Sera) tutte le carte i regola per governare per cinque anni questo paese. Il motivo? Semplice. L'abilità di Prodi e degli altri leader della sinistra di limare le contraddizioni interne al pollaio rosso chiamato centrosinistra. Limare le contraddizioni??? La Margherita si fa paladina dell'ala cattolica e tradizionalista legata alla famiglia mentre Rifondazione con i suoi Vladimir Luxuria, i Caruso, i nani e le ballerine ci raccontano un mondo in cui gli uomini vanno con gli uomini, le donne vanno con le donne e il matrimonio è solo un ridicola e grottesca formalità per ottenere benefici economici. La Rosa nel Pugno (in contraddizione proprio con i partiti 'cattolici' dlel'Udeur e della Margherita), elogia l'aborto e si fa paladina di un anticlericalismo al limite della blasfemìa. Gli stessi radicali, in campo economico professano un sistema liberale, una simpatia verso gli Stati Uniti e il loro sistema economico quando Diliberto e i suoi compagni vanno nelle piazze a bruciare le bandiere a stelle strisce inneggiando alla resistenza irachena. Bertinotti vorrebbe espropriare le seconde case sfitte e tassare oltremisura le rendite finanziarie di chi ha avuto la fortuna e la bravura di arricchirsi. Ancora probabilmente non si è ancora consultato con la sinistra chic Ds, con i ricchissimi i baronati rossi, e neanche con il terzo uomo più ricco del parlamento italiano (secondo recente ricerca sulle dichiarazioni fiscali degli onorevoli) ovvero il Comunista Italiano Pisapia. Se per Rutelli i nostri soldati in Iraq stanno svolgendo un lavoro encomiabile per gli amici di corteo dell'Onorevole Di liberto ex ministro della Giustizia (sic!) ci dovrebbero essere 10, 100, 1000 Nassirya.

Mieli, essendo di origine ebraica dovrebbe inoltre sapere che c'è una parte della sinistra che Israele, lo vorrebbe addirittura cancellare dalle cartine geografiche. Queste, le limature che il padre dell'Euro sarebbe riuscito a fare: colui che ha portato alla rovina questo paese con un cambio suicida per l'Italia che ha comportato aumento dei prezzi, un cambio terribile con il dollaro che ha annullato le nostre esportazioni negli Stati Uniti e peggiorato sensibilmente le buste paga degli italiani. Colui il quale nel 96 quando era al governo fu incapace di fare qualsiasi cosa tranne che tassare gli italiani con l'Euro Tassa. Non riuscì neanche a fare la legge che tanto sbandiera sul conflitto di interesse. Eppure con il centrosinistra non ci furono guerre, attacchi terroristici, calamità. Ando tutto liscio. Non furono capaci di nulla. Questo governo ha realizzato quello che era possibile realizzare nel contesto attuale. Un mondo difficile, dentro ad un'Europa costruita male, in un contesto mondiale assai preoccupante. Nonostante questo l'Italia è sottosopra per i cantieri delle Grandi Opere che Prodi vorrebbe fermare, la crescita economica sta lentamente riprendendo, le riforme attuate presto daranno i loro effetti positivi.

La sfiducia e il pessimismo profuso dalla sinistra mira ad un semplice fatto. Scoraggiare gli italiani per prendere il potere. La piovra è già dal dopoguerra in azione. Tessuto sociale (circoli arci, cultura, fondazioni), banche, magistratura, stampa, enti locali. Tutto è colorato di rosso. I poteri forti (Confindustria, Grandi Imprese) sono stati anch'essi lottizzati e non rappresentano più la seconda campana rispetto ai sindacati (Cgil su tutti), i veri decisori dell'economia italiana.
Nonostante questo sono riusciti addirittura a mettere il bavaglio ai loro avversari e in particolar modo a Berlusconi con una legge ignobile come la par condicio, che umilia il senso di giudizio degli italiani e violenta quello di libertà del confronto politico di questo paese.

Oltretutto è doveroso fare una piccola riflessione. Ci è stata detto da molti che in America è assolutamente normale che i grandi quotidiani si schierino a favore di una o dell'altra parte. Non si considera pero la diversità del sistema politico statunitense con quello italiano. In America si discute soprattutto di scelte, di programmi di azione poltica. Qui in Italia la divergenza tra i due schieramenti è di tutt'altra natura. Si tratta di due modi differenti di intendere la vita, la società. Due dicotomici sistemi di valori, di principi. Qui in Italia schierarsi significa aderire ad un diverso stile di vita e rifiutare categoricamente l'altro. Ergo, tirare la volata ad uno o l'altro candidato significa connotarsi inevitabilmente ed in modo inappellabile. Questo rende ancora più grave quanto scritto da Mieli sul suo giornale.

Mi ha colpito la riflessione di Giuliano Ferrara, intervistato sull'articolo elettorale di Mieli dal TG1. Il direttore de 'Il Foglio' dice una cosa vera e incoraggiante, per alcuni aspetti commovente. I poteri forti sono a sinistra. Prodi, l'incarnazione del compromesso, del gioco politico dei piani alti, ha tessuto la sua raganatela nello strato più alto della società italiana. Ha comprato tutti. Tutti sono saltati sul carro del probabile vincitore, o di colui che si crede tale. Stanno isolando Berlusconi, e mirano all'annientamento della sua immagine politica e imprenditoriale. Tutte le strutture forti di questo paese si tingono di rosso. Allora, dice Ferrara, non ci resta che il popolo. Non ci resta che la genuinità della gente, che ne ha abbastanza di essere presa in giro da questi personaggi.
Non ci rimane che l'impulso di coloro che sono stufi di essere prigionieri della gabbia d'oro della sinistra. Non ci resta che la nostra dignità. Una sola cosa auspichiamo e promettiamo. Noi che crediamo ancora nella libertà, nella coerenza, e nella nostra amata Nazione non abbandoneremo MAI le posizioni. Comunque ci sveglieremo la mattina dell'11 aprile saremo sempre in trincea. Contro Prodi, contro Mieli, contro il potere e l'ombra scura del nuovo totalitarismo.