Eternal sunshine of the spotless mind
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VOTO: 7
<P>Quale mente perversa possa aver tradotto “Eternal sunshine of the spotless mind” in “Se mi lasci ti cancello” è un vero mistero.
Diciamolo subito: Jim Carrey e Kate Winslet non sono i protagonisti di un’allegra storia d’amore ma di un intelligente racconto ai limiti della fantascienza su di un sentimento che finisce, sulle ferite che inevitabilmente si porta dietro, e soprattutto sui ricordi.
Sono interrogativi amari quelli che si parano innanzi agli spettatori al termine del film.
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</br><p>Quale mente perversa possa aver tradotto “Eternal sunshine of the spotless mind” in “Se mi lasci ti cancello” è un vero mistero. La traduzione italian non centra minimamente l’anima del film e, cosa ancora peggiore per un prodotto commericale, ne sbaglia completamente il posizionamento.
Che il mercato sia goloso di commediole romantiche è appurato dagli incassi generosi che questo genere di pellicole riscuote puntualmente ai botteghini, ma qua siamo di fronte ad un genere completamente diverso. Questo titolo ignobile e questa locandina, con le facce dei protagonisti sorridenti come nella miglior tradizione della commedia americana, gridano vendetta.
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Sbagliare un posizionamento significa spacciare qualcosa per cio che non è, e di conseguenza indirizzare un prodotto ad un target di pubblico sbagliato.
Quante di quelle “dolci” coppie viste con i miei occhi mano nella mano entrare in sala si aspettavano di assistere ad un film come questo? Dalle facce allibite e turbate viste all’uscita, oserei dire poche.
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Diciamolo subito: “Se mi lasci ti cancello” non è un commedia. Jim Carrey (straordinario) e Kate Winslet (da molto non la vedevamo a questi livelli) non sono i protagonisti di un’allegra storia d’amore ma di un intelligente racconto ai limiti della fantascienza su di un sentimento che finisce, sulle ferite che inevitabilmente si porta dietro, e soprattutto sui ricordi. E’ proprio il tema del ricordo, raramente affrontato con tanta visionaria ispirazione, ad essere il vero protagonista di questo lungometraggio made in USA.
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Clementine (Kate Winslet) si rivolge ad un’agenzia dall’azzeccatissimo nome: “Lacuna”, dove un professore ha brevettato una macchina per rimuovere i ricordi.
Niente contesti fantascientifici, nè laboratori ultramoderni, è significativo quanto geniale che la sede di “Lacuna” sia in un semplice e squallido studio degno della peggiore ASL di provincia. Basta una litigata, un rapporto già in bilico, una decisione presa troppo d’impulso per chiedere ed ottenere la cancellazione di una persona, e quindi un periodo della propria vita, dalla propria mente.
Ricominciare da capo: quello che “Lacuna” offre è una nuova chance, un’eutanasia di quei ricordi che fanno male.
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Senza roboanti effetti speciali, ma con grande abilità della macchina da presa, il regista Michel Gondry riesce in un’impresa da non sottovalutare: ritrarre la mente umana, gli abissi del ricordo e, cosa ancora più difficile, il percorso emozionale di una relazione.
Ma mettiamo ora che improvvisamente la nostra mente tenti di aggrapparsi strenuamente ai suoi ricordi per non vederseli strappar via per sempre. E’ cio che succede a Joel (Jim Carrey) che durante il trattamento si accorge di non voler più che la sua memoria svanisca, nonostante il rievocare sia motivo di profondo dolore, nonostante la ragazza di cui è perdutamente innamorato si sia sottoposta con altrettanto cinismo al medesimo trattamento.
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Sono interrogativi amari quelli che si parano innanzi agli spettatori al termine del film.
Annullare i ricordi dei capitoli più dolorosi della propria vita è la soluzione per rinascere?
E se poi il caso della vita ti facesse ripercorrere quello stesso cammino di cui non ti ricordi più niente? Quel ricominicare tutto da capo, non implicherebbe allora già di per sè l’inevitabilità di commettere i medesimi errori che ci hanno condotto alla sofferenza già una volta?
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Forse la fatalità della conclusione di un rapporto è qualcosa di talmente incontrollabile che è impossibile da evitare, persino se si ha una seconda possibilità, quasi fosse già tutto scritto nel Dna. Il messaggio del film sta tutto qui e non è portatore di nessuna consolazione, ma solo di tante domande e di una sola risposta: quella che il dolore si ripresenterà puntuale finchè noi non lo accoglieremo con dignità nella nostra vita. La sofferenza e il suo ricordo chiedono solo di essere accettati, e custoditi come qualcosa che nessuno ha il diritto di strapparci, perchè legati ad un preciso periodo della nostra vita. Perchè alla fine di tutto non ci resta che la memoria a rammentarci di un passato che benchè doloroso, è comunque parte di noi.
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