DOSSIER sullo stato dell'Economia italiana e mondiale

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“In tempi di crisi economica come questi tutti si inventano un po professori di economia, un po' come durante i mondiali di calcio quando ci sentiamo tutti allenatori della nazionale, con ognuno la sua ricetta unica e inconfutabile per vincere il torneo.
In un mare di ricette tutte apparentemente logiche e vincenti, forse quello che ai più sfugge è l'inquadramento complessivo della vicenda economica generale che certo non puo essere nè sintetizzato nè ricondotto a una o più formule magiche.
Vediamo di affrontare punto per punto le principali questioni economiche attualmente sul tavolo internazionale e nazionale mantenendo da un lato una coerenza logica dall'altro una necessaria sintesi tenendo bene a mente che solo una corretta analisi è propedeutica ad una ricerca di soluzioni adeguate.”

1) Primo punto uno sguardo sul Mondo.
La situazione economica a livello mondiale è tutt'altro che una situazione di recessione: Gli Stati uniti e L'Asia corrono come non mai, il sud America, dopo le battute d'arresto della fine anni 90 è tornato a crescere, L'Est Europa e la Russia pur partendo da livelli inferiori post-sovietici idem. La Cina e L'India che complessivamente contano quasi 2,5 miliardi di abitanti (pari al 40% del pianeta ) si sviluppano con tassi di circa il 10% annuo ( cioè le loro economie raddoppiano ogni 7/8 anni) facendo uscire milioni di persone dalla povertà e dalla fame e inserendole nel contesto di sviluppo internazionale. Quindi la situazione internazionale è piuttosto florida con i sintomi tipici di una economia in 'stress' di crescita: prezzi materie prime in aumento, petrolio in primis, grazie alla domanda crescente, e tassi di interesse stabili o crescenti, per raffreddare l'eccesso di moneta in circolazione.

2) Il problema dello Yuan e dei 'deficit gemelli'.
Sulla crescita mondiale ci sono due ombre: una è costituita dal cambio fisso tra la moneta cinese e il dollaro, l'altra dal doppio deficit, ossia quello della bilancia commerciale e federale degli Stati Uniti.
Il rischio è che gran parte della crescita che c'è stata in questi anni e che si prevede ci sarà nei prossimi si si riveli alla lunga in parte drogata ovvero si sia appoggiata su una alterazione fittizia, su una bolla di carta destinata prima o poi a esplodere.
La questione del doppio deficit americano è immediatamente comprensibile: non si possono sostenere a lungo entrambe cioè ci si chiede se gli Usa stiano in questo momento vivendo al di sopra delle loro possibilità.
La questione della moneta cinese invece è più delicata, vediamo perchè: dal 1994 la moneta cinese è 'ancorata' al cambio fisso con il dollaro nella misura di 1$= 8,24 yuan. Fin qui nulla di male. Il problema è che nel 1994 il deficit della bilancia commerciale tra Stati uniti e Cina ( che determina insieme ai tassi di interesse e all'inflazione il tasso di cambio di una moneta normalmente trattata a 'cambi flessibili') era di circa 5mld di dollari,nel 2004 è stato oltre 100mld e quest'anno aumenterà ancora. Quindi in situazioni normali il deficit della bilancia commerciale spingerebbe al rialzo la moneta cinese sul dollaro rendendo quindi meno competitivi i prodotti cinesi in un bilanciamento che fa tendere a zero la bilancia stessa.
Il tasso di cambio fisso ha impedito questo aggiustamento naturale con il risultato che la moneta cinese è ampiamente sottovalutata! ( di quanto non si sa, ma stime propendono da un minimo del 30% ad un probabile 50% fino a molto di più ma si va nella fanta economia…) Ma non solo. Tasso di cambio fissi significa che le banche e le grandi istituti finanziari devono cambiare a quel tasso qualsiasi quantitativo di denaro: il risultato è che i cinesi stanno da oltre dieci anni stampando moneta e comprando dollari.
In un paese normale cio comporterebbe un esplosione dell'inflazione. In Cina no, primo perchè è un paese rigidamente controllato dal regime comunista e secondo perchè i salari sono tenuti bassi dall'enorme potenziale di lavoratori da cui possono attingere e che ora sono costretti dal governo a rimanere nelle campagne.
Ma ancora manca un ulteriore passaggio. Cosa ci fanno i cinesi ( ma è una operazione di tutte le economie asiatiche) con questa montagna di dollari che si ritrovano in tasca? Li investono negli Stati Uniti comprando titoli del tesoro americano e altri asset in dollari, ovvero SOSTENENDO il deficit americano a cui facevamo riferimento prima e quindi il sistema che è primo cliente dei loro prodotti.
Quindi l'operazione per i cinesi è duplice: da un lato stampano moneta ossia ricchezza di carta dall'altro acquistano assets in dollari negli Stati Uniti, ossia ricchezza vera che tra l'altro serve per sostenere il loro principale datore di lavoro, e dall'altro, cosa importante per noi poveri italiani, tengono la moneta ipersvalutata consentendo all'industria cinese di tenere solo con questa operazione tutti i loro prodotti scontati di almeno il 50%!
Quindi: Altro che dazi e dumping sociali, motivazioni vere anche ma difficilmente applicabili e verificabili nella realtà, e comunque tra l'applicazione e le loro conseguenze sull'economia ci possono correre tempi molto lunghi.
La rivalutazione della moneta cinese è il campo su cui una classe dirigente avveduta deve lavorare. Se rivalutano la moneta un secondo dopo tutte le merci cinesi diverranno di colpo meno convenienti. Gli USA chiedono questo da almeno due anni. ( PS. Nelle scorse settimana c'è stata una prima rivalutazione del 2% del Yuan accompagnata dalla volontà di agganciare la moneta non più solo al dollaro ma ad un paniere di monete Yen, Euro e appunto Dollaro, ndr; PPS: Sui tempi e sui modi di questa rivalutazione si puo discutere anche perchè le conseguenze sullo scacchiere mondiale sono varie: per ora vi basti sapere che una forte rivalutazione dello yuan porterebbe ad un rallentamento dell'economia USA ed a rivalutazione dell'euro: quindi come vi dicevo nessuna ricetta è indolore, nessuna formula è magica!)

