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CONVERSIONE O MARKETING? IL CASO ALLAM

Costantinopoli, 5 aprile 2008, 15° c

Carissimi,

non entro nel dettaglio della scelta di Allam che è e deve rimanere personale. Non entro nemmeno nel merito della sostanza del gesto.
Non posso invece, ahimè, non criticare la forma che a mio parere assomiglia così tanto a una grande operazione di marketing.
Nel leggere i modi della conversione di Allam non ho potuto non pensare che sarebbe stata molto più adeguata e anche consona al vero spirito cristiano (anche se meno mediatica e fashion) una conversione in un monastero sperduto, magari dopo un periodo di ritiro speso nella vera meditazione e nel lavoro dormendo in una cella all'agghiaccio con i frati, piuttosto che andare a ripetizione da qualche prelato della curia vaticana.

Lorenzo Coco


Thule, 5 aprile 2008, 0° c

Caro Lorenzo,

vorrei che tu mi dicessi dove nasce l'idea che il modo vero di vivere una conversione - e da questa poi tutta una spiritualità o religiosità, come vuoi - sia l'eremitaggio, o che l'orat e labora benedettino sia solamente appannaggio dei monasteri. Vorrei sinceramente capire da dove nasce.
La curia vaticana ha tanta dignità teologale e mistica quanta ne hanno gli eremi o le badie. Capisco la tua obiezione, e difatti come ho scritto, ritengo che non sarà certo un musulmano ad abbracciare la conversione privatista, che è un po' quella che dipingi te. Lo puo fare un cristiano o un occidentale che torna alla sua fede, e difatto questo a volte accade.
Oltretutto Magdi non ha preso i voti, pertanto resterà laico e da cio deduco che continuerà a stare nel pieno del mondo... perchè allora avvicinarsi alla fede cristiana con un percorso di fuga intimista, lontano dalla vita quotidiana? Anzi, ha dimostrato che una scelta di quel peso deve e puo avvenire attraverso il lavoro o la vita di ogni giorno, anche se frenetica o mediatica. Guarda, ora che mi ci fai pensare, in questo modo ha dato un esempio ancora più significativo e dovrebbe far pensare.
Non mi aspettavo inoltre che per te l'alternativa alla Veglia in San Pietro fosse l monastero. Su questo ti posso dare ragione, ci sono tantissime alternative valide, e il risultato di quella scelta è stato molto mediatico. Ma allo stesso tempo forte e allora mi chiedo, il problema è che sia stato un gesto forte?
Ma noi non abbiamo forse bisogno proprio di questo? Personalmente credo di sì, e quello di Allam non era un gesto di scontro, ma di piena affermazione di un credo. Volerci vedere lo scontro è poco pacifico. Oltretutto, se anche la forma è opinabile, è comunque piuttosto corretta, ti faccio il parallelo con il sacramento del matrimonio: una storia d'amore, a discrezione dei due amanti, si puo vivere in vari modi, anche in maniera quasi segreta, intima ma al momento che viene presa la decisione di farne un sacramento, capisco bene che si faccia in grande, che si inviti quante più persone... cio non toglie intimità alla storia.
Allora torno a pensare che il problema sia che è stato il Papa a battezzare Magdi Allam.
Parli di conversione da marketing e fashion, ti rispondo che a noi purtroppo è dato di vedere tutto in quella chiave perchè è quasi pane quotidiano, per altri sarebbe stata fashion la conversione in monastero. Sarebbe un peccato che la Chiesa rinunciasse al suo stile per paura che si confonda con una cosa "fashion". Ero in Basilica e le persone pregavano! infine, Lorenzo, vorrei che non passasse l'idea che per convertirci dobbiamo sostenere le prove dei monaci come appunto dormire all'agghiaccio. La conversione non è una punizione! E non finisce nemmeno con un corso di formazione e con un sacramento, va avanti tutta la vita e la vita della maggior parte delle persone si svolge tra la famiglia, l'ufficio, gli amici. Ossia nel mondo.

Un caro abbraccio

Saba Giulia Zecchi

 

Firenze, 5 aprile 2008, 18°c

Cara Saba,

leggendo il tuo articolo trapela tutta la tua ammirazione per il gesto di Magdi Allam. In effetti, per un musulmano, la cui fede è molto più profondamente radicata nel quotidiano di quanto non lo sia per il "cristiano medio" (almeno italiano), la conversione non è un gesto nè privo di conseguenze e per questo neanche poi tanto facile da compiere. Magdi ha "osato" come dici tu. Indubbiamente una grande affermazione di libertà, che in quanto tale, va apprezzata. Mi trovo pero, in parziale accordo con Lorenzo: la conversione è fondamentalmente un fatto intimo e privato, come la fede di per sè, come il rapporto con Dio. Quindi, la spettacolarizzazione di un gesto simile un po infastidisce. Ci sarebbero stati molti altri modi per convertirsi, anche se, in effetti, Allam è un uomo "esposto" da un punto di vista mediatico.
Tra i molti altri modi, comunque, io non annovero affatto l'eremitaggio o il dormire all'agghiaccio. Anzi, sono d'accordo quando dici che "la conversione non è una punizione". Tutt'altro: il momento della conversione credo sia un momento di grande gioia per chi la vive, e credo che sia giusto volerla condividere... magari non Urbis et orbis! Proprio come il matrimonio: è bello fare le cose in grande e dare voce al sentimento che i due innamorati provano, ma non per questo si deve creare un fatto mediatico; credo che gli amici e i parenti siano più che sufficienti per condividere la gioia e che non necessariamente serva il Pontefice a celebrare e la Basilica come location. Ma credo tuttavia che anche una chiesetta con un semplice parroco faccia il suo bell'effetto. Nel caso di Magdi, per quanto, e mi ripeto, apprezzi il gesto, credo che un po più d'intimità (intimità - non segretezza o sofferenza!) non avrebbe che giovato al significato del suo gesto. Fermo restando il fatto, che, come tu stessa hai detto, la fede poi si sviluppa, vive, e opera nel quotidiano, tra il lavoro, la famiglia e gli amici. Nel mondo, insomma.

Un abbraccio.

Beatrice Pelini