Dutroux. E poi?
“Un sadico torturaratore' recitano le perizie psichiatriche.
Sullo sfondo, una vicenda torbida che coinvolge le istituzioni e la Casa Reale del Belgio.
L’intera inchiesta giudiziaria è costellata da falle, zone d’ombra, espliciti depistaggi da parte di magistratura e polizia.
Ed è proprio questo l'interrogativo più atteso nell'aula della Corte d'Assise di Arlon: Dutroux predatore solitario o pedina di una rete organizzata?
Testimonianze inascoltate, poliziotti che sentono delle grida provenire dalla casa e riferiscono poi di averle sentite provenire dalla strada, un magistrato sollevato dal proprio incarico per “Paranoia investigativa”.
Il caso Dutroux è questo e molto altro. Ecco la vera storia del “Mostro di Marcinelle”. E del suo inutile processo.
"Neonazista io? A Bruxelles si preoccupino dei loro pedofili". Così Joerg Haider, rimbecco al corale ostracismo che s'era levato contro di lui nell'Unione Europea al tempo della sua discussa vittoria elettorale. Un'allusione velenosa, che ha tocco un punto assai grave e misterioso del potere europeo.
Avvertiamo: quel che vi racconteremo non vi piacerà.
20 ottobre 1996: 350 mila belgi sfilano in silenzio per Bruxelles, in mano tanti palloncini bianchi, in memoria di quattro bambine uccise da un pedofilo di nome Marc Dutroux, arrestato nell'Agosto, e per protesta contro la strana inerzia con cui erano state condotte le indagini.
Marc Dutroux, elettricista disoccupato, era ricchissimo. Possedeva diversi automezzi e almeno sei abitazioni, alcune con giardino, in cui aveva sepolto le sue piccole vittime. In una di queste case sono state trovate 600 videocassette porno, in cui si vedono Dutroux, sua moglie "e altre persone non identificate" stuprare e torturare bambini di sei-otto anni. Nel mercato clandestino questi video si vendevano a 40 - 80 milioni di lire l'uno.
Recidivo, già condannato per pedofilia nel 1989 a 13 anni (ma solo tre scontati), Dutroux ha potuto compiere i suoi delitti per anni, indisturbato.
I vicini di una delle sue case, a Marcinelle, avevano spesso protestato senza che la polizia intervenisse per gli allarmanti rumori che provenivano da quella casa; a Sars-La Broussière (altro domicilio del Dutroux), i vicini avevano chiesto invano l'intervento degli agenti per gli scavi, con una pala meccanica, che l'individuo compiva nel suo giardino. Stava scavando le fosse per i piccoli cadaveri, come si saprà poi.
Dutroux agiva alla luce del sole, come se potesse contare su potenti protettori. Di fatto, come hanno dimostrato le successive indagini, a polizia sapeva molto di lui.
Due settimane dopo la scomparsa da casa di Juliette e Melissa, due ragazzine finite nel mattatoio del pedofilo, circolava negli ambienti investigativi belgi un documento riservato, da cui risultava che Dutroux aveva proposto a uno dei suoi loschi amici (un confidente) di rapire due minorenni. Nel documento, si indicava inoltre che ad uno dei suoi indirizzi il criminale stava costruendo dei sotterranei segreti. Nel rapporto risulta anche un indirizzo: Avenue de Philippeville 128 dove, ormai troppo tardi, si scoprirà la prigione in cui erano state tenute Juliette e Melissa, prima di essere uccise e bruciate.
Il 25 agosto 1995 infine la "Gendarmerie" belga dirama un ordine di ricerca per Dutroux. Ma il mandato sottolinea che la ricerca "non è urgente".
Passano altri mesi, durante i quali Dutroux, ufficialmente (e debolmente) ricercato, puo continuare a nascondere le due ragazzine, e a rapirne due altre. Eefje (di origine araba) e An. Le famiglie delle vittime, povera gente, trovano le autorità stranamente sorde alla loro disperazione.