3) Il prezzo del petrolio.
Il petrolio è e rimarrà la materia prima principale del pianeta come minimo per i prossimo venti anni. Su questo nessuno nutre alcun dubbio e formulare ipotesi prescindendo da tale dato di fatto è come minimo fuorviante. Perchè il prezzo del petrolio sale?
Il prezzo del petrolio puo salire per due motivi: uno congiunturale o speculativo e uno strutturale. Purtroppo per noi ( che abbiamo pure rinunciato al nucleare) siamo nel secondo caso. Infatti mentre l'offerta, cioè l'esplorazione di nuovi pozzi e la raffinazione di petrolio è stabile da almeno 15 anni ( e le nuove scoperte sono sufficienti a coprire i pozzi in esaurimento) la domanda sull'onda della crescita americana e dell'Asia è in forte aumento. In un mercato con una curva di offerta così rigida un leggero un aumento della domanda provoca un rialzo dei prezzi. E' quello che sta succedendo. Quindi nel migliore dei casi il petrolio si assesterà sui 60$ al barile ( notate bene come i prezzi del petrolio siano sempre espressi in dollari MAI in euro) nel peggiore volerà ancora verso nuovi lidi..
Per la nostra povera Italia un'altra notizia negativa. Importatori netti di energia questa voce ci azzoppa letteralmente la bilancia commerciale ( pensate solo che nel 1998 il petrolio era arrivato a 10 dollari e che a 20-22 era considerata un prezzo di equilibrio per tutti). Per fare il classico 'conto della serva' nel 1998 con il prezzo del petrolio medio di $12 l'Italia che ha un consumo giornaliero di 1,85 milioni di barili al giorno, il petrolio ci costava circa 8 miliardi di dollari l'anno, adesso la stessa quantità ci costa ( calcolo un prezzo medio del barile a $45 nel 2005) circa 30 miliardi di dollari anni ovvero 25 miliardi di euro ovvero il 2.3% del nostro Pil.
Non è finita: non sono da escludere forti tensioni che già si intravedono, tra le grandi potenze, per l'accaparramento della materia prima se la situazione non migliora, e detto tra di noi non vedo come se non per una grande depressione internazionale, nel prossimo decennio il rischio di conflitti aumenterà esponenzialmente.

