A volte ritornano: il nuovo blocco sovietico di Putin
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“La Rivoluzione arancione che aveva succeduto la tornata elettorale dello scorso anno in Ucraina è già arrivata al capolinea?
Dopo quella imponente manifestazione di dissenso, guidata da Viktor Jushenko e dalla pasionaria Julia Timoshenko, verso un regime filo russo autoritario, che riuscì a far ripetere elezioni ritenute irregolari, le nuove consultazioni hanno premiato il candidato filo-Mosca, Yanukovich.
Nel mezzo a questo scenario una battaglia decisiva per il Gas e un disegno preciso che non comprende più la sola Ucraina ma l’intera area delle repubbliche ex-sovietiche, dove ormai da tempo, non si tengono più elezioni regolari.
Come in Bielorussia dove Lukashenko è da più di dieci anni al potere ed responsabile del regime poliziesco e liberticida che regna sul paese. Paese in cui il servizio segreto si chiama ancora KGB…” <p>La Rivoluzione arancione che aveva succeduto la tornata elettorale dello scorso anno in Ucraina è già arrivata al capolinea?
Dopo quella imponente manifestazione di dissenso, guidata da Viktor Jushenko e dalla pasionaria Julia Timoshenko, verso un regime filo russo autoritario, che riuscì a far ripetere elezioni ritenute irregolari, le nuove consultazioni legislative degli scorsi giorni hanno premiato il candidato filo-Mosca, Yanukovich. Il Presidente in carica, Jushenko, è il vero scofitto delle elezioni, con il suo partito
'Nostra Ucraina' che raccoglie circa il 13% dei consensi.
Su questo risultato ha influito in modo rilevante la crisi del 'blocco arancione' al governo del paese, con scontri intestini che hanno portato alla cacciata della Timoshenko, nominata premier da Jushenko, accusata di corruzione, molto probabilmente solo per dissidi politici con il Presidente.
Proprio il partito dell’ ex premier, 'Cuore rosso', ha riportato un’ importante affermazione con il 22,7% dei consensi.
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Sull’esito elettorale ha sicuramente pesato la guerra del gas che nei mesi scorsi ha visto una dura contrapposizione tra il governo di Kiev e Mosca, che denuncio l’Ucraina di trattenere quantità di gas in realtà destinate, tramite la rete ucraina, agli altri paesi europei.
Ma, come abbiamo detto, il vincente è sicuramente Viktor Yanukovich che porta il suo 'Partito delle regioni' al primo posto della competizione con il 33,3 % dei consensi.
Gli altri partiti che hanno superato la soglia di sbarramento per accedere alla Rada, il parlamento bicamerale ucraino, sono i socialisti con un 5,4 %, i comunisti con un 3,5 %.
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Vedremo come si svilupperà la situazione, sicuramente il Presidente Jushenko dovrà prendere atto della nuova composizione del parlamento per la creazione del governo.
Dovrà, in sostanza, cercare di ricucire con Julia Timoshenko per non far prevalere il 'nemico' Yanukovich. Lei, Julia, vista per giorni e notti nella piazza 'Indipendenza' durante la mobilitazione contro un regime accusato di brogli elettorali ed artefice della riscossa democratica ucraina è rimasta nella mente degli osservatori grazie al suo aspetto, alla sua bellezza ci permettiamo di dire, a quella pettinatura tipica delle contadine ucraine con la treccia che gira armoniosamente sulla parte posteriore della testa. Già in passato accusata di corruzione per il ruolo ricoperto nel 'Sistema energetico unico ucraino', la Timoshenko sembra essere ancora il soggetto determinante del sistema politico di Kiev.
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Riusciranno i vecchi amici Timoshenko-Yushenko ad appianare le divergenze per non regalare ancora una volta il paese ai filo russi (filo russi sia politicamente, sia come il metodo che hanno utilizzato nella competizione politica e nei confronti della libertà dei cittadini e dell’ opposizione) di Yanukovich?
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La notizia va associata a quella sulle recenti elezioni in Bielorussa, l’ultima dittatura d’Europa. Dittatura guidata dallo 'Zar' Lukashenko, da più di dieci anni al potere e responsabile del regime poliziesco e liberticida che regna sul paese. Paese in cui il servizio segreto si chiama ancora KGB e il cui capo aveva 'avvisato' i cittadini per il dopo elezioni: chiunque avesse protestato nelle piazze contro l’esito elettorale sarebbe stato trattato come un terrorista!
Le elezioni, giudicate irregolari dagli osservatori dell’Ocse, dagli Stati Uniti e dall’ Europa, hanno visto la ricoferma del Presidente Lukashenko con l’ 83% dei consensi. Essendo la Bielorussa l’ultima (?) alleata della Russia tra gli stati ex-Urss dell’est Europa, Mosca ha subito salutato favorevolmente il risultato dichirandone la regolarità.
Nonostante l’avviso del KGB, la Piazza d’ Ottobre di Minsk ha visto diverse manifestazioni di contestazione, guidate dal leader dell’opposizione Milinkevich che ha dovuto sopportare l’arresto del figlio e di suoi stretti collaboratori, oltre naturalmente a molti menifestanti.
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Le manifestazioni non sembrano avere la forza dimostrata a suo tempo in Ucraina o a quelle che in Georgia portarono alla cacciata di Shevarnadze.
Vista la situazione Unione Europea e Usa hanno minacciato di applicare sanzioni economiche e commerciali alla Bielorussa. Non sempre questa è la scelta migliore, come dimostrato dalle sanzioni Onu all’ Iraq sfociate nel disastroso programma 'Oil for food'.
Sicuramente gli stati che contano sul piano internazionale (Usa) e l’Unione Europea, che ha dimostrato di avere un importante influenza sui paesi posti ai suoi confini, devono cercare di liberare questo paese dalla tirannia di Lukashenko. Russia permettendo.
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J. Landi </p>
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