Codardo
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<p>Siamo alle solite: arriva un governo di sinistra e la prima cosa che sa fare è scappare.
Bombe sui treni a Madrid e il buon Zapatero non tarda a dare la sua ferma risposta al terrorismo: tutti a casa subito.
Il capo radicale sciita esulta: Moqtada Sadr ha fatto un appello ai suoi seguaci affinchè cessino gli attacchi alle truppe spagnole, invitando gli altri paesi a seguire l’esempio della Spagna!
Dichiarazioni che basterebbero a ricoprire di vergogna il neo-premier spagnolo da qui all’eternità, parole che bastano già a coprire di vergogna l’Europa e il suo ridicolo Presidente della Commissione. Per l’ennesima volta.<p>Lo aveva annunciato in diretta TV: “le truppe spagnole saranno ritirate dall’Iraq il più presto possibile”. E fu così che il primo ministro spagnolo Zapatero mantenne le sue squallide promesse. I soldati inviati in Iraq rientreranno in patria; in una situazione di caos generale questa mossa non farà altro che creare altro caos e ulteriori pericoli per chi non disonora i patti e non si ritira davanti ai nemici dell’occidente ma li combatte con valore, anche con alti costi umani, come sta facendo il contingente italiano.
I militari spagnoli sono 1.300 e fanno parte, con i contingenti sudamericani, della brigata “Plus Ultra”. Sono impiegati a Najaf e a Diwaniya, nel sud del paese.
Zapatero ha spiegato davanti al re Juan Carlos di avere scelto il ritiro immediato perchè non è possibile prevedere se davvero sarà adottata una nuova risoluzione delle Nazioni Unite sulla cui base continuare la missione.
Zapatero ha spiegato di avere dato al ministro della difesa Bono (!) “l’ordine di fare tutto il necessario affinchè le truppe rientrino a casa nel più breve tempo e nella maggiore sicurezza possibili”.
Durante la campagna elettorale e dopo l’inattesa vittoria alle elezioni politiche del 14 marzo, Zapatero aveva detto che che la permanenza dei militari spagnoli in Iraq sarebbe stata legata al passaggio nelle mani dell’Onu del controllo politico e militare dell’Iraq.
L’accelerazione del rientro quindi sarebbe dovuta al fatto che “sulla base delle informazioni a disposizione, è improbabile che sia adottata una risoluzione Onu che soddisfi le condizioni dai noi fissate per la presenza in Iraq”. Un delirio.
Gli Usa infatti hanno fissato per il 30 giugno il passaggio del comando nelle mani di un governo iracheno, e l’entrata nel paese delle Nazioni Unite, da cui Usa e Gran Bretagna aspettano una nuova risoluzione che induca altri paesi a mandare truppe e a partecipare alla ricostruzione. Il nuovo governo spagnolo sapeva quindi come si sarebbe evoluta la situazione, e ha perseguito ugualmente un comportamento estremamente irresponsabile.
“La Spagna continuerà ad essere un’alleata fedeleû dei suoi partner”, ha concluso Zapatero in un ulteriore impeto di delirio, “adempirà ai suoi impegni internazionali e contribuirà alla lotta della comunità internazionale contro il terrorismo”.
Parole che sembrano (sono?) una precisa presa in giro verso tutti gli alleati, e pronunciate da un uomo di Stato che ancora poche settimane fa diceva di voler modificare la politica del suo predecessore sulla Costituzione dell'Ue, questa decisione è ancora più clamorosamente antieuropea.
Il fatto che gli elettori abbiano congedato il suo predecessore non lo esime dall'obbligo di ricordare che la decisione di attaccare l'Iraq fu presa alle Azzorre in una riunione tripartita dove Aznar fu il padrone di casa. In quei mesi la Spagna, fra i Paesi favorevoli alla politica americana, scavalco l'Italia, tenendo il passo con la Gran Bretagna.
Ora Zapatero commette, per motivi opposti, lo stesso peccato di unilateralismo. Dopo averci indicato la strada dell’intervento, la Spagna ci suggerisce con un brusco dietrofront la via dell'uscita.
I terroristi, gli stessi delle bombe sui treni, avevano con lungimiranza esultato per la sua vittoria elettorale; oggi esultano di nuovo per la conquista dell’ennesimo avamposto filo-islamico in Europa che alza bandierina bianca e se ne fa consegnare un’altra: verde con una bella mezzaluna.
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