4) L'euro.
Avviciniamoci ai problemi dell'Italia non possiamo non partire dall'euro.
Come vedremo l'euro è una 'animale' monetario molto anomalo. Che cosa è successo con l'introduzione della moneta unica? L'euro, che è una versione edulcorata e politicamente accettabile del vecchio marco tedesco, ha comportato il fatto che tutte le economie europee debbano avere dati macroeconomici simili. Tassi d'interesse, rapporto deficit/Pil, inflazione, indebitamento ovvero i famosi parametri d'accesso per entrare nella moneta unica, che gli stati aderenti hanno ottenuto dopo un periodo di convergenza percorso grazie allo S.M.E., il sistema per cui i cambi tra le monete europee da variabili sono diventati semivariabili e poi sono confluiti nell'Euro.
Nel periodo di convergenza tutti i paesi si non impegnati a portare i parametri sotto soglie limite. L'Italia sarebbe rimasta fuori a causa del Rapporto Debito/ Pil ( 120% al momento dell'ingresso 60% il parametro), tuttavia siccome rispettava formalmente gli altri parametri, per ragioni politiche fu fatta entrare. In effetti il parametro debito /Pil ai fini della moneta rimane piuttosto vago in quanto, e questa è già una evidente anomalia tra l'euro e le monete normali, il debito seppur nominato in euro resta in capo ai singoli stati e non alla nuova entità europea. Ma avrebbe avuto un senso per Francia e Germania lasciare fuori l'Italia? Ovviamente no, e vediamo perchè.
I mercati tedesco e francese rimangono i principali mercati di sbocco dell'export Italiano con una quota di oltre il 60%. Evidentemente inglobando l'Italia i tedeschi e i francesi facevano fuori un loro pericolosissimo concorrente che con le svalutazioni competitive della lira aveva seriamente messo in difficoltà, soprattutto la Francia, negli anni precedenti. L'Italia era una sorta di Cina per di più ai confini. Inoltre in virtù della maggiore dimensione delle imprese tedesche e francesi l'espansione nel ricco mercato di consumo del Nord Italia costituiva senz'altro una occasione importante.

5) Il dollaro.
Che cosa è in effetti la moneta? La moneta è il valore che esprime il sistema economico che rappresenta, anzi direi economico politico, incluso il suo prestigio e la sua potenza militare.
Il dollaro è la moneta mondiale di riferimento il bene rifugio che tutti comprano non solo perchè l'economia USA è la migliore la più competitiva e la più sviluppata del mondo, ma perchè gli Usa sono l'unica superpotenza militare rimasta e possono intervenire in qualunque parte del globo per difendere i loro interessi ergo la loro moneta e questo basta e avanza per assicurare gli investitori internazionali quando devono mettere i soldi al sicuro di comprare dollari. Quindi il dollaro vale come bene rifugio in funzione delle portaerei che sono dislocate sui mari del pianeta simbolo della potenza americana e garanzia di rapido intervento nei teatri di crisi. Ecco il perchè del dollaro come bene rifugio.
Ci sarebbe da ricordarselo quando parliamo di costruire l'Europa…