Solo un giudice istruttore, Jean-Marc Connerotte, si prende a cuore la faccenda. Siamo nel 1995, da subito Connerotte denuncio più volte il muro di gomma eretto dalla polizia, che pare evesse ignorato volutamente le segnalazioni sulle ragazzine rapite. Le sue indagini lo portano vicino a Dutroux: da quel momento, viene ostacolato in ogni modo: la polizia non collabora, il magistrato viene dipinto come un pazzo. 14 Ottobre 1996: a Connerotte viene sottratta l'indagine dal più alto livello giudiziario. La motivazione? "Paranoia investigativa".
Solo la spontanea confessione di Dutroux, alla fine, farà scoprire i cadaveri.
20 ottobre 96, in piazza scendono in 350 mila: è la "Marcia bianca". Il governo belga vacilla. Due ministri si dimettono. Allora, fra la gente, correva una voce univoca: che le videocassette sequestrate nei rifiuti di Dutroux mostrassero, come spettatori e attori dei delitti sessuali, personaggi altissimi.
Di uno si sussurro il nome: un Padre dell'Europa Unita, notissimo, che da allora, abbastanza stranamente, si sarebbe messo da parte, fuori delle luci della notorietà.
Il sospetto è rimasto e continua ad avvelenare la vita quotidiana belga. Un ministro socialista, Elio Di Rupo, omosessuale dichiarato, s'è difeso con querele da accuse e voci, siano o no calunnie, che lo volevano coinvolto o vicino alla "rete" pedofila.
Una deputata di destra, Margherite Bastien, il 26 novembre 96, ha agitato in Parlamento un video che mostrava, a suo dire, un tale Luc Michel mentre compiva atti innominabili su un bambino; sequestrata seduta stante, la cassetta è, ha scritto la Bastien, da allora "sepolta nei Sotterranei del Parlamento". Con le altre. Un giornalista, Jean Nicholas, ha scritto ("Les protecteurs sont parmi nous") che esiste prova di relazioni fra quel Michel, di Rupo e la Sicurezza di Stato. Sono seguite querele, controquerele veleni e diffamazioni.
Nella gente, resta la sensazione che ci sia una verità che forze potenti quanto oscure continuano, grazie al loro potere, a tenere sotto chiave.
Aprile 1998: arrestato, Dutroux potrà ancora fuggire durante un trasferimento. Non era nemmeno ammanettato, si impadronisce di un'arma di un agente e se la svigna. Verrà ripreso dopo poche ore. Ma non basta: nei casi precedenti era sempre stato accompagnato da una scorta di numerosi gendarmi ed era ammanettato. Perchè questa volta gli è stato così facile fuggire?
Inquietante il commento prununciato dopo l'episodio da Gino Russo, padre di Melissa, una delle piccole vittime del "mostro di Marcinelle": E' drammatico, inesplicabile, lo Stato non c'è più, ed è troppo tempo che tutto questo dura".
La popolazione inizio a mormorare quello che fino ad allora non si poteva dire: a voce sempre più alta si disse che Dutroux era coperto da una "cupola" segreta, dedita a sporche pratiche sessuali, i cui referenti e utenti sarebbero membri del governo belga, e funzionari e politici ai livelli più alti della dirigenza dell'Unione Europea.
Sempre più spesso, la gente scese in piazza a difesa del giudice Connerotte e contro l'inerzia, o la complicità, dei politici e degli alti magistrati.
Che significato ha adesso questo processo, dopo un decennio di indagini svolte in questo modo?
A cosa si potrà arrivare, se non ad una scontata condanna per il "mostro"?
Di tutto il resto non se ne parlerà più, come non fosse accaduto. Quelle 350 mila persone in piazza, quel giudice che sapeva troppo per continuare l'indagine, tutto sepolto per sempre.
Questo processo è una farsa, un inutile linciaggio ad un uomo preso come capro espiatorio per un'intera classe dirigente. Questo non è far giustizia, è proprio un'altra cosa.
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