CPE, demagogia francese?
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<p>“La legge contestata si chiama CPE, 'contract de premiere embauche', contratto di primo impiego, si applica ai giovani fino a 26 anni ed è un pilastro della riforma del lavoro voluta dal premier francese. Riforma con l’obiettivo dichiarato di ridurre la disoccupazione giovanile, che tocca quota 23% trai giovani al di sotto di 26 anni e 40% tra i giovani privi di qualifica.
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Queste misure sono così disastrose per i giovani e i lavoratori da comportare scioperi generali e mobilitazioni di massa? Secondo noi no.
I dati di altri paesi, ad esempio Gran Bretagna e Stati Uniti, ci dicono che una legislazione sul lavoro meno severa si traduce in numero di assunzioni maggiori. Cio perchè un’azienda assume con meno remore se non deve 'sposare' un dipendente per sempre…”
<p><p>In questi ultimi giorni abbiamo assistito a grandi proteste in Francia, a Parigi soprattutto, per la nuova normativa introdotta dal governo di De Villepin in materia di contratti di lavoro.
La legge contestata si chiama CPE, 'contract de premiere embauche', contratto di primo impiego, si applica ai giovani fino a 26 anni ed è un pilastro della riforma del lavoro voluta dal premier francese. Riforma con l’obiettivo dichiarato di ridurre la disoccupazione giovanile, che tocca quota 23% trai giovani al di sotto di 26 anni e 40% tra i giovani privi di qualifica.
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Tutti, specialmente in Italia, hanno subito gridato al pericolo 'precarizzazione', salutando le manifestazioni francesi come un nuovo 'maggio francese'.
Il problema è che il CPE prevede un contratto di lavoro A TEMPO INDETERMINATO, quindi NON contratti A TEMPO DETERMINATO.
Il lavoratore non viene cioè assunto per tre, sei o nove mesi, ma senza l’indicazione del periodo di scadenza contrattuale.
Il punto contestato riguarda la creazione del 'periodo di consolidamento dell’ impiego', non superiore ai due anni, durante i quali il datore di lavoro puo licenziare l’assunto senza dover addurre la 'giusta causa'.
Potremmo paragonare questa riforma al tentativo del governo Berlusconi di eliminare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, anche se in quel caso la motivazione 'giusta causa' non sarebbe stata abolita. Si voleva introdurre per la aziende con più di 15 dipendenti ( alle quali si applica lo Statuto ) la stessa misura prevista per quelle con meno di 15 lavoratori, ovvero sostituire la tutela della reintegrazione nell’ azienda su ordine di un giudice con il risarcimento tramite una somma di denaro fissata dal giudice stesso ( abolendo l’ obbligo di reintegrazione ).
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Sia chiaro, lo stesso CPE prevede delle tutele particolari. Per i lavoratori al primo impiego nasce la formula LocaPass per l’accesso al credito: i giovani assunti con questo contratto saranno quindi agevolati per il pagamento della cauzione richiesta alla stipula di un contratto di affitto. Il datore di lavoro non potrà assumere con tale tipologia contrattuale lo stesso lavoratore prima che siano trascorsi almeno 3 mesi dalla data di interruzione di un eventuale rapporto precedente; non solo: infatti se il datore di lavoro decide il licenziamento durante il periodo del 'consolidamento' ma dopo almeno 4 mesi dall’ assunzione, il lavoratore avrà un’ indennità pari all’ 8% dell’ ammontare della retribuzione percepita durante tutto il periodo di lavoro. A questa si aggiungerà un’ ulteriore 2% calcolato sulla stessa base e versato dal datore di lavoro.
Quindi il giovane, in caso di licenziamento nei primi due anni del CPE, chiamati di 'consolidamento', si vedrebbe tutelato da un risarcimento in denaro.
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Queste misure, quella di oggi in Francia e quella di ieri in Italia, sono così disastrose per i giovani e i lavoratori da comportare scioperi generali e mobilitazioni di massa? Secondo noi no.
Precedentemente abbiamo riportato i dati sulla disoccupazione giovanile francese: per gli under 26 il tasso è del 26% ed arriva al 40% per chi non è in possesso di qualifica.
Cosa ci dicono questi numeri? Ci dicono che il disastro per i giovani non è il lavoro 'precario' ma la disoccupazione; i giovani trovano difficoltà enormi ad entrare nel mondo del lavoro altro che licenziamenti ingiusti.
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I dati di altri paesi, ad esempio Gran Bretagna e Stati Uniti, ci dicono che una legislazione sul lavoro meno severa si traduce in numero di assunzioni maggiori. Cio perchè un’azienda assume con meno remore se non deve 'sposare' un dipendente per sempre. Sembra strano ma una più ampia libertà dell’azienda sulla rescissione del contratto di lavoro del dipendente si trasforma in minor disoccupazione, in meno paura di assumere.
In questi paesi il lavoratore trova le tutele nel mercato, ovvero il periodo necessario per trovare un impiego è notevolmente inferiore alla media, ad esempio, dei paesi dell’ Europa continentale.
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Altro fattore fondamentale è la competizione che le imprese occidentali devono reggere di fronte alla concorrenza dei paesi emergenti. In un mondo sempre più globalizzato, dove le merci si spostano velocemente e dove piano piano avverrà cio che avviene in un’ economia nazionale, ovvero una divisione mondiale del lavoro, la possibilità delle aziende di muoversi liberamente sul piano della forza lavoro è fondamentale per mantenere una competitività che si ripercuterà negativamente o positivamente su tutti i lavoratori e le imprese, sul tessuto produttivo nazionale.
E per realizzare questo la flessibilità del mercato del lavoro è necessaria.
E, osservando i paesi con questa tradizione, non sempre negativa.
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J.Landi
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