6) La ricchezza delle nazioni.
premessa doverosa: come si crea ricchezza in un Paese?
Il Pil che esprime la produzione di ricchezza nazionale è composto dalle seguenti componenti: I ( gli investimenti delle imprese) + Y I consumi delle famiglie + EXP ( le esportazioni - IMP ( importazioni). I consumi della Pubblica amministrazione sono se vogliamo una partita di giro e per semplicità li eliminiamo dalla nostra sintesi. Quindi sapere dove si crea e si distrugge ricchezza è semplice.
E' evidente che per incrementare la ricchezza di un paese o si producono e si consumano più merci, tipicamente in un paese in via di sviluppo dove la ricchezza delle famiglie è bassa c'è una grande esigenza di nuove merci, auto, elettrodomestici, alimentari etc etc, oppure si esporta di più, quindi importando ricchezza dall'esterno, ( Il turismo in questo ragionamento è un particolare tipo di esportazione…), oppure, soprattutto se siamo in paese già sviluppato dove quindi l'aumento della ricchezza attraverso la produzione di beni di consumo è giocoforza limitata, si sviluppano i servizi alle imprese e alle persone e in generale l'immateriale o come dicono gli americani gli 'intangibles'.
In un Paese sviluppato difficilmente potrà incrementare la ricchezza con il primo metodo, ovvero con la produzione di beni di consumo. Primo perchè essendo appunto sviluppato presuppone che quei beni siano ampiamente a disposizione delle famiglie e delle imprese tanto che i tassi di crescita sono da sostituzione e non si incremento significativo. Difficilmente potrà essere un paese esportatore di quei beni di consumo, che anzi molto probabilmente importerà dai paesi in via di sviluppo dove i costi sono molto minori e la produzione di quei beni è più conveniente, in assenza di dazi doganali che coprano questo gap facendo tornare competitive le imprese locali. Più in generale, difficilmente potrà incrementare la propria ricchezza attraverso le esportazioni se non in due casi: se il paese è dotato di grandi risorse naturali, petrolio, carbone, gas naturale, rame, etc etc, oppure è produttore di beni strumentali, cioè macchine per fare i beni di consumo, non soggette quindi ai tipici regime di convenienza ma soprattutto di qualità ed efficienza per cui la componente prezzo ha un ruolo minoritario. Quindi non rimane che la terza via ossia incrementare i servizi e i beni immateriali.
Nella equazione c'è anche un meno alla voce importazioni: Così come le esportazioni 'importano' ricchezza le importazioni la 'esportano' cioè la diminuiscono. Quindi occorre tenere d'occhio complessivamente il saldo tra export e import e la sua composizione merceologica e geografica.
Questa precisazione ci tornerà utile quando tireremo le fila su come e dove indirizzare la politica economica italiana.

7) Dalla lira all'euro.
Torniamo a occuparci di euro. L'euro non ha voluto dire solo cambiare moneta. Vuol dire cambiare il nostro sistema industriale. Proprio perchè la moneta sintetizza il sistema economico sottostante passare da una moneta debole ad una moneta forte significa incidere profondamente sul sistema economico provocando con una semplice operazione finanziaria profondi terremoti economico-industriali. Vediamo perchè.
Una economia debole, come ho spiegato sopra, quindi con moneta debole tenderà ad essere produttrice di beni di consumo: quindi tessile abbigliamento, arredamento, in parte componentistica ed ad esportare quel tipo di beni. Infatti l'Italia attraversa una crisi spaventosa dal punto di vista industriale proprio perchè questo cambio di moneta ha spiazzato dal punto di vista economico le centinaia di migliaia di imprese che producevano beni di consumo. Non illudiamoci: rimarranno soltanto qualche marchio del lusso e poco altro.
Non basterà il design e la capacità di innovare a trattenere in Italia una larga fetta di produzione che è destinata a scomparire. L'Italia è passata da una economia a moneta debole in cui le imprese puntavano essenzialmente sull'ottimo rapporto qualità/prezzo dei manufatti italiani a un sistema ad moneta forte in cui non solo il vantaggio precedente salta ma si sono ritrovati importatori netti di quelle merci nel giro di due anni con delle conseguenza finanziarie tragiche.
In un sistema a moneta forte non si guarda al prezzo ma contano i costi.
Quindi i costi dell'energia, della manodopera, l'efficienza della pubblica amministrazione, il sistema infrastrutturale del paese etc etc . Francia e Germania non hanno avuto i nostri problemi a passare all'euro, primo perchè una moneta forte ed un sistema industriale abituato a convivere con una moneta forte già ce l'avevano. In Francia ci sono 53 grandi gruppi industriali, in Germania 55, in Olanda 14. In Italia..7. La dimensione delle imprese è caratteristica fondamentale di un sistema industriale a moneta forte.
Solo le grandi imprese hanno le necessarie capacità organizzative e finanziarie per affrontare i mercati internazionali e fare ricerca e innovazione. La dimensione delle imprese è un fattore di competitività decisivo.
Il nostro sistema economico, basato sulla piccola e media impresa, non è più sufficiente e va adattato alle nuova situazione. Ma ecco perchè siamo così in crisi e si parla di declino: in realtà il nostro sistema economico sta cambiando. Sta subendo una mutazione genetica.. Il cambiamento non è stato naturale ma è stato indotto.
Il problema è il seguente: il nostro modello, almeno degli ultimi 25 anni, di sviluppo non è più utilizzabile, dobbiamo inventarcene un altro e alla svelta finchè abbiamo ancora risorse e mezzi per poterlo fare.

8) Effetto euro nel lungo periodo.
Nessuno discute che da un punto di vista di finanza pubblica l'obiettivo euro è stato il volano per cercare di dare ai conti pubblici una parvenza di sostenibilità. Cioè senza l'obiettivo Euro non si sarebbero attuate, o se attuate in maniera molto più contenuta, le draconiane politiche economiche dell'Italia da Ciampi a Amato fino al governo Prodi. Questo ci ha permesso di pagare tassi di interesse molto bassi sul nostro abnorme debito pubblico, e questo risparmio sarebbe il 'dividendo' - l'unico tangibile, aggiungo io- dell'ingresso nella moneta unica. A questa indubbia verità vorrei precisare che sono comunque politiche fiscali ed economiche credibili e sostenibili nel medio lungo periodo che fanno pagare bassi tassi di interesse, in quanto il tuo rischio di bancarotta è giudicato basso. Quindi se attuate anche senza l'euro ma da una classe dirigente sana producono gli stessi effetti in tutto il mondo.
Questo per dire che se avessimo avuto una classe dirigente come avevamo negli anni cinquanta avevamo lo stesso un moneta stabile e bassi tassi di interesse.
Mi permetto di aggiungere una valutazione: l'euro ha avuto nel breve periodo sicuramente un effetto positivo, in termini di contenimento della spesa pubblica, dovuto alla 'voglia' di raggiungere l'obiettivo della moneta comune. Lo stesso euro avrà nel lungo un effetto lassativo produrrà deficit e spesa pubblica. Una volta raggiunto infatti oltre a venir meno lo stimolo di tenere sotto controllo i conti pubblici esso funge da paracadute per eventuali fughe.
Infatti un Paese una volta entrato come puo essere buttato fuori. Tant'è che non c'è nessun meccanismo di uscita dall'euro! Un altro paradosso di questa bestia economica che ci siamo messi in tasca.
Occorrerebbe una politica fiscale ed economica comune.

9) Un nuovo modello di sviluppo economico per l'Italia.
In realtà alla luce di quanto detto fino ad ora i temi e le questioni da affrontare mi paiano evidenti ed inevitabili se non vogliamo che il paese passi dalla crisi economica ad una crisi finanziaria.
Io intravedo due possibili scenari:
a) Il primo scenario diciamo ottimista.
L'Italia riesce a imboccare una strada riformista facendo queste semplici ma politicamente impegnative operazioni: contenere decisamente la spesa pubblica corrente, tutt'ora dispersa in un torrente di munificenza senza capo nè coda e al quale lo sviluppo di un tipo di localismo spacciato per federalismo ha contribuito a far esplodere moltiplicando enormemente i centri di costo senza un reale ritorno in termini di servizi per i cittadini, se non coloro baciati da tale spreco.
- Ridisegnare il sistema impositivo fiscale diminuendo decisamente le imposte ( solo una diminuzione del prelievo costringe il pubblico a cercare di contenere i costi).
- Liberalizzare decisamente professioni, servizi nazionali e locali, assicurazioni e banche eliminando sacche di monopolio e interessi privati spacciati per difesa dell'interesse nazionale.
- Intervenire sulla nostra bilancia energetica tornando ad investire decisamente sul nucleare ( ricordate l'import distrugge ricchezza) e sullo sviluppo di fonti rinnovabili comunque insufficienti. (P.s.Cosa che per altro è stata già fatta facendo rientrare L'Enel nel progetto di nucleare di 3° Generazione EPR che costruirà il primo prototipo in Francia entro il 2010 ). - Ammodernare la nostra rete infrastrutturale: abbiamo dei costi logistici insostenibili.
Sono cinque punti tutto sommato semplici da capire anche se le resistenze trasversali hanno impedito fino adesso una loro concreta attuazione.
Se li facciamo alla svelta e tutti insieme abbiamo qualche speranza di mettere il nostro sistema economico industriale, cioè quello che ci crea la ricchezza necessaria per prosperare, in condizioni di competere in Italia nei mercati globali. In caso contrario… in caso contrario il declino continuerà fino a trasformarsi in una crisi finanziaria.
b) Infatti, il secondo scenario da approfondire, parte dalla constatazione che per vari motivi, essenzialmente legata alle lobby politiche che impediscono in Parlamento di frantumare rendite di posizione radicate, il nostro Paese non riesca a fare le riforme necessarie, che ripeto sono solo il presupposto e non causa di superamento della crisi economica che grava sull'Italia ma comunque conditio sine qua non.
Bene l'alternativa che io vedo è che in alcuni ambienti politici e finanziari, prima di continuare un lento e inesorabile declino, si faccia largo di una ipotesi che chiameremo per semplicità 'Argentina'.
Si tenta cioè di rianimare un fuoco destinato altrimenti a spengersi movendosi d'anticipo e cercando di provocare una crisi nel tentativo poi di governarla anzichè subirla passivamente. Ovvero per la nostra classe politica sarebbe forse molto più facile, invece che affrontare di petto il proprio elettorato con riforme coraggiose anche se nel momento impopolari, studiare l'ipotesi di congelare il debito pubblico.
Cio permetterebbe di risparmiare circa cinque punti di PIL solo di interessi passivi e, siccome attualmente il debito pubblico è per il 70% in mano a istituzioni finanziarie internazionali e per il 30% in mano a quelle italiane, non sarebbe così difficile accordarsi per una dilazionamento del debito con le istituzioni italiane e proporre un deciso cut sullo stile argentino a quelle internazionali.
Il debito non è più in mano alle famiglie italiane come fino agli anni ottanta ma, grazie all'apertura voluta dall'allora banchiere centrale Ciampi, è il larga parte in mano agli investitori internazionali. Questo comporta da una parte il vincolo che le nostre politiche economiche sono influenzate dagli umori e dalle volontà di tali investitori, dall'altra un eventuale default non coinvolgerebbe direttamente le famiglie e i risparmiatori italiani.
L'ipotesi sarebbe allo studio anche avvalorata dal fatto che l'Italia rimarrebbe comunque nell'euro ( l'effeto lassativo che dicevo prima…), che fungerebbe da ammortizzatore o paracadute, e quindi non dovrebbe sopportare una svalutazione importante della moneta così forte, come in Argentina, da importare una inflazione esagerata.
Dall'altra l'inevitabile svalutazione dell'euro indebolito dal default di uno stato membro aiuterebbe la nostra industria a riprendere fiato dalla crisi. Insomma una sorta di lirizzazione dell'euro che, sembra, non sarebbe vista poi così male neanche in ambienti industriali francesi e tedeschi. Certo i tassi di interesse salirebbero e metterebbero in difficoltà un settore immobiliare già di per se al limite della bolla speculativa, ma forse il prezzo da pagare non sarebbe così elevato, e comunque l'85% delle famiglie italiane possiede già una casa di proprietà.
Una soluzione che sarebbe inoltre finanziariamente possibile fino a quando ci sarà un avanzo primario, ovvero che il saldo tra le entrate e le uscite dello stato al netto degli interessi passivi al servizio del debito pubblico sia positivo.

Goffredo </p>